Papa Francesco

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"Che le difficoltà non vi opprimano, che la violenza non vi abbatta, che il male non vi vinca". Sono parole di un padre quelle che Papa Francesco ha rivolto ai giovani presenti in piazza Bolivar, al termine della visita nella Cattedrale per omaggiare un'immagine di "Nuestra Senora di Chiquinquira". Ai presenti, gioiosi ed entusiasti come una giornata di primavera, il Pontefice ha chiesto di infiammare la società con l'amore di Cristo, di non temere in alcun modo il futuro perché nessuno potrà rubare loro la gioia di osare cose grandi. I giovani, ha proseguito nel suo saluto, largamente a braccio, hanno "una speciale sensibilità per riconoscere la sofferenza"...

In un Paese come la Colombia, la Chiesa è chiamata a sostenere il "coraggio del primo passo verso la pace definitiva, la riconciliazione, il ripudio della violenza come metodo, il superamento delle disuguaglianze che sono la radice di tante sofferenze, la rinuncia alla strada facile ma senza uscita della corruzione". Nel lungo e denso discorso ai vescovi della Colombia, nel palazzo cardinalizio, Papa Francesco ha ricordato a tutti la vocazione di pastori a cui sono chiamati, non tecnici o politici, ma discepoli al servizio delle persone. 

«Fin dal primo giorno ho desiderato che venisse questo momento del nostro incontro». È iniziato con queste parole il grande incontro per la riconciliazione nazionale, cuore del viaggio in Colombia, che ha radunato a Villavicencio centinaia di migliaia di persone, tra cui molte vittime della guerriglia che ha insanguinato per più di 50 anni il Paese, militari ed ex agenti di polizia, ex guerriglieri.

C’era anche il «Cristo mutilato» di Bojayá ad attendere papa Francesco a Villavicencio dove ieri il Papa ha celebrato la Messa per la beatificazione di Jesús Jaramillo Monsalve, vescovo di Arauca, dell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal, e il sacerdote Pedro María Ramírez Ramos, chiamato «el cura de Armero» (testo integrale omelia).

Un abbraccio capace di rassicurare e incoraggiare. Il tappeto rosso che ha condotto Papa Francesco alla "Casa de Narino", per l'incontro con le autorità colombiane, è stato costellato da commoventi frammenti di vita: uomini e donne, soprattutto bambini, che hanno lasciato ogni indugio riguardo al protocollo per abbracciare l'uomo vestito di bianco e in quella stretta trovare la forza per fare il primo passo, e non solo. La vicinanza palpabile del Pontefice ha trovato la sua espressione anche nelle parole pronunciate dopo l'intervento del Presidente, Juan Manuel Santos Calderon, anzitutto parole di gioia e stima per questa terra di straordinaria ricchezza, un'esuberanza declinata in ambito naturalistico...

La chiamata dei primi discepoli avvenne sulle rive del lago di Genesaret, il cosiddetto mare di Galilea, «dove la gente si affollava per ascoltare una voce capace di orientarla e illuminarla». È cominciata con questa immagine l’omelia della prima Messa celebrata dal Papa in terra di Colombia, al termine della seconda giornata del suo ventesimo viaggio internazionale, dedicata alla capitale Bogotá.

«Vengo per annunciare Cristo e per compiere nel suo nome un cammino di pace e di riconciliazione. Cristo è la nostra pace! Egli ci ha riconciliati con Dio e tra di noi!». È il saluto del Papa ai vescovi, nel palazzo cardinalizio di Bogotá, dove Francesco ha pronunciato il suo terzo discorso (testo integrale), dopo quello alle autorità e quello al popolo, benedetto poco prima dal balcone.