Cultura & Società

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Pelago è il sostantivo classico usato dai poeti per indicare il mare. In provincia di Firenze si chiama così un paese di collina, che con le onde non ha nulla a che vedere. E allora? Semplice: «pelago» significa anche la palude e la pozza, quella dove diguazzano le anatre o si lavano pietre e metalli. È un toponimo (nome di luogo) che si ripete spesso in Toscana, la quale si chiama così dai suoi antichi abitanti, i Tusci, ossia gli Etruschi. Costoro però chiamavano se stessi «Rasenna» (nome attestato in greco da Dionigi di Alicarnasso e nella forma rasna nelle epigrafi), il che spiega l'esistenza di Rasina e Rassina presso Castel Focognano, Pergo, Cortona. Le denominazioni dei vari posti riflettono la storia del territorio e la successione dei popoli che vi si sono stabiliti.
DI ELENA GIANNARELLI

A Bolsena nel 1880 scavi archeologici hanno portato in luce le testimonianze di un culto tributato a Santa Cristina risalente al IV secolo, insieme alla presenza di catacombe, sviluppatesi intorno al suo sepolcro e diramantesi sotto le colline intorno, cosa che indica l'attività di una consistente comunità cristiana. Non mancano di questa Santa, martirizzata forse sotto Diocleziano, le testimonianze iconografiche e la sua figura compare nella teoria delle vergini martiri nella chiesa di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna risalente al VI secolo.
DI CARLO LAPUCCI

Alla voce «Menichetti, Dino» nessun pur ampio Dizionario musicale enciclopedico riporta alcunché, né il nome compare nell'esaustivo Annuario musicale italiano. Se dovessimo quindi seguire le indicazioni della nostra onnivora contemporaneità, che tutto ingoia lasciando trasparire solo ciò che «appare», dovremmo senz'altro licenziare l'enorme lavoro musicale di questo compositore pistoiese negli scaffali della babelica biblioteca di borgesiana concezione, lasciando ai posteri l'ardua sentenza. Ma siccome ravvediamo nella mole di questo Apocalypsis notevoli valori musicali che si uniscono a altissimi valori di fede, l'insieme ci appare un oratorio degno di nota e non teniamo dunque conto di enciclopedie e annuari.
DI MARIO RUFFINI

Il segreto della longevità dei frati certosini? Sta nella dieta, povera di grassi e di proteine animali.
Chi ha la fortuna di visitare la Certosa di Calci (Pisa), fino al 1969 abitata dai frati certosini ed ora Museo nazionale, può rendersene conto osservando con attenzione gli affreschi che vi si trovano. Un lavoro, questo, fatto con particolare cura da Claudio Casini, docente di storia dell'arte ed appassionato di cucina, autore del libro Cucina di magro e di festa – ricettario da documenti settecenteschi della Certosa di Calci (edito da Ets).
DI ANDREA BERNARDINI

Ci sono notti e notti ma quelle dedicate all'archeologia sono davvero speciali, avvolte quasi di magia. Provare per credere. Con il mese di luglio nella nostra regione – che vanta il più vasto patrimonio artistico-ambientale del mondo – sono infatti tornate «Le Notti dell'archeologia», l'iniziativa giunta alla terza edizione che coinvolge tutte le province toscane e permette fino al 6 luglio con ingressi liberi o ridotti di visitare ben ottantadue fra musei, parchi archeologici e antiquaria.
DI LORELLA PELLIS

Chiusi ha ben due complessi catacombali che sono anche gli unici conosciuti in Toscana. Uno è quello di Santa Caterina d'Alessandria, lungo la statale per Chiusi Scalo, che prende il nome dalla sovrastante collina con una cappella dedicata alla Santa; l'altro è assai grande e imponente e prende il nome da Santa Mustiola, martire della quale rimane l'arcosolio nelle catacombe, mentre il corpo è stato portato nella Cattedrale. Ed è a questa santa che è dedicata la quarta puntata del nostro viaggio tra le «grandi sante sugli altari».
DI CARLO LAPUCCI

Chissà quanti vecchi cavatori delle Apuane o quante nonne garfagnine e versiliesi, dando loro un po' di confidenza, narrerebbero ancora volentieri storie di linchetti o buffardelli. Come hanno fatto con Paolo Fantozzi, insegnante nelle superiori e nostro collaboratore a Lucca, che da anni chiede agli abitanti dei monti del marmo e delle altre montagne lucchesi di raccontargli le «fole» che conoscono. Ne sono nati alcuni libri, primo fra tutti, nel 1994, «Paure e spaure. Le leggende della provincia di Lucca».