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Dal n. 21 del 29 maggio 2005

Agresti, due tesi per un vescovo

Recentemente sono state discusse alla Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Firenze due tesi per l'ottenimento della laurea in materie letterarie, che avevano come argomento Giuliano Agresti: un profeta del XX secolo e L'esperienza pastorale di Giuliano Agresti, vescovo di Lucca, rispettivamente di Moira Bartoli di S. Romano (PI) e di Cristina Ferniani di Empoli. Relatore il prof. Domenico Maselli, docente del Cristianesimo e di Storia delle religioni presso l'Università di Firenze.
DI FRANCO CERRI

di Franco Cerri
Recentemente sono state discusse alla Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Firenze due tesi per l'ottenimento della laurea in materie letterarie, che avevano come argomento Giuliano Agresti: un profeta del XX secolo e L'esperienza pastorale di Giuliano Agresti, vescovo di Lucca, rispettivamente di Moira Bartoli di S. Romano (PI) e di Cristina Ferniani di Empoli. Relatore il prof. Domenico Maselli, docente del Cristianesimo e di Storia delle religioni presso l'Università di Firenze.

È stata una graditissima sorpresa perché quanti eravamo ad assistere abbiamo avuto l'opportunità di immergerci in un tempo postconciliare, in cui il vescovo Agresti è stato davvero un profeta ed un trascinatore della Chiesa nel rinnovamento, con una ricchezza teologica e spirituale che le due studentesse sono riuscite magnificamente ad evidenziare, tanto che hanno ottenuto la laurea con 110 e lode. Nei giorni seguenti ho letto con attenzione e quasi con avidità le due tesi piuttosto voluminose e allora la sorpresa è stata ancora maggiore, nel notare con quanta cura e con quale spirito ecclesiale le due neo dottoresse hanno descritto la figura e l'opera di Agresti, con particolare riferimento al periodo fiorentino e al ministero episcopale a Lucca. Leggere le due tesi è come seguire passo passo un uomo, un credente, un vescovo, che ha speso la sua vita per la Chiesa, pagando di persona, lottando con quella fermezza che gli era propria e agendo con quell'amore che ha caratterizzato tutta la sua azione.

Ma scorriamo, sia pure sinteticamente, il cammino di Agresti, a partire da Firenze, lasciandoci guidare dalla tesi di Moira Bartoli. Moira ha fatto un grosso lavoro di ricerca e di interviste per comprendere bene la figura di Agresti. La tesi di Moira comprende anche le poesie di Agresti e riporta alcuni dipinti accompagnati da una interpretazione. E alla fine, riporta il testamento di Agresti. La tesi presenta l'ambiente familiare e il contesto in cui si è formato umanamente e cristianamente il vescovo Agresti e chi erano i suoi maestri. Si sofferma in modo particolare sul carisma francescano che è stato come il solco sul quale il Vescovo ha camminato nella sua vita. Segue il periodo fiorentino e gli anni del Concilio Vaticano II.

Una particolare sottolineatura viene data alle intuizioni innovative di Agresti sulla presenza del laicato nella Chiesa e l'importanza dei movimenti laicali, con particolare riferimento all'Azione Cattolica. Grande spazio viene dato al tempo in cui Agresti è stato Rettore del Seminario maggiore e la sua impronta nella formazione dei futuri preti. Non poteva mancare un'ampia parte riservata alla Comunità di Gesù, fondata da Agresti e considerata da Lui come un vero fiore all'occhiello. Una Comunità diventata punto di riferimento per i laici e la loro formazione. Ma la tesi ha uno spazio singolare anche su Agresti pensatore ed artista, musicista e pittore, ma soprattutto scrittore.

