Settimane sociali

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(dall’inviato a Cagliari) – «Ritorniamo a casa sentendo la responsabilità di dover dare corpo ad alcune iniziative concrete, alle quali qui abbiamo dato un nome, ma che ora attendono di essere concretizzate». Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, card. Gualtiero Bassetti, nel suo mandato finale al termine della 48ª edizione della Settimana sociale, che si è conclusa questa mattina, a Cagliari. 

(dall’inviata a Cagliari) «L’aspetto centrale del nostro convenire è stato il senso del lavoro che si identifica con il lavoro degno». Lo ha ricordato mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, tracciando le conclusioni della Settimana sociale di Cagliari.

(dall’inviato a Cagliari) – «Il lavoro non lo porta la cicogna e non possiamo aspettarci che lo Stato o qualcuno ci dia il lavoro. Dobbiamo coltivare la vocazione di cercatori di lavoro». Lo ha affermato questo pomeriggio Claudio Gentili, membro del Comitato scientifico e organizzatore della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani in corso Cagliari, presentando la sintesi della tavola rotonda «Giovani, scuola, formazione, lavoro» svoltasi questa mattina a Cagliari. 

«L’uomo che non lavora non riesce a realizzare in pienezza la propria natura». Lo ha detto il card, Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, che in apertura della seconda Settimana sociale, in corso a Cagliari sul tema «Il lavoro che vogliamo», ha dialogato con padre Francesco Occhetta, membro del Comitato scientifico e organizzatore.

«Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale»: è questo il tema della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani, in corso di svolgimento a Cagliari. Un tema nient’affatto casuale, che, sin dalla scelta dei quattro aggettivi del suo titolo, si propone di mettere a frutto gli auspici della Evangelii Gaudium di papa Francesco, se è vero che proprio un lavoro così declinato – affermava il pontefice – «esprime e accresce la dignità della propria vita».