Arte & Mostre

ARTE, IL CAVALIERE CHE UCCISE IL DRAGO. SAN GIORGIO? NO, SAN TEODORO; PRESENTATA A FIRENZE LA SCOPERTA DI UN RICERCATORE

(ASCA) – Una scoperta eccezionale, frutto di più di tre anni di assidue ricerche negli angoli più sperduti del mondo: è san Teodoro d’Amasea, e non san Giorgio (come sino ad oggi si è creduto), il prototipo del santo cavaliere cristiano che uccide il drago. A dimostrarlo è stato un giovane ricercatore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane, tra i pochi centri universitari italiani di eccellenza dedicati all’alta formazione dottorale. Teodoro De Giorgio, questo il nome del ricercatore, ha discusso ieri nell’altana di Palazzo Strozzi a Firenze, sede centrale dell’istituto, la sua tesi di dottorato dal titolo: “San Teodoro. L’invincibile guerriero. Storia, culto e iconografia”. Il giovane storico dell’arte (che, come si può notare, ha lo stesso nome di battesimo del santo), nato a Brindisi (nella cui cattedrale sono conservate da circa 800 anni le spoglie di san Teodoro, venerato come patrono), ha dimostrato su basi rigorosamente scientifiche l’origine di questo importante primato iconografico. “Nell’immaginario collettivo, e talune volte anche nella storiografia artistica, si è inclini ad associare – scrive lo studioso – la figura del santo cavaliere cristiano, che uccide un grosso serpente o un drago, in maniera pressoché esclusiva al megalomartire Giorgio di Lydda. Il drago, in realtà, entra ufficialmente in scena al fianco di Giorgio relativamente tardi, a partire dal secolo undicesimo nella leggenda, e dapprima nelle rappresentazioni figurative. Un altro illustre rappresentante della santità militare, che Anna Comnena (principessa bizantina, 1083-1153, ndr) non esitò a definire ‘il più grande tra i martirì e la cui esistenza è storicamente attestata da Gregorio di Nissa, ebbe fama di aver ucciso da solo, almeno quattro secoli prima di Giorgio, un enorme e terribile drago: il megalomartire Teodoro d’Amasea”. In effetti, le prime immagini che raffigurano san Teodoro in atto di trafiggere il drago risalgono addirittura al VII secolo e sono conservate in Georgia, paese di antica tradizione cristiana all’incrocio tra l’impero bizantino e quello persiano. Nei rilievi scultorei scovati dal ricercatore brindisino i santi Teodoro e Giorgio sono raffigurati assieme come cavalieri affrontati: il primo è intento a calpestare con gli zoccoli del cavallo e a trafiggere con la lancia un grosso serpente/drago, simbolo del male; il secondo è intento, invece, a calpestare e a trafiggere una figura umana accasciata a terra, simbolo del persecutore pagano. Questi preziosi documenti iconografici, insieme con gli altrettanto preziosi manoscritti del IX secolo (che attingono a notizie risalenti a un’epoca molto più antica), non lasciano alcun dubbio sul primato di san Teodoro su san Giorgio – un primato che ha retto indisturbato per quattro secoli – e qualificano il martire d’Amasea come il prototipo cristiano del santo cavaliere sauroctonos, ovvero uccisore del drago. A conferma di questa tesi è interessante constatare come nel periodo in cui vide ufficialmente la luce questa particolare iconografia teodoriana, san Giorgio venisse rappresentato in prevalenza mentre trafiggeva il persecutore pagano. San Teodoro fu un valoroso soldato romano martirizzato all’inizio del IV secolo, nell’attuale Amasya (Turchia), per essersi rifiutato di adorare le divinità pagane. Il suo culto si diffuse precocemente in tutto l’Oriente cristiano e in suo onore venne edificato un importante santuario, che fu meta di frequenti pellegrinaggi. “In una società militarizzata come quella medievale, Teodoro – prosegue lo studioso – venne fatto oggetto di una venerazione senza eguali e ricevette i più alti onori: gli imperatori bizantini lo elessero patrono del proprio esercito, lo invocarono regolarmente prima delle battaglie e gli intitolarono in segno di riconoscenza chiese e città”. In epoca federiciana le spoglie mortali del santo approdarono nella città di Brindisi. Ora, il lavoro del brindisino De Giorgio – di prossima pubblicazione – getta nuova luce su una delle più importanti, e meno conosciute, figure agiografiche della storia della cristianità, apportando un prezioso e determinante contributo agli studi di iconografia artistica.