Chiese Orientali

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Davanti ai mille “perché?” della nostra vita, impariamo a bussare con coraggio al cuore di Dio nella preghiera, e il Padre ci darà il dono dello Spirito Santo, che è il “di più” per noi suoi figli. Papa Francesco lo ha sottolineato nell’omelia della messa celebrata nella basilica di Santa Maria Maggiore, in occasione del centenario della fondazione della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale.

Cento anni fa, infuriava la prima guerra mondiale: oggi, nella terza guerra mondiale «a pezzi», i cristiani delle Chiese orientali sperimentano ancora «persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante». Con questo parallelo il Papa ha cominciato l’omelia nella basilica di Santa Maria Maggiore, presieduta oggi in occasione del centenario della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale.

«I cristiani non si adagiano mai»: il mondo «esige la nostra responsabilità», e Gesù vuole che «non abbassiamo mai la guardia». Con queste parole il Papa, durante la catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata di fronte a 20mila fedeli, si è soffermato sulla speranza come «attesa vigilante», uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento.

«La via della Chiesa cattolica in India non può essere quella dell’isolamento e della separazione, ma piuttosto del rispetto e della collaborazione». Con queste parole il Papa, in una lettera inviata ai vescovi dell’India, spiega di aver autorizzato la Congregazione per le Chiese Orientali «a provvedere alla cura pastorale dei fedeli siro-malabaresi in tutta l’India, attraverso l’erezione di due Eparchie e l’estensione dei confini di due già esistenti».

 «Ovunque voi siate non dimenticate la vostra identità caldea, abbracciate la lingua e l’eredità dei vostri padri nelle nuove società che offrono apertura, rinnovamento, vita e nuove opportunità di sostegno e cooperazione». È l’appello che i membri del Sinodo caldeo lanciano ai fedeli caldei sparsi nel mondo al termine della loro annuale convocazione che si è chiusa ieri a Roma.

«Sono felice di essere con voi, padri e capi delle Chiese orientali cattoliche, per condividere gioie e dolori dei fedeli affidati alle vostre cure pastorali». Queste le parole di saluto rivolte dal Papa ai patriarchi e agli arcivescovi maggiori, ricevuti oggi in udienza nell’ambito dell’assemblea plenaria della Congregazione per le Chiese orientali in corso dal 9 al 12 ottobre, nella ricorrenza del centenario dell’istituzione del dicastero.

«Molti di voi appartengono a Chiese che assistono quotidianamente all’imperversare della violenza e ad atti terribili, perpetrati dall’estremismo fondamentalista». Lo ha detto Papa Francesco, rivolgendosi ai membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, ricevuti oggi in udienza.

“Come nella Chiesa primitiva il sangue dei martiri fu seme di nuovi cristiani, così oggi il sangue di tanti martiri sia seme di unità fra i credenti”. Con queste parole, Papa Francesco ha accolto in Vaticano i membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali. Nel corso dell’udienza, il Pontefice ha ricordato l’estremismo fondamentalista, sottolineando la propria vicinanza alle Chiese che sono nel dolore – in modo particolare ai vescovi, sacerdoti, consacrati e “ai fedeli, vittime di rapimenti crudeli” – e ribadendo che la missione dei cristiani è offrire una testimonianza di unione in “un mondo ferito e lacerato”...