Papa Francesco

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Lasciandoci prendere dall’egoismo, noi esseri umani abbiamo rovinato il creato che ci è stato affidato da Dio. Abbiamo corrotto la creazione, rendendola schiava, sottomessa alla nostra caducità. Ma anche in questo quadro desolante il Signore non ci lascia soli, ci offre una prospettiva nuova di salvezza universale. Lo ha ricordato Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale tenuta in Piazza San Pietro, sul tema “nella speranza ci riconosciamo tutti salvati”.

Destano particolare apprensione le dolorose notizie che giungono dal martoriato Sud Sudan, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. In questo momento è più che mai necessario l’impegno di tutti a non fermarsi solo a dichiarazioni, ma a rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che
possano giungere alle popolazioni sofferenti. Il Signore sostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli.

Mercoledì 15 febbraio Papa Francesco, all’udienza generale, proseguendo la riflessione sulla speranza cristiana, ha commentato un passo della Lettera di San Paolo ai Romani (5,1-5) nel quale l’Apostolo per ben due volte esorta a vantarci.

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare: questi i temi forti del discorso di Papa Francesco ai partecipanti al Forum internazionale: “Migrazione e pace”, che si svolge presso la Camera dei Deputati a Roma sul tema “Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione”. Il Pontefice ha ricordato che migrare è “anelito alla felicità” e che i flussi migratori di oggi, frutto di guerre, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze e povertà, costituiscono il più vasto movimento di tutti i tempi. Accogliere vuol dire vedere nell’altro un fratello da aiutare anche con l’apertura di corridoi umanitari sicuri e fornire spazi adeguati e decorosi.

Il Signore ci difenda dalla tentazione dell’ambizione, dal sentirci più grandi degli altri, e ci dia la grazia della “santa vergogna” di fronte alla tentazione di usare il Signore per arrampicarci, che coinvolge tutti, anche la comunità ecclesiale. E’ stata la preghiera con la quale Papa Francesco ha concluso l’omelia della Messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta. Commentando la pagina del Vangelo di Marco che racconta la discussione tra i discepoli su chi fosse il più grande tra loro, il Papa ha sottolineato che volevano seguire il Signore, ma si rendevano conto che il servizio a Cristo non era così facile.

Tredicesima visita per Papa Francesco in una parrocchia romana, stavolta nella zona di Ponte di Nona nella chiesa di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù, visitata 15 anni fa anche da Giovanni Paolo II, e situata nella zona periferica di Castelverde di Lunghezza dove non mancano povertà e disoccupazione. In un clima di vicinanza e affetto, il Pontefice ha incontrato i bambini nel salone parrocchiale ed ha ascoltato le loro domande. Ha spiegato che per diventare Papa non bisogna pagare, né essere furbi ma si è scelti dal Signore per rappresentare la Chiesa, è necessario però essere buoni cristiani, sentirsi padre. Ha confessato che da bambino voleva fare il macellaio e che ha vissuto momenti difficili..

Chi viene eletto Papa «forse non è il più intelligente, forse non è il più furbo, forse non è il più sbrigativo per fare le cose, ma è quello che Dio vuole per quel momento della Chiesa». Così Francesco ha risposto a una delle domande che gli hanno posto ieri i bambini della parrocchia di Santa Maria Josefa, a Castelverde, incontrati prima della Messa.