Il ministero episcopale di Agresti a Lucca è trattato nella tesi di Cristina Ferniani. Anche questo lavoro è frutto di una ricerca molto faticosa, perché Cristina si è dovuta documentare sui Bollettini diocesani della Chiesa di Lucca dal 1973, anno di ingresso di Agresti in diocesi, fino al 1990, anno della morte. Come pure ha consultato il settimanale diocesano di un tempo «Esare Nuovo», la pagina lucchese di Avvenire prima di Toscanaoggi e dal 1984 al 1990 Toscanaoggi-Lucca sette. Ed in particolare ha preso in esame le Lettere Pastorali di Agresti, dove maggiormente emerge la sua visione pastorale. Ed a completamento di questa ricerca ha effettuato anche alcune interviste.

La tesi inizia con l'ingresso di Agresti nella diocesi di Lucca nel maggio 1973, i primi incontri con il clero, con i fedeli, i primi passi nella conoscenza della diocesi, il suo impegno nella ristrutturazione della diocesi stessa per favorire una maggiore comunione tra i preti, tra questi e i fedeli laici, tra le parrocchie. Una particolare attenzione viene posta alla teologia ecumenica di Agresti e a tutta una serie di iniziative attivate per un dialogo con le altre confessioni cristiane.

Fin dall'inizio del suo ministero a Lucca, Agresti rivela una vasta e profonda cultura, il suo senso profetico, la capacità di saper leggere i segni dei tempi. Cristina fa emergere dalla pastorale di Agresti alcuni punti fondamentali: la formazione dei laici, la catechesi agli adulti, la Liturgia ed in particolare il Giorno del Signore, l'attenzione al territorio e alle situazioni di povertà, il problema giovanile, la missione e la comunione con le Chiese sorelle, l'apertura al mondo, l'impegno per la pace.

Un capitolo della tesi è interamente riservato all'impegno ecumenico di Agresti, la sua passione per l'unità dei cristiani, la ricerca del dialogo con i rappresentanti delle varie confessioni cristiane, cominciando dalla piccola comunità evangelica valdese di Lucca e il suo pastore Domenico Maselli, l'insistenza per la preghiera per l'unità dei cristiani non solo nella Settimana dal 18 al 25 gennaio, ma soprattutto nella Settimana di Pentecoste. Agresti volle a tutti i costi che la preparazione alla Pentecoste fosse una preghiera intensa allo Spirito Santo, il solo capace di creare comunione tra i credenti in Gesù, tra le Chiese.

La morte del vescovo Agresti divenne anch'essa occasione di comunione, un vero evento ecumenico, per la presenza dei responsabili di diverse confessioni cristiane. Anche Cristina, come Moira, nella sua tesi, ci fa gustare l'amore di Agresti per la Chiesa, l'amore per l'umanità, il desiderio di portare a tutti la gioia del Vangelo.

A mio modesto parere, le due tesi su Agresti meriterebbero di essere conosciute per non dimenticare un Vescovo, il quale, come dice Petre Coman, nell'intervista a Cristina, a «guardarlo era come quando ci si sofferma ad osservare un quadro per molto tempo con lo sguardo fisso e alla fine ci si sente attirati da ciò che si sta guardando, come se quell'immagine stesse emanando un qualcosa». E quel «qualcosa», aggiungiamo noi, è l'amore per Cristo e la Chiesa, per cui il vescovo Agresti ha dato tutto. Si può ben dire che fu come un'icona non solo per la Chiesa di Firenze e di Lucca, ma per la Chiesa in Italia. Ma, come spesso avviene per i profeti e i grandi testimoni della fede, ci accorgiamo di loro quando non li abbiamo più in mezzo a noi.

