Papa Francesco

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Porgere l’altra guancia, cedere il proprio vestito o il proprio denaro: sono gli esempi concreti dell’amore cristiano che rifiuta la violenza e sceglie piuttosto la via della misericordia, perché quella della rappresaglia non porta mai alla soluzione di conflitti. Il Papa all’Angelus si è soffermato sulla rivoluzione provocata da Gesù che sovverte l’antica legge del taglione, occhio per occhio, dente per dente, e chiede invece ai suoi discepoli non di subire il male ma di reagire ad esso con il bene, per spezzare le catene della malvagità, cambiare il mondo, ed essere artigiani di comunione e fraternità nella vita quotidiana.

Coraggiosi nel servizio di Cristo e della Chiesa per rispondere alle nuove sfide e alle nuove missioni anche se rischiose. Papa Francesco ha esortato così i Chierici mariani dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, ricevuti in Vaticano, in occasione del loro capitolo generale. Ricordando l’impegno della Congregazione in venti paesi del mondo, il Pontefice ha invitato a seguire sempre la regola del fondatore san Stanislao di Gesù e Maria e a portare avanti la testimonianza di fede “con memoria e attenzione”, tenendo anche conto degli errori del passato. Una testimonianza che è impegno con e per i poveri, annuncio del Vangelo in un linguaggio comprensibile e semplice 

Una mattinata intensa, trascorsa all’insegna dell’incontro. La visita di Papa Francesco all’Università degli Studi Roma Tre ha permesso al Pontefice e alla comunità dell’Ateneo di confrontarsi su temi di grande attualità, in un luogo dove per eccellenza si dovrebbe coltivare non solo la formazione, ma anche l’attitudine al dialogo nelle differenze. Tra i quattro studenti che hanno rivolto le proprie domande, anche Nour Essa, la giovane siriana che Papa Bergoglio ospitò sul volo dall’isola greca di Lesbo, insieme con la famiglia e altri profughi. “Le migrazioni non sono un pericolo – ha detto il Pontefice – ma una sfida per crescere”.

«C’è un’aria di violenza anche nelle nostre città». Lo ha detto il Papa, che a Roma Tre ha consegnato il testo scritto al rettore, Mario Panizza, e ha dialogato per oltre mezz’ora a braccio con gli studenti, rispondendo alle domande di quattro di loro: Giulia, Niccolò, Riccardo e Nour. Quest'ultima è una profuga siriana che il Papa aveva ospitato con la famiglia sul suo aereo, al ritorno da Lesbo.

“L’attività sportiva fa bene al corpo e allo spirito, e vi permette di migliorare la qualità della vostra vita”. Con queste parole Papa Francesco ha salutato i partecipanti ai prossimi Giochi Invernali Mondiali Special Olympics, a marzo in Austria. Partendo dal giuramento dell’atleta Special Olympics – “che io possa vincere, ma, se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze” – il Pontefice ha riconosciuto che lo sport richiede “fatiche e sacrifici”, ma fa anche “crescere nella pazienza e nella perseveranza”, permettendo di “sviluppare capacità che altrimenti rimarrebbero nascoste”.

Continuare a prendersi cura della terra in modo speciale senza distruggere l’ecologia, l’equilibrio ecologico e la saggezza dei popoli. E’ stata la raccomandazione in spagnolo di Papa Francesco ai circa 40 rappresentanti dei popoli indigeni, riuniti a Roma in occasione della 40.ma sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), ricevuti prima dell’udienza generale nell’auletta adiacente la Sala Nervi. Il Pontefice ha ricordato che è necessario conciliare “il diritto allo sviluppo, compreso quello sociale e culturale, con la tutela delle caratteristiche proprie degli indigeni e dei loro territori”.

Custodire la pace non è facile, richiede un lavoro artigianale, da compiere ogni giorno. Nell’omelia della messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco si è lasciato ispirare dal passo del Libro della Genesi in cui si narra di Noè che libera la colomba dopo il diluvio. Usando le figure della colomba, dell’arcobaleno e dell’alleanza, il Pontefice ha chiarito che le prime due sono per così dire fragili: l’alleanza che il Signore fa è forte, ma nel cuore dell’uomo c’è ancora il seme del peccato originale: “lo spirito di Caino che per invidia, gelosia, cupidigia e volere di dominazione fa la guerra, una guerra che fa sparire l’arcobaleno, la colomba e distrugge l’alleanza con Dio” ...