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2019, ecco il calendario dei Santi, tra cielo e terra

Un calendario tra il cielo e la terra, un frutto tardivo d’una sapienza quotidiana ormai sommersa dal mondo tecnologico che invece di comprendere e interpretare la natura la domina e la costringe negli schemi delle esigenze e dell’utilità. Proprio per questo saranno sorprendenti per i lettori queste correlazioni, queste associazioni tra figure celesti e le operazioni dei cicli naturali e dei lavori terrestri.

Percorsi: Cultura - Santi e beati
Lo zodiaco

È bene ricordare che fino al diffondersi nella conoscenza popolare del calendario numerico, i giorni venivano indicati con i nomi settimanali e quelli dei vari santi ricordati nelle memorie dell’anno liturgico. Per questo tanta abbondanza di abitanti del Paradiso nei proverbi.

La consultazione del nostro calendario, oltre all’occasione di ricordare la figura esemplare d’un santo patrono, avrà anche lo scopo di riannodare un filo con la vita del mondo naturale, con scadenze meteorologiche, momenti della vegetazione e del mondo animale come le loro migrazioni, delle fasi lunari, degli equinozi, dei solstizi, del regno misterioso dell’alveare, del bosco, dello stagno e di altre realtà, con le quali la nostra esistenza ha interrotto i rapporti diretti rendendoli sconosciuti.

Per la lettura bisogna tener conto che il numero dei santi è sterminato e quelli raccolti nei repertori sono ben poca cosa di fronte a quelli onorati nelle varie tradizioni, nella devozione spontanea, nei culti locali e anche nella fantasia. A questo repertorio, pur fondato sulle possibili verifiche, non si potrà chiedere precisione che la materia non consente: i proverbi vengono anche da tempi diversi, da terre lontane e si portano dietro usi, culti ed elementi diversi dai nostri.

Allo stesso modo abbiamo dovuto tenere conto del calendario liturgico precedente all’ultima riforma: sarebbe stato stravagante (come in altri casi) indicare l’arrivo della rondine sotto il tetto nell’attutale festa (11 luglio) di S. Benedetto proprio quando l’uccello sta facendo fagotto per andarsene.

Questa singolare compilazione è nata dalla nostra fortunata pubblicazione I proverbi dei mesi (1975). Un gran numero d’amici e sconosciuti fecero piovere nei miei schedari una quantità straordinaria di proverbi sul tempo, spigolando tra i quali ho notato l’inusitata presenza dei santi.

Non a tutte le caselle dei 365 giorni è stato possibile trovare il proverbio specifico, ma in fondo le lacune non sono poi molte. Questa abbondanza è una testimonianza di secoli d’armonia della vita umana col cielo e la terra e siamo andati a ricercare i detti e i santi anche in angoli dimenticati e remoti sotto antica polvere, sperando che in questo 2019 benedicano dal cielo noi e le nostre opere, perché siano in sintonia con la nostra fede e il bene del mondo. 

GENNAIO

1 Anno che comincia di festa,  anno di tempesta.
Rassicurante in quanto il 2019  non comincia di domenica.

4 S. Tito l’orto è vuoto  e il pollaio è finito.
L’orto ha poche erbe e il pollaio non ha più uova perché  le galline covano.

6 S. Epifania tutte le feste
porta via.

7 S. Raimondo e Luciano alle vecchie il veggio in mano.
Veggio, caldano, scaldino  era un vaso di coccio con un po’  di brace accesa.

8 S. Massimino, metti legna  nel camino.

10 S. Aldo, guarda la neve e statti al caldo.

11 S. Igino, poni l’uovo  se vuoi il pulcino.

12 Chi pota a San Modesto
avrà l’uva nel canestro.

14 S. Ilario, la gemma s’affaccia  al gemmario.
Il «gemmario» sarebbe il posto del ramo dove appare la gemma.

15 S. Macario, Sant’Antonio (17) e San Bastiano (20),
sul viso han la barba  e il destino in mano.
Determinano il clima  del periodo.

