Papa Francesco

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Il vero ecumenismo si basa sulla conversione comune a Gesù Cristo, come nostro Signore e Redentore, se ci avviciniamo a Lui, ci avviciniamo anche gli uni agli altri.
È la riflessione offerta da Papa Francesco incontrando i membri della delegazione ecumenica della Finlandia, venuti a Roma in pellegrinaggio in occasione della Festa di sant’Henrik. Il Pontefice ha ricordato la commemorazione congiunta della Riforma del 31 ottobre scorso a Lund, sottolineando che l’intento di Lutero era quello di rinnovare la Chiesa, non di dividerla.

La vita cristiana è una lotta, di tutti i giorni, contro l’impero di Satana, e Gesù è venuto per distruggere il suo impero del male. Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia della messa celebrata nella cappella di Casa Santa Marta, commentando il Vangelo di Marco, inserito nella liturgia del giorno. Il Padre attirava la folla a Gesù, che non rimaneva indifferente, ha spiegato il Papa, perché in essa, commosso, vedeva un gregge senza pastore. Alla gente piaceva ascoltare Gesù, perché non parlava come i dottori della legge, ma con un’autorità diversa, in grado di toccare il loro cuore.

«Il vero ecumenismo si basa sulla conversione comune a Gesù Cristo come nostro Signore e Redentore. Se ci avviciniamo insieme a Lui, ci avviciniamo anche gli uni agli altri. In questi giorni invochiamo più intensamente lo Spirito Santo perché susciti in noi questa conversione, che rende possibile la riconciliazione». Lo ha detto oggi Papa Francesco, ricevendo in udienza una Delegazione ecumenica della Chiesa luterana di Finlandia in occasione dell’annuale pellegrinaggio ecumenico a Roma, per celebrare la Festa di Sant’Enrico, patrono del Paese.

Mercoledì 11 gennaio Papa Francesco, all’udienza generale, ha svolto alcune considerazioni sul Salmo 115. Si tratta - ha detto il Papa - di un Salmo pieno di sapienza che dipinge in modo molto suggestivo la falsità degli idoli che il mondo offre alla nostra speranza e a cui gli uomini di ogni tempo sono tentati di affidarsi.

Preghiera e speranza sono strettamente connesse: la prima, infatti, porta avanti nella seconda, soprattutto nei momenti bui dell’esistenza. Nella catechesi dell’udienza generale, Papa Francesco ha proseguito a riflettere sul tema della speranza, mettendo a fuoco il caso di Giona, la cui vicenda parla della misericordia di Dio che perdona. Il profeta decide di scappare dalla sua missione e durante la fuga viene a contatto con dei pagani, i marinai della nave su cui si imbarca. Una violenta tempesta coglie il bastimento durante la traversata e il capitano chiede a Giona di pregare per la salvezza di tutti, nonostante l’imminente pericolo di morte.

Siate cristiani coraggiosi, con una vita di orizzonti e di speranza, capaci di sopportare i momenti bui. E non cristiani pigri, parcheggiati, fermi e quindi egoisti, che guardano solo se stessi. E’ stato questo il forte invito di Papa Francesco nell’omelia della messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta.
Commentando il brano della Lettera agli Ebrei inserito nella liturgia di oggi, il Papa ha sottolineato che “vita coraggiosa è quella del cristiano”, mentre i cristiani pigri “vivono nel frigo”, e hanno trovato nella Chiesa un bel parcheggio. Laici, preti e vescovi che vanno avanti con tutte le assicurazioni possibili. Sono già in pensione perché non hanno speranza.

«Questi nostri piccoli fratelli, specialmente se non accompagnati, sono esposti a tanti pericoli. E vi dico che sono tanti! È necessario adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti la protezione e la difesa, come anche la loro integrazione». Lo ha esclamato il Papa, durante l’Angelus di ieri, in cui si celebrava la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dedicata al tema «Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce».