Italo Castellani

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Il 31 maggio 2003, Giovanni Paolo II nominò Italo Castellani, già vescovo di Faenza che quindi lasciò, arcivescovo coadiutore di Bruno Tommasi, trasferendolo a servizio della Chiesa di Lucca. Diventò arcivescovo titolare di Lucca il 21 gennaio del 2005. Di fatto quindi sono dieci anni che don Italo è in mezzo a noi. E la sera del prossimo 13 settembre sarà la decima Luminara cui prenderà parte. Al di là delle tradizioni, oltre la vita ecclesiale e quindi pastorale, la sua presenza ha segnato in qualche modo la città di Lucca e il territorio della diocesi. Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di inviarci le loro impressioni. Sono concorrenti... i giornalisti interpellati (che ringraziamo per la disponibilità!) dirigono cioè testate diverse, e spesso esprimono punti di vista molto diversi (oltre che professionalità molto diverse). Eppure sulle impressioni e le riflessioni dedicate senza peli sulla lingua a mons. Castellani, beh, lasciatecelo dire: non siete poi così distanti! Infine ringraziamo Baccelli e Tambellini per le dichiarazioni che ci hanno riservato in esclusiva, dove si possono leggere parole che non sono certo di semplice rito. Ma prima due interventi... ecclesiali.

Domenica 1 settembre nella cattedrale di S. Martino a Lucca, l’arcivescovo Italo Castellani ha dato l’inizio ufficiale all’anno pastorale 2013-2014 della sua diocesi. Alla presenza di una folta assemblea, composta dai rappresentanti laici e presbiteri di tutte le 11 Zone pastorali della diocesi, ha consegnato una breve lettera pastorale che orienterà i prossimi mesi della Chiesa lucchese. In questa lettera c’è un invito a tutte le comunità all’«azione», all’«uscire», alla «missionarietà».

Intervista all’arcivescovo di Lucca, Italo Castellani: «La situazione è preoccupante, gli ingressi nei Seminari avvengono col contagocce. C’è il vento di una cultura antivocazionale  che ha investito tutto l’Occidente e quindi anche la nostra Italia».