16 S. Marcello fa più freddo  se fa bello.
Se è bel tempo tira la tramontana, vento freddissimo.

17 S. Antonio abate dalla barba bianca, se non piove la neve non manca,

18 S. Liberata si fa lunga  la giornata.

20 S. Bastiano con la viola
in mano.

21 S. Agnese il freddo
va per la siepe.

23 S. Emerenziana la rapa si fa vana.

24 S. Feliciano, nel canto del fuoco con la bottiglia e il caldano.
La bottiglia era di metallo riempita d’acqua calda.

25 Delle calende non me ne curo purché a San Paolo
non faccia scuro.
È la festa della Conversione di San Paolo dalla quale si prendono i pronostici annuali del tempo.

26 S. Alberico il solaio è il solo amico.
È il luogo dove sono riposti gli alimenti conservati.

27 Per Sant’Angèla
senza coltrone si congela.
Il coltrone era una spessa coperta imbottita.

28 S. Tommaso d’Aquino metti a letto lo scaldino.
Si metteva il fuoco a letto con uno scaldino appeso a un trabiccolo.

29 S. Costanzo del freddo n’abbiam d’avanzo.
È il primo dei tre giorni della merla (29, 30, 31).

30 S. Savina prendi la merenda e cammina.
Vai a lavorare nel campo portandoti la merenda: le giornate sono più lunghe.

31 San Giovanni Bosco non c’è più mosca né mosco.
Il «mosco» è il moscone o il tafano.

FEBBRAIO

1 S. Verdiana la neve scende alla piana.

2 Per la santa Candelora, se tempesta o se gragnola, dell’inverno siamo fora, ma se è sole o solicello siamo solo a mezzo inverno.

3 Il barbato (Antonio, 17 gennaio), il frecciato (Sebastiano, 20 gennaio), il mitrato (Biagio 3 febbraio), il freddo è andato.

5 Per sant’Agata la terra rifiata.
Riprende dal profondo la vita attiva della vegetazione.

6 Il barbato S. Tanco fa il mondo tutto bianco.
S. Tanco fu monaco irlandese dell’VIII secolo.

7 S. Teodoro l’ape esce dal suo foro.
Se c’è il sole l’ape fa una breve uscita dall’arnia per purificarsi.

8 S. Onorato l’erbucce s’affacciano al prato.
Le erbe tenere, le insalate di campo fanno la prima apparizione.

10 Santa Scolastica verginella manda l’erba alla pecorella.

12 A Sant’Eulalia buona figlia, la beccaccia fa famiglia.

13 Santa Fosca si vede più la mosca

14 Per S. Valentino fa festa ogni cretino che crede d’essere amato e ci riman fregato.

15 San Faustino, suona la botte e manca il vino.

16 Santa Giuliana si ghiaccia la fontana.

17 Coi sette Santi fondatori ricominciano i lavori (dolori).

18 San Simone freddoloso la gallina va a riposo.
Le galline nel pollaio smettono di fare uova perché anche le ultime cominciano la cova.

19 S. Atanasio persiano la neve lascia il piano.

20 Se S. Eleuterio ci manda
il rovaio belle speranze per il granaio.
Se fa molto freddo e tirano venti gelidi ci sarà molto grano.

21 Quando viene Eleonora santa vanga, semina e trapianta.

22 Santa Margherita la passera si marita.

24 San Mattia, il gelo non va via.

25 S. Cesario il sole è in ogni ombrario.
Il sole riprende forza e comincia
a riscaldare anche gli angoli più riposti.

27 S. Leandro io t’imploro: fa’ che le botti non cantino in coro.
Fai che non siano tutte vuote e manchi il vino.

28 Per San Romano abate semina le cipolle e le patate.

29 S. Giusto, la gemma esce dal guscio.

MARZO

1 S. Albino fa il nido l’uccellino.

3 S. Cunegonda di marzo il pazzo va già scalzo.

5 Guazza di Carnevale gelo pasquale.

6 Col giorno della Cenere non più Bacco né Venere.
Con la fine di Carnevale comincia la quaresima, periodo di penitenza e di penuria d’alimenti.

