Cultura & Società

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Crediamo di poter dire senza ombra di smentita che Firenze offre un appuntamento culturale destinato a segnare finalmente una svolta nella percezione occidentale dell'arte preispanica peruviana. La grande mostra che si è inaugurata il 15 novembre nelle sale di Palazzo Strozzi e dedicata a 3000 anni di capolavori di arte peruviana dalle origini all'impero Inca, è indubbiamente un evento eccezionale. Mai prima d'ora infatti era stata concepita una mostra sull'arte preispanica andina che affrontasse questioni estetiche, spiegando per la prima volta il significato di temi e rituali delle culture dell'antico Perù, oppure che si addentrasse nello spinoso problema delle attribuzioni, delle scuole, delle botteghe, assai importante, ma estremamente difficile in civiltà con scarse fonti scritte.
DI ROSSELLA TARCHI

E' il 22 novembre 1963. Il presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy è ucciso a Dallas. Alle 12,30 il corteo di auto percorre le vie della città texana. A bordo della vettura presidenziale, alla quale è stato tolto il tettuccio antiproiettile perché è una magnifica giornata, oltre al presidente sono la moglie Jacqueline e il governatore del Texas Connally con la consorte.
DI ENNIO CICALI

Si fa presto a dir Toscana. Storicamente e geograficamente parlando. Ma il concetto, la cosa che dovrebbe corrispondere alla parola, non è semplice. V'era l'antica Etruria, che a sua volta corrispondeva solo alla parte centrale – e, certo, più densamente popolata – del territorio insediato dagli etruschi: il quale dalla pianura padana si estendeva fin alla Campania. Ma l'Etruria dei romani non comprendeva l'area tra l'Arno e l'Appennino, quindi l'intera Toscana settentrionale moderna, insediata a lungo da genti liguri e celtiche. D'altronde, essa giungeva sin alle porte di Roma, e litus Tuscum era chiamata la riva destra del Tevere: l'etrusca Veio ha minacciato a lungo l'Urbe, e i tre ultimi fra i sette re di Roma – secondo la tradizione, che maschera così una lunga era di egemonia etrusca – appartenevano all'antico popolo l'idioma del quale ci è oggi meno ignoto grazie alle ricerche di un grande filologo fiorentino d'adozione, Giovanni Semerano.
DI FRANCO CARDINI

Pochi anni dopo la scoperta di Colombo, l'America ebbe già una sua prima, anche se approssimativa rappresentazione cartografica. Fu il tedesco Martin Waldseemüller a disegnarla nel suo planisfero del 1507, e a lui si deve di averla «battezzata» con il nome dell'esploratore fiorentino, che ne aveva descritto le caratteristiche durante i suoi viaggi, il quarto dei quali iniziato da Lisbona nel 1503, esattamente 500 anni fa. È questo, in ordine cronologico (sia pure nell'edizione del 1547), il primo documento cartografico esposto a Firenze nella stupenda biblioteca dell'Istituto Geografico Militare dove, fino al 14 novembre, è allestita la mostra «Le carte d'America», nel quadro dell'iniziativa regionale «La Toscana e le Americhe». Carte geografiche, planisferi, mappamondi, ma anche strumenti topografici, studi e relazioni di viaggio che evidenziano come, nel corso dei secoli, sia cambiata la percezione e la rappresentazione della realtà territoriale a livello planetario.
DI MARCO LAPI

Aperte a Fiesole le celebrazioni in occasione del bicentenario della morte del canonico Angelo Maria Bandini (1803-2003). Nato a Firenze nel 1726, Bandini si impose fin da giovanissimo all'attenzione del mondo erudito e nel 1751 fu nominato direttore della Biblioteca Marucelliana, prima biblioteca pubblica della città dedicata esplicitamente «ai poveri». Appena cinque anni dopo, Francesco I di Lorena gli affidò l'incarico ancor più prestigioso di direttore della Biblioteca Medicea Laurenziana.
DI ALESSANDRO ANDREINI

«E' come provare a smettere di fumare per chi è abituato a cinquanta sigarette al giorno. Se uno è talmente innamorato del gusto della sigaretta fino a esserne saturo, non poterne più, butta via il pacchetto ma sicuramente dopo un po' ci ricasca». Non è una campagna a favore del fumo, ma la personale campagna del cantante Marco Masini a favore della musica. «La musica è nel sangue come la nicotina, se ce l'hai dentro e non puoi fare senza, quando provi a smettere perché sei obbligato, stai tranquillo che non durerà a lungo». E il musicista fiorentino, autore di quel «Disperato» che nel '90 gli dette la grande popolarità, è incapace di vivere senza la sua musica.
DI LORELLA PELLIS

Quasi sessant'anni dopo i fatti descritti, un libro scritto da un giornalista famoso (Giampaolo Pansa, «Il sangue dei vinti») suscita scalpore su una tragedia finora in gran parte rimossa ed è esaurito nelle librerie in pochi giorni.
Si tratta in sostanza più che dell'ultimo capitolo della guerra di liberazione in Italia, di una sorta di appendice superflua e feroce, quando, dopo il 25 aprile 1945 e fino agli ultimi mesi del 1946 si continuò ad uccidere, torturare, seviziare repubblichini, fascisti, collaborazionisti e spie più o meno presunte, ma anche anticomunisti qualsiasi, proprietari terrieri, capi di fabbrica o soltanto mogli e sorelle che avevano visto.
DI ROMANELLO CANTINI