Pierbattista Pizzaballa

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«Condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata», una veglia di preghiera per la pace e una giornata di digiuno: così il Patriarcato Latino di Gerusalemmme risponde alla «ennesima esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la Terra Santa».

«Una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele» e un «Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati guidato da un vicario episcopale»: sono queste le due decisioni prese dall’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, e comunicate a tutti i parroci latini in Israele con una lettera datata 23 marzo, resa nota nella serata di ieri.

Sarà l'amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, a ricordare la figura di padre Alberto Gori, giovedì 22 febbraio ad Agliana, paese natale del francescano che tra il 1937 e il 1970 fu prima Custode e poi Patriarca latino di Gerusalemme.

«Vi invitiamo a non aver paura e a venire! Vi invitiamo a confermare i vostri pellegrinaggi proprio con lo spirito di chi desidera, attraverso il pellegrinaggio, fidarsi di Dio»: è l’appello congiunto rivolto ai pellegrini dall’amministratore apostolico del Patriarcato Latino, mons. Pierbattista Pizzaballa, e dal custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

È un quadro a tinte molto fosche quello delineato da mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, intervenuto ieri al Meeting di Rimini: il Medio Oriente è frammentato e la presenza cristiana è ridotta ai minimi termini. La speranza non può venire da pur necessarie soluzioni politiche o sociali.

Tante ombre e qualche luce: è la Terra Santa oggi nella descrizione di monsignor Pierbattista Pizzaballa. Una situazione destinata a restare grave se alle parole e alle dichiarazioni non si faranno seguire fatti concreti capaci di migliorare le condizioni dei suoi abitanti, non solo cristiani. Sul tappeto restano tante questioni aperte, tra queste, gli insediamenti, l'occupazione militare, lo stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi, il nodo Gerusalemme e, ora, lo sciopero dei detenuti palestinesi nelle carceri di Israele.