Papa Francesco

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Al termine dell'udienza generale del mercoledì, nell'aula Paolo VI, Papa Francesco ha lanciato un appello per la situazione che si sta verificando a Gerusalemme: «Il mio pensiero va ora a Gerusalemme. Al riguardo, non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite. Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace....»

Davanti ad 8mila persone, in Aula Paolo VI, Papa Francesco nell'udienza generale di oggi ha parlato del suo recente viaggio in Myanmar e Bangladesh, della solidarietà ai profughi Rohingya, delle Suore di Madre Teresa incontrate. Preoccupazione per la decisione di Trump di spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme.

“Il compito del cristiano è custodire il germoglio che cresce in noi, custodire lo Spirito”, che ci porterà la pienezza e “non dimenticare la radice”. Lo ha detto Papa Francesco durante l’omelia della messa celebrata a Santa Marta. Il Pontefice ha insistito, in particolare, sullo stile che dovrebbe essere proprio dei discepoli del Figlio di Dio: l’umiltà, che vuol dire anzitutto accettare le umiliazioni senza difendersi, come ha fatto il “grande umiliato” Gesù.

«Qualcuno crede che essere umile è essere educato, cortese, chiudere gli occhi nella preghiera». «No, essere umile non è quello». Per «sapere se sono umile», «c’è un segno, un segnale, l’unico: accettare le umiliazioni. L’umiltà senza umiliazioni non è umiltà. Umile è quell’uomo, quella donna, che è capace di sopportare le umiliazioni come le ha sopportate Gesù, l’umiliato, il grande umiliato». Lo ha affermato questa mattina Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata a Casa Santa Marta.

Un portale e una locandina per arrivare preparati all’incontro con Papa Francesco, a Roma, l’11 e 12 agosto 2018. A mettere a punto il programma di avvicinamento all’evento, che anticipa di poche settimane il Sinodo Giovani di ottobre, è il Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg), guidato da don Michele Falabretti.

«Non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina». A ricordarlo è il Papa, nel messaggio per la 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, in programma il 22 aprile sul tema: «Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore». 

«La persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri». È l’identikit tracciato dal Papa, durante l’Angelus di ieri, pronunciato davanti a 15mila persone.