8 S. Giovanni di Dio freddo buono e caldo rio.

9 Se piove per i Martiri 40, acqua ne verrà tanta.

10 Per S. Simplicio papa la rondine ha passato l’acqua.
Le rondini appaiono sulle coste, passato il Mediterraneo.

6 S. Costantino sole poco,
ma assassino.
Esporsi al sole di marzo è pericoloso, perché è forte e inavvertito per il freddo: «Sole di marzo, o ti tingo o t’ammazzo».

12 S. Gregorio la merenda è sul lavoro, S. Michel la merenda torna in ciel.
I contadini tornavano a far cena nei campi mentre a S. Michele (29 settembre) cessavano.
È S. Gregorio Magno.

13 S. Eufrasia verginella fa cantar la raganella.
Se è abbastanza tiepido escono le rane dai pantani.

14 S. Matilde regina caccia la neve marzolina.

15 San Longino, acqua per il lino.

17 S. Patrizio si dorme per vizio.
È il grande santo dell’Irlanda. Ormai il sole più mattiniero chiama al lavoro dei campi.

18 S. Cirillo canta lo zirlo.

19 S. Giuseppe vecchiarello porta il fuoco sotto il mantello.
Si avverte il tepore della primavera.

20 S. Anatolio da Lecco si conosce il verde dal secco.
La mossa primaverile rivela quale pianta sia ancora vitale e quale sia morta.

21 S. Benedetto la rondine sotto il tetto.

22 S. Caterina torna alla frasca la calandrina.
È S. Caterina di Genova.

23 S. Fedele chiama la serpe al sole.
Se il tempo è soleggiato nel meriggio appaiono le serpi.

24 Gelo dell’Arcangelo Gabriele, gelo crudele.
Distrugge le gemme tenere che stanno uscendo dai rami.

25 Per l’Annunziata finisce la vegliata.
Finiscono le veglie dopo cena:
le notti all’equinozio si fanno
più corte.

26  S. Teodoro potatori al lavoro.
È l’ultimo tempo opportuno per la potatura della vite.

27 S. Ruperto, che il granturco sia coperto (seminato).

28 S. Sisto, vento tristo.

30 S. Zosimo di marzo, chi non ha potato è pazzo.
Ormai le piante hanno la gemma, per cui tagliare è dannoso.

31 Mezza quaresima, ma è sempre la listesima.
È sempre la stessa musica, non cambia nulla: è tempo di magro.

APRILE

1 S. Ugo, ora mi bagno, ora m’asciugo.
È tempo variabile.

2 Se a S. Policarpo gocciola lo spino avremo tanto pane e tanto vino.

3 Sant’Alessandrina fa’ le mute di cantina.
Finisci di travasare il vino.

4 S. Isidoro ogni pioggia è un tesoro.

5 S. Vincenzo, prima mi spoglio e poi ci ripenso.

7 S. Erman l’orto torna a darci man.
Per S. Ermanno torna qualche ortaggio sulla tavola.

9 S. Demetrio sempre predica: il foraggio e l’erba medica.

10 S. Terenzio, mangia erba e fai silenzio
L’alimentazione in questo periodo viene ancora solo dalla terra.

11 S. Leone il pastrano si ripone.
Si rimette nell’armadio solo l’indumento più pesante.

12 S. Damiano la vite allunga la mano. Allunga il tralcio.

14 S. Procolo toglie la vecchia dal canto del fuoco.

15 Se non piove sulle palme piove sull’ova.
Se non piove per la domenica delle Palme piove per quella di Pasqua.

16 S. Lamberto né vestito, né coperto.

17 Con la mignola
di S. Fortunato il raccolto dell’olio è assicurato.
La fioritura tempestiva dell’olivo dà raccolto abbondante.

18 S. Apollonio semina la canapa e il fagiolo.

19 Se piove il Venerdì Santo piove maggio tutto quanto.

20 Non c’è Sabato santo al mondo che il cerchio della luna non sia tondo.

21 Tardi la Pasqua, tardi la frasca.
La vegetazione segue le oscillazioni della luna e  quindi della Pasqua.

22 Lunedì dell’Angelo di sovente si sparecchia sul prato il rimanente.
Di solito si va a mangiare in campagna o fuori porta con quanto avanza del pranzo del giorno precedente perché le uova son buone anche dopo Pasqua.

