Paolo VI

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Sono passati ormai cinquant’anni dalla pubblicazione della enciclica Populorum progressio. Quel documento con cui in un certo senso papa Paolo VI coronava il Concilio da poco concluso era una straordinaria presa di coscienza dei problemi del nostro tempo e delle sue dimensioni mondiali almeno vent’anni prima che qualcuno parlasse di globalizzazione.

Papa Francesco torna a volgere il suo sguardo di amore su Firenze e i fiorentini. E questa volta lo fa con un telegramma inviato al Cardinale Arcivescovo, Giuseppe Betori, per ringraziare la comunità del suo impegno nel ricordare la visita di Paolo VI, la notte di Natale del 1966, e il suo regalo alla città, nell’ambito delle cerimonie indette per il 50° dell’Alluvione. Nel telegramma, a firma del Cardinale Segretario di Stato del Pontefice, Pietro Parolin, si legge: «In occasione del 45° anniversario dell’inaugurazione della Casa per Anziani Paolo VI, dono del Beato Pontefice e segno di sollecitudine in un momento tanto doloroso a causa della devastante alluvione, Sua Santità Papa Francesco, rivolge il suo beneagurante pensiero, esprimendo compiacimento per la provvidenziale realizzazione che, nata dal cuore di Pastore buono del Beato Papa, ha continuato il suo fecondo servizio agli anziani, animata da sentimenti di sincera carità cristiana e da amore al prossimo».

Papa Francesco torna a rivolgersi a Firenze con un telegramma inviato ieri al cardinale arcivescovo Giuseppe Betori in occasione del 45° anniversario dell’inaugurazione della Casa per anziani Paolo VI, dono del beato Pontefice alla città di Firenze e segno di sollecitudine in un momento tanto doloroso a causa della devastante alluvione.

Dio «non ha paura delle novità», anzi «ama tanto» questa «novità»: per questo «continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate». Lo ha detto il Papa, che ha iniziato la sua omelia della Messa per la beatificazione di Paolo VI commentando «una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo», presa da Matteo: «Rendete, dunque, a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».