Sacramenti

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La prima Comunione è una cerimonia ancora molto sentita nelle nostre parrocchie. Spesso però i bambini non hanno un seguito di pratica religiosa. Non sarebbe meglio posticipare questo momento, chiede un lettore. Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla facoltà teologica dell'Italia centrale.

«Al vescovo, primo dispensatore dei misteri di Dio, moderatore, promotore e custode della vita liturgica nella Chiesa a lui affidata, compete di vigilare sulla qualità del pane e del vino destinati all’Eucaristia e, quindi, su coloro che li preparano». È un passaggio della lettera, diffusa oggi, che la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha inviato ai vescovi «sul pane e il vino per l’Eucaristia». 

Oggi, 15 giugno 2017, è la Solennità del Corpus Domini, anche se in molte località italiane - e quest'anno per la prima volta anche a Roma - verrà celebrata domenica prossima. Una riflessione sul significato per il cristiano di questa festa e della tradizione liturgica di «portare» l'Eucarestia nelle nostre strade.

Al termine della visita che Papa Francesco ha fatto a papa Tawadros II, nel Patriarcato Copto-Ortodosso del Cairo e prima della preghiera comune al muro dei martiri copti, è stata firmata una dichiarazione (testo integrale) che prende atto del cammino comune compiuto in questi anni, a partire dal documento firmato da Paolo VI e Shenouda III, nel 1973.

Oltre a confessare i fedeli, d’ora in poi i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X potranno anche celebrare i matrimoni dei loro seguaci. È la novità della lettera inviata dalla Commissione Ecclesia Dei ai vescovi, in modo da «rimuovere disagi di coscienza» in tali fedeli e «incertezza circa la validità del sacramento del matrimonio», e con l’auspicio che «si possa affrettare il cammino verso la piena regolarizzazione istituzionale».

La proposta delle 24 ore (in programma tra il 24 e 25 marzo) dovrebbe penetrare in tutti i nostri ambienti e rivelarsi un torrente impetuoso che, scorrendo, canta e invita ad essere ascoltato. Un momento in cui il dono si fa toccare con mano e imprime alla realtà il sigillo dell’amore e non quello dell’accusa. Un sacramento che attende di essere accolto e di poter plasmare e fare di noi tutti solo degli strumenti e degli annunciatori di misericordia perché portiamo in noi stessi quella Luce che contagia.

Il buon confessore è anzitutto “un vero amico di Gesù Buon Pastore” e “un uomo dello Spirito”. Sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti al corso promosso dalla Penitenzieria Apostolica, definita il “tribunale della misericordia”. Nel corso dell’udienza, il Pontefice ha voluto approfondire tre aspetti: la preghiera, il discernimento e il confessionale come luogo di evangelizzazione. Il confessore, infatti, “è chiamato quotidianamente e recarsi nelle ‘periferie del male e del peccato’, e per svolgere al meglio tale missione deve operare un profondo discernimento, soprattutto dinanzi a casi di “disturbi spirituali”, che richiedono l’intervento degli esorcisti, e coltivare la preghiera ...