23 S. Giorgio mette la spiga al grano e all’orzo.

24 S. Fedele, tanta acqua, tanto miele.

25 Chi vuole un buon bacato per San Marco o posto o nato.
Indicava il periodo dell’inizio dell’allevamento del baco da seta.

26 S. Marcellino manca il pane e manca il vino.
Le riserve sono alla fine e bisogna fare economia.

28 Nebbie a S. Vitale, grano poco e vino male.

29 Per S. Caterina le vacche alla cascina.

31 S. Mercuriale la merenda è nel grembiale.

MAGGIO

1 Se piove per S. Giacomo e Filippo il povero non ha bisogno del ricco.

3 Se piove per Santa Croce sarà vuota la noce.
È la festa dell’Invenzione della Croce.

4 S. Floriano con la spiga in mano.
Appaiono nei campi le reste delle spighe.

5 S. Pellegrino bevi acqua e pensa al vino, o se no fai per benino.
La riserva del vino cominciava a scemare.

6 S. Bonizzella anche la brutta diventa bella.
L’acqua di maggio fa belle le donne.

7 S. Stanislao di maggio procurati il formaggio.
Il formaggio che in questo periodo è saporito per le erbe nuove.

8 S. Michele di Maggio riporta il merendaggio.

10 S. Cataldo esce il freddo ed entra il caldo.

11 S. Illuminato il fungo è ritornato.
Se il caldo è accompagnato da piogge appare qualche fungo.

12 S. Maggio, brutto o bello,
di ghiaccio serba qualche granello: uno per San Pancrazio, uno per S. Servazio (13) e uno per S. Bonifazio (14).
Pancrazio, Servazio e Bonifazio sono detti i Santi di ghiaccio.

15 Santo Silvan di maggio taglia il primo foraggio.

16 S. Ubaldo anche all’asino fa caldo.
Gli asini ragliano essendo in amore: «Maggio è il mese degli asini».

17 S. Pasquale la tinca fa bene e il luccio fa male.
Tinca in camicia e luccio in pelliccia.

18 S. Il sole di S. Potamone toglie la volatica e il gelone.

19 S. Prudenziana buona la passera e meglio la rana.
Si riferisce al pesce passera.

20 S. Bernardino la fioritura del Lino.

22 S. Rita la civetta si marita.
S. Rita da Cascia, santa degl’impossibili.

24 S. Maria l’ape se ne va via.
È la festa di Maria ausiliatrice. Le api sciamano.

25 S. Urbano, il frumento è fatto grano.

26 S. Fino ai Santi Fiorentini
non pigliare i panni fini.
Sono Zanobi (25), Filippo Neri (26) e Maddalena dei Pazzi (27).

27 Se piove per Santa Lena tutti i fiumi fanno la piena.
Non si trova nel «Martirologio»; forse S. M. Maddalena
dei Pazzi.

28 S. Stefano di Narbone
fornisciti di legna e di carbone.

29 S. Teodosia ara e vanga
senza posa.
Bisogna smuovere la terra perché riceva la rara pioggia.

30 Santa Giovanna la chiocciola t’inganna.
È ricordata Santa Giovanna d’Arco. Le chiocciole in questo periodo o non sono buone o fanno male.

31 S. Felice fa già caldo,
ma non si dice.
Si finge che non sia ancora venuto sperando che sia vero.

GIUGNO

1 Se piove per S. Ercolano la ruggine mangia il grano.
S. Ercolano da Piegaro.
La ruggine è un parassita che viene con l’umidità.

2 Fino a Viri Galilei vo’ vestire i panni miei.
Viri Galilei era detto il giorno dell’Ascensione perché all’introito si cantava: Uomini di Galilea, perché guardate il cielo?

