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La Bibbia è la celebrazione per eccellenza della Parola, della Parola in tutta la sua energia, in tutta la sua potenza. Dio si rivela nella Parola, una Parola efficace, luminosa, che rompe e lacera il nulla, la tenebra del non essere». Ecco quello che la Bibbia dovrebbe rappresentare per ciascun cristiano a parere del noto biblista Gianfranco Ravasi, che aggiunge: «La Bibbia conserva ancora oggi tutta la sua attualità perché è un libro per sua natura dotato di una fragranza, di una freschezza, di uno splendore straordinari». In questa intervista ci parla dell'attualitò della Bibbia e delle tesi di Mario Liverani nel discusso volume «Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele».
DI BENITO CHIARABOLLI

Il salvacalcio, per fortuna, c'è. Non è il giustamente vituperato decreto spalmadebiti, ma ha la faccia perbene di un ragazzone di trentaquattro anni capace di farci riconciliare con il cosiddetto gioco più bello del mondo. Si chiama Vincenzo Sabatini (nella foto) e fa il portiere, ma per lui non ci sono né maxi ingaggi, né telecamere e cronisti al seguito. Salvo domenica 28 marzo, quando ha disputato la sua quattrocentesima partita consecutiva: ben più di un record, visto che quello l'aveva già battuto tempo fa con i complimenti e la successiva amicizia del precedente detentore (332 partite), un certo Dino Zoff che tra una cosa e l'altra è stato anche campione del mondo.
DI LORELLA PELLIS

Operaio al porto di Livorno. Magazziniere in una lavanderia di Pontedera. Impiegato in una ditta di plastificazione. Addetto alle consegne. Infine, capitano della nazionale di rugby che quest'anno al «Sei nazioni» (la massima competizione continentale), pur non brillando particolarmente, si è levata la soddisfazione di battere la pluridecorata Scozia. Ne ha fatta di strada, Andrea De Rossi, nato a Genova trentadue anni fa ma livornese a tutti gli effetti, rugbysta per passione e scelta di vita. De Rossi oggi gioca come flanker (terza linea) nel Ghial Calvisano, squadra del paese bresciano tra le più importanti della massima serie.
DI GIANLUCA DELLA MAGGIORE

«Lungo come una quaresima»: il modo di dire rende perfettamente l'idea di qualcosa che sembra non finire mai, perché la quaresima, periodo di penitenza e digiuno in preparazione della Pasqua, ha la durata di quaranta giorni. Il nome deriva dal latino quadragesima dies, quarantesimo giorno, e quaranta è una misura biblica per eccellenza: basti pensare alla analoga durata della permanenza di Mosè sul Sinai e soprattutto della tentazione di Gesù nel deserto. Quaranta giorni, dunque, e quaranta notti, perché gli antichi inserivano anche la veglia notturna o una minore durata del riposo fra gli esercizi di mortificazione, insieme ad un più assiduo dedicarsi alla preghiera.
DI ELENA GIANNARELLI

«Ci piacerebbe che il centenario della Lef servisse ad incentivare le forze e a continuare nello spirito dei fondatori seguendo i motivi per cui è sorta». Vittorio Zani, titolare della prestigiosa casa editrice cattolica fiorentina che per prima pubblicò «Esperienze pastorali» di don Milani, ci disse esattamente così, nel settembre del 2002, in occasione dei cento anni dalla nascita della sua libreria. A quattr'occhi ci confessò anche la convinzione di non poter continuare per molto a reggere il timone, prospettando l'ipotesi di un passaggio di proprietà ma «a condizione che l'anima della Lef resti quella di sempre». Qualche giorno dopo Vittorio morì. Non riuscì a festeggiare i 90 anni, che avrebbe compiuto a novembre, ma i suoi desideri si sono avverati. L'anima della Lef è salva, grazie a Giannozzo Pucci, nuovo titolare da gennaio di quest'anno.
DI LORELLA PELLIS

Era «nientedimanco inquieto, sempre, né si contentava di scuola alcuna, di leggere, di scrivere o di abbaco». Così scrive Giorgio Vasari nella vita di Sandro Botticelli, vera icona del Rinascimento fiorentino, uno fra gli artisti più celebrati e noti che annoverò fra i suoi allievi anche quel Filippino, «pittore di bellissino ingegno e di vaghissima invenzione», figlio del grande fra' Filippo del Carmine e di suor Lucrezia Buti. Oggi «maestro e allievo» sono i protagonisti a Firenze della spettacolare mostra ospitata – e non poteva essere luogo più pertinente e suggestivo – in Palazzo Strozzi, capolavoro dell'architetto Benedetto da Maiano. Una mostra che senza retorica pone l'accento – ancora una volta – su quanto e quale sia stata la gloria e la vocazione storico-artistica di Firenze nel Quattrocento.
DI ROSSELLA TARCHI