Papa Francesco

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Solo Cristo crocifisso ci salverà dai demoni che ci fanno «scivolare lentamente verso la mondanità», salvandoci pure dalla «sciocchezza» – di cui parla San Paolo ai Galati – e «dalla seduzione». Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, a partire dal brano odierno del Vangelo di Luca,  in cui Gesù dice: «Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».

Davanti ai mille “perché?” della nostra vita, impariamo a bussare con coraggio al cuore di Dio nella preghiera, e il Padre ci darà il dono dello Spirito Santo, che è il “di più” per noi suoi figli. Papa Francesco lo ha sottolineato nell’omelia della messa celebrata nella basilica di Santa Maria Maggiore, in occasione del centenario della fondazione della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale.

Custodire e proseguire, compito e missione della Chiesa. Così Papa Francesco, intervenendo alla commemorazione, organizzata dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, del 25.mo anniversario della “Fidei depositum” con la quale si promulgava il Catechismo della Chiesa Cattolica. “La Parola di Dio – ha sottolineato il Pontefice – è una realtà dinamica e viva, non la si può legare ad una lettura rigida e immutabile senza umiliare l'azione dello Spirito Santo”.

Mercoledì 4 ottobre Papa Francesco, all’udienza generale, ha affermato che il cristiano non è un profeta di sventura. L’essenza del suo annuncio è l’opposto, l’opposto della sventura: è Gesù morto, per amore e che Dio ha risuscitato al mattino di Pasqua. Se i Vangeli si fossero fermati alla sepoltura di Gesù, la storia di questo profeta andrebbe ad aggiungersi alle tante biografie di personaggi eroici che hanno speso la vita per un ideale.

Cento anni fa, infuriava la prima guerra mondiale: oggi, nella terza guerra mondiale «a pezzi», i cristiani delle Chiese orientali sperimentano ancora «persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante». Con questo parallelo il Papa ha cominciato l’omelia nella basilica di Santa Maria Maggiore, presieduta oggi in occasione del centenario della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale.

Nessuna notte è così lunga da far dimenticare la gioia dell’aurora”. All’udienza generale, Papa Francesco ha rimarcato che il cristiano non è mai remissivo, non sta con le mani in mano, ma “ha il coraggio di rischiare”. Soffermandosi sul tema dell’attesa vigilante, il Pontefice ha insistito sulla vera identità dei discepoli di Cristo, che non sono certo fatti per la noia, quanto per la pazienza, per la capacità di resistere alla rabbia e all’indignazione. Tutto, infatti, è orientato all’incontro con Cristo, che con una sua carezza ci colmerà di luce.

Al termine dell'udienza generale il Papa ha detto: “Nello stesso giorno, 13 ottobre, ricorre la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali. Rinnovo il mio accorato appello per la salvaguardia del creato mediante una sempre più attenta tutela e cura per l’ambiente. Incoraggio, pertanto, le Istituzioni e quanti hanno responsabilità pubblica e sociale a promuovere sempre più una cultura che abbia come obiettivo la riduzione dell’esposizione ai rischi e alle calamità naturali. Le azioni concrete, volte allo studio e alla difesa della casa comune, possano ridurre progressivamente i rischi per le popolazioni più vulnerabili”.