Papa Francesco

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“L’attività sportiva fa bene al corpo e allo spirito, e vi permette di migliorare la qualità della vostra vita”. Con queste parole Papa Francesco ha salutato i partecipanti ai prossimi Giochi Invernali Mondiali Special Olympics, a marzo in Austria. Partendo dal giuramento dell’atleta Special Olympics – “che io possa vincere, ma, se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze” – il Pontefice ha riconosciuto che lo sport richiede “fatiche e sacrifici”, ma fa anche “crescere nella pazienza e nella perseveranza”, permettendo di “sviluppare capacità che altrimenti rimarrebbero nascoste”.

Continuare a prendersi cura della terra in modo speciale senza distruggere l’ecologia, l’equilibrio ecologico e la saggezza dei popoli. E’ stata la raccomandazione in spagnolo di Papa Francesco ai circa 40 rappresentanti dei popoli indigeni, riuniti a Roma in occasione della 40.ma sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), ricevuti prima dell’udienza generale nell’auletta adiacente la Sala Nervi. Il Pontefice ha ricordato che è necessario conciliare “il diritto allo sviluppo, compreso quello sociale e culturale, con la tutela delle caratteristiche proprie degli indigeni e dei loro territori”.

Custodire la pace non è facile, richiede un lavoro artigianale, da compiere ogni giorno. Nell’omelia della messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco si è lasciato ispirare dal passo del Libro della Genesi in cui si narra di Noè che libera la colomba dopo il diluvio. Usando le figure della colomba, dell’arcobaleno e dell’alleanza, il Pontefice ha chiarito che le prime due sono per così dire fragili: l’alleanza che il Signore fa è forte, ma nel cuore dell’uomo c’è ancora il seme del peccato originale: “lo spirito di Caino che per invidia, gelosia, cupidigia e volere di dominazione fa la guerra, una guerra che fa sparire l’arcobaleno, la colomba e distrugge l’alleanza con Dio” ...

«Che il Signore ci dia la grazia di poter dire: ‘È finita la guerra’. È finita la guerra nel mio cuore, è finita la guerra nella mia famiglia, è finita la guerra nel mio quartiere, è finita la guerra nel posto di lavoro, è finita la guerra nel mondo». Si è conclusa con questo auspicio l’omelia della Messa celebrata oggi dal Papa a Santa Marta, in cui ha ricordato che «siamo custodi dei fratelli e quando c’è versamento di sangue c’è peccato e Dio ci domanderà conto».

Durante l’ultima riunione del «C9», che si concluderà stasera, «è proseguita la discussione sulla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide); la Congregazione per le Chiese Orientali; il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso». A riferirlo ai giornalisti, durante il briefing di oggi, è stata la vicedirettrice della Sala Stampa della Santa Sede, Paloma Garcia Ovejero.

Sono sicuro che Dio mi ama. Bisogna ripetere come una preghiera questa certezza che nessuno può toglierci. Papa Francesco lo ha ribadito all’udienza generale in Aula Nervi continuando le sue catechesi sulla speranza cristiana. Prendendo spunto dalla lettera ai Romani nella quale San Paolo parla del vantarsi, il Pontefice ha invitato a non essere “pavoni” ma a leggere ogni cosa alla luce dello Spirito Santo, ad accorgersi che tutto è dono e grazia. Solo così si è in pace e si fa esperienza di libertà, in famiglia, al lavoro, con chi incontriamo....

«Se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito Santo, ci accorgiamo che tutto è grazia! Tutto è dono!». Ad esclamarlo, sulla scorta di san Paolo, è stato il Papa, nell’udienza generale in Aula Paolo VI davanti a circa 7mila fedeli e dedicata ancora alla speranza.