Cultura & Società

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Dio o Darwin? Scienza o fede? Eredi di scimmie o figli di Dio? Qual è l'origine dell'uomo e dell'universo? Processi fisici casuali o progetto divino? Creazionismo o evoluzionismo? O magari un «disegno intelligente» combinato con le leggi della fisica?
Quesiti fondamentali, interrogativi complessi sull'origine e l'evoluzione della vita che tenterà di affrontare l'Istituto Stensen di Firenze (in viale Don Minzoni 25): da giovedì 6 ottobre a mercoledì 14 dicembre scienziati e filosofi, biologi e antropologi, credenti e non credenti si confronteranno nel corso di un ciclo di nove incontri dal titolo «Evoluzionismo e anti-evoluzionismo, un contenzioso non ancora chiuso», quarta edizione del «Novembre Stenseniano». Ne parliamo con il prof. Lodovico Galleni.
DI ANDREA BERNARDINI

Napoleone ha sempre affascinato anche sotto il profilo simbolico. Si è stentato a credere che uno come lui fosse soltanto umano-troppo-umano. Ricordate le Confessioni d'un italiano d'Ippolito Nievo? Al castello di Fratta si parla molto di questo generale dallo strano nome e alla fine si decide che si tratta di un essere immaginario. È solo l'inizio di una lunga serie di letture del fenomeno-Napoleone che, alla luce ora dell'ipercritica filologica, ora della simbologia numerica, ora del comparativismo, hanno dimostrato che Napoleone non è mai esistito.
DI FRANCO CARDINI

Dal 1999 al 2005 la Fondazione Teatro Comunale di Firenze ha accumulato perdite di esercizio per 28 milioni di euro. Cinquantasei miliardi di vecchie lire. I Teatri lirico-sinfonici hanno sofferto sempre di mancanza di soldi. Anche quando sono stato nel Consiglio di amministrazione del Teatro Comunale (1983-1990) la situazione finanziaria era il lato critico della gestione di questo grande Teatro dove hanno diretto i più grandi direttori d'orchestra e cantato i più grandi interpreti lirici d'ogni epoca. Basti pensare a Vittorio Gui, Claudio Abbado, Riccardo Muti (solo per citare i direttori italiani…) o a Maria Callas che debuttò a Firenze raggiungendo una fama che rapidamente sconfinò nel mito.
DI GIOVANNI PALLANTI