3 S. Nereo e Achilleo, presto mangio e tardi beo.
Presto ci sarà il pane (grano), ma il vino (l’uva) tarda a venire.

5 S. Bonifacio provvediti di legna e cacio.
È il momento in cui sono disponibili, buoni e non cari.

7 Dopo Santa Regina il cavolo va all’oca e alla gallina.

8 Se a S. Medardo o a S. Gervasio piova, dopo 40 dì rifà la prova.
Medardo di Noyon.

9 Se piove il dì di Pentecoste tutte le entrate non son nostre.

10 S. Zaccaria la più lunga giornata che ci sia.
Valido fino al XIII secolo.

11 S. Barnabà l’uva viene e il fiore va.
È giorno di particolare importanza per le allegagioni e i pronostici.

12 S. Olimpia della scala zitta il cuculo e desta la cicala.

13 S. Antonio fiorisce la lavanda e lo stramonio.
S. Antonio da Padova.

15 Se piove per S. Vito il raccolto dell’uva se n’è ito.

17 S. Agrippino il merlo mangia la ciliegia e l’inquilino.
È il baco che sta nelle ciliegie.

20 Alla Madonna della Consolata la prima smielata.
Si toglie il miele dall’alveare.

21 Preghiamo il Padre Eterno sia d’estate che d’inverno.
Inizio dell’estate. Pensiamo a Dio nella buona e cattiva sorte, col caldo e col freddo.

22 S. Paolino le ciliegie a un quattrino.
S. Paolino da Nola fu nel V secolo l’inventore delle campane.

23  Se piove sul Signore in processione il raccolto del fieno è in confusione.
È il Corpus Domini. L’erba falciata si bagna e fa la muffa.

24 La notte di S. Giovanni il mosto entra nel chicco.

25 S. Gallican il granturco copre un can.
La pianta del granturco è alta quanto un cane da pagliaio.

26 La nebbia di S. Emogio fa l’oliveto mogio.
Dimezza il raccolto delle olive.

27 S. Onofrio eremita nel frutteto è un’altra vita.
Abbonda la frutta coltivata e selvatica.

28 S. Guglielmo da Vercelli fa seccare anche i ruscelli.

29 Fino a S. Pietro dagli pur dietro; da S. Pietro in là, lasciale andà.
Si riferisce alle api che sciamano e devono essere riprese.

30 Sant’Emiliana vuol veder sull’aia il pagliaio finito e la pagliaia.
Deve esser già rimesso il grano.

LUGLIO

1 S. Simeone porta la zucca col melone.

2 Pioggia della Visitazione dura fino al sol leone.
È la visita di Maria a Elisabetta.

3 Quando S. Tommaso viene, è l’orto che ti mantiene.

4 S. Elisabetta di Portogallo nel pollaio lascia un gallo.
Le galline non coveranno che a gennaio e ora puoi mangiarti tutti i galletti di primo e di secondo canto.

5 S. Filomena taglia l’avena.
Quella usata come farmaco.

6 S. Quirico dal caldo cane, tempo di peperoni
e melanzane.

9 S. Veronica provvedi ciò che serve: secca la frutta o facci le conserve.
Bisogna pensare alle provviste per la stagione fredda. È S. Veronica Giuliani.

10 S. Felicita raccogli la camomilla.

12 S. Giovanni dal caldo bollente pesca il gambero nel torrente.
S. Giovanni Gualberto.

14 Per S. Bonaventura l’arcangelica procura.
Era ritenuta una pianta medicinale portentosa.

15 S. Enrico il villano guarda il fico.
Per vedere come vengono i frutti maturi a settembre.

16 Per la Vergine del Carmelo rimetti il grano e non guardare il cielo.
È urgente togliere il grano dai campi e dalle aie dove può essere distrutto dagl’incendi.

18 Per S. Camillo e S. Sinforosa si lavora senza posa.
È S. Camillo de Lellis.

19 Per il Beato Cecco il luppolo e la barba di becco.
Beato Cecco da Pesaro. Piante medicinali.

20 Fino a S. Margherita il grano cresce nella bica.
È Margherita d’Antiochia. Il grano continua a ingrossare togliendo alimento dallo stelo.

21 S. Vittore dà l’origano migliore.
È al colmo della vegetazione.

22 Per S. M. Maddalena, se la nocciola è piena, il fico ben maturo, il gran copioso e duro, il grappolo serrato il vino è assicurato.