La biografia
Mons. Giuliano Agresti, nato a Barberino di Mugello nel 1921, fu ordinato sacerdote nel 1945. Dopo una prima esperienza in cura d'anime al Galluzzo di Firenze, fu a Roma nel 1952, quale vice assistente nazionale dei Maestri cattolici e nel 1955 si laureava in teologia alla Pontificia Università Gregoriana con una tesi su Santa Maria Maddalena de' Pazzi, la grande mistica fiorentina. Ritornato a Firenze riprese la sua attività come assistente dell'Azione cattolica e insegnante di teologia nel Seminario diocesano. Nel 1960 gli fu affidata la direzione di tutto il laicato cattolico fiorentino per un ulteriore incremento della presenza dei laici nella Chiesa. Dal 1964 Rettore del Seminario maggiore fiorentino, nel 1966 fu nominato Vicario episcopale per l'Apostolato dei laici. Mentre esercitava queste mansioni fu chiamato, nel 1969, dal Santo Padre alla Cattedra arcivescovile di Spoleto. Consacrato Vescovo in S. Maria del Fiore il 21 dicembre 1969, fece il suo ingresso a Spoleto nel gennaio del 1970 ed ivi rimase fino al maggio del '73, quando divenne Arcivescovo di Lucca dove è morto il 18 settembre 1990. Nella sua molteplice azione pastorale di sacerdote e di vescovo, Mons. Agresti non ha mai abbandonato l'attività letteraria. Ha infatti collaborato a giornali e riviste: è autore di libri e di opere in collaborazione.

Alcune opere
«La gioia della Verità. Meditazioni sul Vangelo», Libreria editrice fiorentina, 1963
«Teologia della gioia», Città nuova editrice, 1966.
«L'Amore non amato. Antologia di S. Maria Maddalena de' Pazzi», Città nuova editrice, 1974.
«Questo Mirabile Credo», Ave, 1975.

Opere in collaborazione
«Cristianesimo Vivo», Ist. Padano arti grafiche, 1960.
«La santità nel Popolo di Dio», Ed. Dehoniane, 1967.
«Teologia e magistero», Ed. Ancora Milano, 1968.
«Riflessioni sulle letture bibliche della Festa», Libreria Editrice Fiorentina, 1973.
«Forza evangelizzatrice della vita religiosa», Cism Roma, 1974.

Le due tesi
Recentemente alla Facoltà di scienze della formazione dell'Università di Firenze sono state discusse (come si dice nell'articolo accanto) due tesi che avevano come argomento «Giuliano Agresti: un profeta del XX secolo», e «L'esperienza pastorale di Giuliano Agresti, vescovo di Lucca», rispettivamente di Moira Bartoli di San Romano (Pisa) e di Cristina Ferniani di Empoli. Moira Bartoli ha intervistato: Marisa Agresti ed Elisabetta Tredici, rispettivamente sorella e nipote di Giuliano Agresti; don Mario Lupori, insegnante di Storia della Chiesa; don Averardo Dini, amico di Agresti; don Renzo Pulidori, compaesano di Agresti; Leda Minocchi e Cecilia Giannini della Comunità di Gesù di Firenze; Alberto Migone, direttore di Toscanaoggi; don Elio Agostini, parroco della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie, Isolotto; don Marco Calamandrei, parroco di san Bartolomeo in Tuto, Scandicci (FI); don Giampiero Costagli, parroco di san Piero in Mercato, Montespertoli (FI), segretario di Agresti nel 1990; mons. Giovanni Cavini, parroco di S. Andrea, Empoli; don Piero Raffaelli, parroco di Cerasomma e Montuolo (LU), segretario di Agresti dal 1985 al 1990; mons. Giovanni Villani, Curia Vescovile di Firenze; Domenico Maselli, pastore della Chiesa evangelica valdese di Lucca.

Anche Cristina Ferniani ha effettuato numerose interviste. A completamento della sua ricerca, infatti, ha intervistato: mons. Alberto Ablondi, vescovo emerito di Livorno; don Piero Raffaelli; Domenico Maselli; don Franco Cerri, parroco di Lunata, direttore della Caritas diocesana dal 1981 al 1992, coordinatore delle pagine di «Lucca sette» di Toscanaoggi dal 1984 al 2004; Piero Bensi, pastore emerito della Chiesa evangelica battista; Jurg Kleemann, pastore luterano; Petre Coman, arciprete della Chiesa ortodossa rumena di Firenze.

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