Natale

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Nella Messa di Mezzanotte a Betlemme, mons. Pierbattista Pizzaballa ha esortato i fedeli a passare dalla «ideologia del nemico alla logica della fraternità». Il ricordo degli attentati in Giordania e Egitto, delle guerre in Siria e in Iraq, del conflitto israelo-palestinese.

È partito dalla celebre area di Turandot, l’arcivescovo di Lucca, mons. Italo Castellani, nella sua omelia nella Messa del giorno di Natale, ieri in cattedrale a Lucca, per invitare tutti a «svegliarsi» in particolare di fronte alle violenze verso i minori e le donne e alla mancanza di lavoro dignitoso, soprattutto per i giovani.

La gioia e la speranza del Natale possano “raggiungere tutti i popoli, specialmente quelli feriti dalla guerra e da aspri conflitti”. E’ l’auspicio che Papa Francesco ha formulato dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, durante il tradizionale messaggio di Natale Urbi et Orbi. Come in un abbraccio, il pensiero del Pontefice ha cinto gli uomini e le donne della martoriata Siria, dove è tempo che “le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale”. 

Essere cristiani non consiste solo nell’accettare la dottrina teologica e morale del Maestro di Nazareth, per quanto sublime, ma chiede di fissare lo sguardo su di lui, assimilare il suo stile di vita, entrare in sintonia con lui,  avere in noi i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue passioni… la sua umanità.

Dalla mangiatoia di Betlemme giunge un duplice messaggio: «l’invito anzitutto a uscire fuori da ogni disperazione, a ritrovare coraggio e fiducia… perché Dio lo abita con la sua presenza. Ma per accogliere questo dono di misericordia occorre condividere il modo con cui Dio si incarna tra noi, la strada cioè dell’umiltà, della condivisione, del dono di sé».  Lo ha detto il card. Giuseppe Betori nell’omelia della Messa della notte di Natale, celebrata nella cattedrale di Firenze.