24 Per S. Cristina si sementa la saggina.
S. Cristina di Bolsena.

25 S. Giacomo e S. Anna l’anima entra nella castagna.

26 Se piove per S. Anna l’acqua diventa manna.

27 S. Pantaleone parte il rondone.

29 S. Marta rimetti il lume sotto la cappa.
Le giornate sono accorciate sensibilmente.

31 S. Ignazio di Loyola fa’ provvista di cicoria.
L’erba è usata come medicinale e le radici per il caffè.

AGOSTO

1 S. Alfonso de’ Liguori tutti i frutti son sapori.

2 Due d’agosto passa la nuvola del perdono.
È il Perdono d’Assisi.

4 S. Cherubino la castagna è come un lupino.

5 Per la Madonna della Neve zappa la vite se no non si beve.

7 Per S. Donato l’inverno è nato.

8 S. Domenico confessore di funghi manco l’odore.
I funghi appariranno con le prime acque di fine estate.

10 S. Lorenzo dei martiri innocenti cadon dal cielo carboni ardenti.

12 S. Chiara la ghianda è ancora amara.
Sarà pronta alla fine di settembre e cadrà col vento d’ottobre.

13 S. Radegonda germana il cocomero nella fontana.
Si mette in fresco pronto per la tavola. Si ricorda Radegonda di Wellemburg.

14 Gertrude beata torna in tavola la patata.

15 Per l’Assunta l’oliva è unta.

16 S. Rocco la rondine fa fagotto.

17 S. Settimino la castagna come un lupino.

18 S. Marina s’affaccia la susina.

19 S. Giordano rinfresca il monte e il piano.

20 S. Bernardo mette il fresco e caccia il caldo.

22 S. Timoteo la pesca alla finestra.
Appare tra le foglie.

24  S. Bartolomeo dal coltello, non fa male il brutto e non fa bene il bello.
I raccolti sono conclusi e il tempo è rilevante solo per l’aratura.

25 S. Ludovico anche lo spino ti è amico.
Sono mature le more selvatiche.

26  Per Simplicio e Timotea metti in serbo felce e altea.
Sono piante medicinali.

27 S. Onorato il marrone è ben tornato.

28 S. Agostino bagna la botte e bagna il tino.
Si prepara l’attrezzatura per la vendemmia.

29 S. Michele la succiola nel paniere.
Succiola è la castagna lessa, la ballotta.

30 S. Rosa anche la mosca si riposa.
Col fresco le mosche spariscono ed è un sollievo per tutti.

31 S. Isabella mette le toppe alla mantella.
Nella previsione del freddo si rassettano le vesti pesanti.

SETTEMBRE

1 S. Egidio la mosca dà più fastidio.
Col fresco le mosche si fanno insistenti.

2 S. Zenone le pannocchie sul carbone.
Si arrostiscono le pannocchie di gran turco sulla brace.

4 S. Rosa da Viterbo secca i fichi e mettili in serbo.

7 A S. Regina la zanzara è già in cantina.

8 Alla Madonna di marzo si ripongono,
alla Madonna di settembre si ritrovano.
Le lucerne sparivano nel tempo dell’Annunciazione (25) per riapparire in questo periodo, Natività di Maria.

9 Per S. Gorgon passa la lodola e il lodolon.
È il tempo delle migrazioni. Il «lodolon» è la calandra.

10 S. Nicola da Tolentino cogli la mora sullo spino.
Ora le more sono abbondanti e se ne fanno marmellate.

11 S. Leandro le starne alla vigna.
Le starne, ghiotte d’uva, si cacciavano vicino alle vigne.

12 S. Stefano re, la zanzara saluta me e te.

13 S. Giovanni Crisostomo il rospo sparisce dentro il fosso.
Non vanno ancora in letargo, ma si rintanano nelle zone umide.

14 Per S. Croce una pertica per noce.
È la festa dell’Esaltazione della Croce.

16 S. Eufemia si comincia la vendemmia.

17 S. Ariadane il luccio nel tegame.

18 S. Giuseppe da Copertino si veste il più piccino.

19 S. Gennaro il prato torna avaro.
Scompaiono le erbe commestibili.

20 Se il tuo fienile è pieno a S. Eustacchio non temer dell’inverno lo spauracchio.
Potendo alimentare gli animali si arriva bene a primavera.

