Chiese Orientali

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Pastori «poveri», non attaccati al denaro e al lusso, che non si accontentano di rimanere «a bassa quota» e sanno «rianimare» il loro popolo. Questo, in sintesi, l’identikit del vescovo tracciato dal Papa, ricevendo in udienza i membri del Sinodo greco-melkita.

Mercoledì 7 febbraio la diocesi di Grosseto accoglierà mons. Manuel Nin, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia, per l’incontro pubblico, promosso dall’Ufficio missionario-Migrantes e dall’Ufficio liturgico dal titolo: «Il soffio dell’Oriente siriaco, storia e spiritualità di un’antica Chiesa orientale» (parrocchia di San Francesco, piazza San Francesco, ore 21).

«Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico. Tanti auguri davvero!». Sono gli auguri formulati dal Papa, nel quinto discorso rivolto alla Curia Romana per le festività natalizie. Il tema, ha spiegato Francesco, è la Curia «ad extra»: «Il rapporto della Curia con le nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese orientali, con il dialogo ecumenico, con l’ebraismo, con l’Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno».

Davanti ai mille “perché?” della nostra vita, impariamo a bussare con coraggio al cuore di Dio nella preghiera, e il Padre ci darà il dono dello Spirito Santo, che è il “di più” per noi suoi figli. Papa Francesco lo ha sottolineato nell’omelia della messa celebrata nella basilica di Santa Maria Maggiore, in occasione del centenario della fondazione della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale.

Cento anni fa, infuriava la prima guerra mondiale: oggi, nella terza guerra mondiale «a pezzi», i cristiani delle Chiese orientali sperimentano ancora «persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante». Con questo parallelo il Papa ha cominciato l’omelia nella basilica di Santa Maria Maggiore, presieduta oggi in occasione del centenario della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale.

«I cristiani non si adagiano mai»: il mondo «esige la nostra responsabilità», e Gesù vuole che «non abbassiamo mai la guardia». Con queste parole il Papa, durante la catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata di fronte a 20mila fedeli, si è soffermato sulla speranza come «attesa vigilante», uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento.

«La via della Chiesa cattolica in India non può essere quella dell’isolamento e della separazione, ma piuttosto del rispetto e della collaborazione». Con queste parole il Papa, in una lettera inviata ai vescovi dell’India, spiega di aver autorizzato la Congregazione per le Chiese Orientali «a provvedere alla cura pastorale dei fedeli siro-malabaresi in tutta l’India, attraverso l’erezione di due Eparchie e l’estensione dei confini di due già esistenti».