Papa Francesco

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«Siamo grati a Dio perché, in un certo senso, possiamo proclamare di essere stati liberati dalla schiavitù dell’estraneità e del sospetto reciproco». Lo ha detto il Papa, ricevendo in udienza, nella Sala del Concistoro, una delegazione del Consiglio metodista mondiale, in occasione del 50° anniversario dell’inizio del dialogo teologico metodista-cattolico.

Il Signore ci dia memoria della «gratuità» della salvezza e della vicinanza di Dio e della concretezza delle opere di misericordia che vuole da noi, siano esse «materiali o spirituali»: così diventeremo persone che aiutano ad «aprire la porta» a noi stessi e agli altri. È la preghiera del Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta.

Anteprima ieri sera nella Filmoteca Vaticana della conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova, che aprirà le prime otto puntate del programma «Padre Nostro», in onda dal 25 ottobre su tv2000, ogni mercoledì alle 21.

Mercoledì 11 ottobre Papa Francesco, all’udienza generale, ha osservato che il Vangelo raccomanda di essere come dei servi che non vanno mai a dormire, finché il loro padrone non è rientrato. Questo mondo esige la nostra responsabilità, e noi ce la assumiamo tutta e con amore.

Nella costruzione della pace, le religioni, con le loro risorse spirituali e morali, hanno un ruolo particolare e insostituibile. Esse non possono avere un atteggiamento neutro e, ancora meno, ambiguo riguardo alla pace. Chi commette violenza o la giustifica in nome della religione, offende gravemente Dio, che è pace e fonte della pace, e ha lasciato nell’essere umano un riflesso della sua sapienza, potenza e bellezza. Papa Francesco, ricevendo i delegati della “World Conference of Religions for Peace”, prima dell’udienza generale, ha ricordato che la pace è un dono divino e una conquista umana, che si fa artigianalmente, “con il cuore, con la mente e con le mani”.

La speranza nella risurrezione è una porta che si spalanca per chi crede ma per chi dubita è uno spiraglio di luce. Così Papa Francesco, nella catechesi dell’udienza generale in Piazza San Pietro incentrata sulla speranza cristiana e la realtà della morte, ha spiegato che è proprio la morte a mettere a nudo la vita, a farci scoprire che l’ira e l’odio sono vanità e che gli affetti restano perché è ciò che di buono abbiamo seminato. Ricordando le lacrime di Gesù davanti la tomba di Lazzaro e quelle di Giairo per la perdita della figlia, il Pontefice ha affermato che la morte “deturpa il disegno di amore di Dio e il Salvatore vuole guarircene”.

Nell'udienza generale di oggi, in piazza San Pietro, Papa Francesco si è incentrato sul tema della morte, commentando tra l'altro l'episodio della resurrezione della figlia di Giairo, invitando a «chiudere gli occhi e pensare a quel momento della nostra morte», «quando Gesù ci prenderà per mano e ci dirà: ‘Vieni, vieni con me, alzati!’».