21 S. Mattè la castagna ti cade ai pie’.

22 S. Maurizio martire del Signore si ara con la luna e con il sole.
È il periodo del faticoso lavoro d’aratura.

23 Se piove per Santa Polissena arrivano le zucche con la piena.

24 Nebbia per Santa Maria della Mercede, la cicala non si rivede.

25 Se a S. Geronzio tuona, l’invernata sarà buona.

26 Se a San Vittore piove e tira vento l’ape se ne va in convento.
Se il clima si fa invernale l’ape si ritira o accorcia i suoi voli.

27 SS. Cosma e Damiano ogni male stia lontano.
È un’invocazione: i due santi furono medici.

28 Se Santo Venceslao nel ciel fa lana si secca presto o tardi la fontana.

29 Michele delle sante schiere duce, pesa le ore dell’ombra e della luce.
È S. Michele Arcangelo che porta nella mano sinistra la bilancia con cui equilibra la spartizione perfetta del giorno e della notte (equinozio).

30 S. Sofia accendi la bugia.
Lucernetta che serviva per muoversi in casa. La sera fa già buio.

OTTOBRE

1 S. Remigio un giorno bello e l’altro bigio.

2 Per gli Angeli custodi cuoci zucca in tutti i modi.

4 S. Francesco poverello metti i frutti nel cestello.
Togliere la frutta dalle piante perché il freddo la può rovinare.

5 Per Santa Flavina fresco la sera e fresco la mattina.

S. Fede, chi è scalzo se n’avvede.

7 Per la Madonna del Rosario il pettirosso lascia il rovaio.

8 Per Santa Reparata ogni oliva è inoliata.

9 S. Abramo la lodola è ormai lontano.

10 S. Cerbone il cantarello si ripone.
Detto gallinaccio è un fungo autunnale che si può essiccare.

11 S. Folco i bovi al solco.
È il periodo dell’aratura per le semine novembrine.

12 S. Donnina è finita l’insalatina.
Quella che si raccoglie nei campi, ricomparirà a febbraio.

13 S. Omobono la neve o il tempo bono.

14 S. Celeste chi si spoglia e chi si veste.
Le piante perdono le foglie mentre la gente si copre per il freddo.

15 A S. Teresa semina a distesa.

16  A S. Gallo cento dì durallo.
Se piove per s. Gallo il maltempo durerà tutto l’inverno.

17 S. Gilberto si scartoccia al coperto.
La sera non si scartoccia più il granturco nell’aia.

18 S. Luca, la merenda è nella buca e il tordo trabuca.
Non è più possibile per i contadini fare cena nei campi dopo il lavoro, o genericamente si cena presto e si salta la merenda.

21 S. Irene chi semina semina bene.

22 S. Salomè, il fico manca e l’uva più non c’è.

23 S. Giovanni da Capestrano, vino nuovo e brache in mano.

24 S. Raffaele Arcangnolo stacca l’uva dall’appiccagnolo.
È già pronta l’uva passita da mettere in tavola.

25 S. Crispino e Crispiniano a ogni olivo sta un guardiano.
Un tempo le olive, come anche la frutta, erano oggetto di furti.

27 S. Sabina chiude il culo alla gallina.
Le galline smettono di far le uova per ricominciare verso gennaio.

28 S. Simone la nespola si ripone.

30 S. Marcello, la chiocciola nel corbello.
Con le piogge tornano le chiocciole.

31 Per il Beato San Saturnino si tasta il vino.
Per vedere se è già fatto e si può cominciare la svinatura.

NOVEMBRE

1 Per i Santi manicotti e guanti.

2 Per i Morti notti lunghe e giorni corti.

3 Per S. Uberto l’alveare sia coperto.

4 SS. Agricola e Vitale tempo di ghiande e festa del maiale.
Abbondano le ghiande di cui è ghiotto il porco, ma la festa del maiale è il giorno in cui viene salato.

5 S. Zaccaria saluta la castagna e così sia.
È inutile cercare nei castagneti le castagne rimaste: se le sono mangiate tutte gli animali.

6 A S. Severo pota il mandorlo, il pesco e il pero.

7 S. Prosdocimo e Daniele son mercanti di neve e di candele.
Arriva il freddo e il buio per cui occorrono candele.

8 Per i Quattro Incoronati vino dolce e semi salati.

9 S. Procolo Reginaldo pianta il carciofo e imbianca il cardo.
I cardi s’interrano per imbiancarli e consumarli verso Natale. 

