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Sono trascorsi quasi otto anni da quando, terminato il restauro del palazzo, sono iniziati i lavori per l'allestimento del museo fortemente voluto da monsignor Eugenio Binini che ha destinato a tale scopo parte del Palazzo vescovile che Alberico I Cybo Malaspina, tra il 1500 e il 1600, fece erigere proprio nel cuore della città di Massa. Alla prima sezione del museo di arte sacra, che si inaugura il 21 marzo con una conferenza dei «Colloqui davanti alla Madre», è stato riservato il «piano nobile» del palazzo che la duchessa Maria Beatrice D'Este donò, quale residenza episcopale, al primo vescovo, Francesco Maria Zoppi, nel momento in cui – era l'anno 1822 – venne eretta a diocesi la città di Massa, fino a quel momento sottoposta all'antica diocesi di Luni-Sarzana.
DI GIORGIO CRISTALLINI

Gli artisti fiorentini hanno rappresentato Maria in ogni momento ed evento della sua vita storica, metastorica e leggendaria. Nelle loro mani i temi tipici dell'iconografia mariana si sono dilatati, diventando occasioni di profonda, spesso mistica riflessione. Hanno dipinto e scolpito la Madre di Dio come la «tutta santa», ma anche come un essere umano e soprattutto come una donna. E dell'Immacolata, dogma fissato dalla Chiesa solo nel 1854, che immagine hanno dato? Lo abbiamo chiesto all'esperto mons. Timothy Verdon, vera autorità nel campo della catechesi attraverso l'arte, che proprio in questi giorni ha pubblicato il volume Maria nell'arte fiorentina. E grazie a lui scopriamo che il grande Leonardo aveva già anticipato il dogma nella sua celeberrima Vergine delle Rocce.
DI ANDREA FAGIOLI