10 S. Leone il gatto è già al focone.
Si è già piazzato nel canto del fuoco, detto popolarmente «focone».

11 L’estate di S. Martino dura tre giorni e un pochinino.

12 Se a S. Diego la neve viene lenta è buono il salcicciolo e la polenta.
S. Diego di Siviglia.

13 Sant’Omobono la neve o il tempo bono.

14 S. Serapione a destra il boccale e davanti il tizzone.

17 S. Elisabetta canta solo la civetta.
Gli altri uccelli o sono migrati o rifugiati nei boschi.

18 I denti della vecchia San Fredian l’aspetta.
Si prepara il freddo intenso.

21 Benigno il vino è ancora asprigno.

22 S. Cecilia romana, l’estate è andata e la primavera è lontana.

23 Per S. Clemente smetti la semente.

25 S. Caterina la neve alla collina.
È S. Caterina d’Alessandria.

26 Dai Quaranta Martiri in là vengono buoni i ceci e il baccalà.

28 A S. Gregorio Rufo si canta, si svina, si vive in cantina.

29 Tutto a suo tempo e rape in Avvento.
L’Avvento comincia dalla prima domenica intorno a S. Andrea.

30 S. Andrea piglia il porco per la sèa.
Prendi il porco per la setola: è il tempo di salare il maiale.

DICEMBRE

1 Sant’Ansano, uno sotto e uno in mano.
Lo scaldino.

2 Se piove per Santa Bibiana piove quaranta dì e una settimana.

3 S. Saverio il freddo fa sul serio.
È San Francesco Saverio.

4 S. Barbara beata fa più corta la giornata.

5 S. Crispina la vecchia aggiunge brace in casettina.
La cassettina era una specie di caldano quadrangolare di metallo, che emanava più calore del veggio di coccio.

6 S. Nicola di Bari la rondine passò i mari.

7 S. Ambrogio da Milano, fuoco acceso e fiasco a mano.
Scalda la stanza e tieni il fiasco del vino a portata di mano.

8 Da S. Concetta in là il freddo resta qua.
Il freddo si fa stabile. Festa della Immacolata Concezione.

9 S. Siro d’Oriente portan acqua tutti i venti.

10 Madonna di Loreto gelo davanti e ghiaccio di dietro.
Siamo già in mezzo al periodo freddo e il peggio deve venire.

11 S. Daniele, l’uva passa è come il miele.
L’uva posta ad appassire appesa nei palchi, nelle capanne, per fare vino liquoroso o per la tavola, è molto dolce.

13 S. Lucia il giorno più corto che ci sia.

14 S. Spiridione togli i frutti dal cantone.
Prendi la frutta messa a essiccare (fichi, uva, susine, mele) per accompagnare la mensa spoglia o fare festa.

16 S. Onorato, l’olio è impilato.
L’olio è dentro gli orci.

17 S. Cherubino il vino sta nel tino.

18 Per S. Amaranta pota e trapianta.

20 S. Macario di dicembre son finite le faccende.

21 S. Tommaso, la goccia al naso.

22 Se gela per S. Cheremone
sai che il lupo non mangiò mai stagione.
Sai che è il tempo del freddo e non protestare.

24 Chi non digiuna la vigilia di Natale corpo di lupo e anima di cane.

25 Natale coi tuoi e Pasqua con chi vuoi.

26 Dopo Natale s’aspetta Carnevale.
Finita la festa il pensiero
va leopardianamente a un’altra festa.

26 Santa Delfina freddo
al monte e alla collina.

28 Per i Santi Innocentini son finite le feste e li quattrini.

30 S. Mansueto, la scure al querceto.

31  Che sia sesto oppur bisesto chiude l’uscio S. Silvestro.
L’anno che sia stato buono (sesto) oppure bisestile (ritenuto comunemente sfavorevole), finisce chiuso dalla festa di Papa Silvestro I con il tradizionale cenone.
Tutte le cose buone o cattive finiscono.

2019, ecco il calendario dei Santi, tra cielo e terra
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