Cultura & Società
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Dal n. 34 del 28 settembre 2003

Al Bancarella Cosmi batte Cannavò

Non è bastata una vita, la sua «vita in rosa», per avere la meglio su Serse Cosmi. Candido Cannavò, per diciannove anni direttore de «La Gazzetta dello Sport», c'è sicuramente rimasto un po' male per la sconfitta, sia pur di misura, patita nel pomeriggio di lunedì 22 settembre al Teatro della Rosa di Pontremoli in occasione del 40° Bancarella Sport, ma ha dimostrato di accettarla con grande fair play. «L'uomo del fiume» – come lo descrive il titolo del libro scritto a quattro mani con Enzo Bucchioni ed edito da Baldini & Castoldi – ha finito per avere la meglio al termine di uno spoglio dei voti combattutissimo ed emozionante che per lungo tempo ha visto in lizza per la vittoria finale anche altri due titoli, «Enzo Ferrari» di Leo Turrini e «Ho sognato l'impossibile» della velista solitaria Ellen MacArthur.
DI MARCO LAPI

Al Bancarella Cosmi batte Cannavò

di Marco Lapi
Non è bastata una vita, la sua «vita in rosa», per avere la meglio su Serse Cosmi. Candido Cannavò, per diciannove anni direttore de «La Gazzetta dello Sport», c'è sicuramente rimasto un po' male per la sconfitta, sia pur di misura, patita nel pomeriggio di lunedì 22 settembre al Teatro della Rosa di Pontremoli in occasione del 40° Bancarella Sport, ma ha dimostrato di accettarla con grande fair play. «L'uomo del fiume» – come lo descrive il titolo del libro scritto a quattro mani con Enzo Bucchioni ed edito da Baldini & Castoldi – ha finito per avere la meglio al termine di uno spoglio dei voti combattutissimo ed emozionante che per lungo tempo ha visto in lizza per la vittoria finale anche altri due titoli, «Enzo Ferrari» di Leo Turrini e «Ho sognato l'impossibile» della velista solitaria Ellen MacArthur. Tre giornalisti sportivi, quindi, ai primi posti (come ha sottolineato nel suo intervento il presidente dell'Unione stampa sportiva italiana, Antonello Capone), con l'«intrusione» dell'allenatore del Perugia in qualità di coautore ma soprattutto di inimitabile «materia prima» per la sua scalata da una squadra da bar alla serie A, senza niente alle spalle o attorno che potesse far prevedere una simile carriera. Un Cosmi che non ha fatto mancare la sua presenza nonostante l'imminente trasferta a Dundee per l'esordio degli umbri in Coppa Uefa dopo la vittoria nell'Intertoto, come non l'hanno fatta mancare gli altri, ad eccezione della MacArthur – impegnata nell'ennesima regata – e di Gianni Clerici, che aveva già annunciato di rinunciare alla gara.

Magari, chissà, se fossero mancati Serse o Cannavò avrebbe potuto forse sostituirli Maurizio Crozza con le sue incredibili, eccezionali imitazioni. E invece le poche frasi dette sul palco dai due mattatori del premio, sia prima che dopo il verdetto finale, ci hanno fatto riscoprire due grandissimi «originali», in grado di testimoniare con quanta umanità si possa vivere anche il difficile mondo dello sport professionistico, dalla parte dei protagonisti come da quella di chi lo racconta. Ed ha quasi commosso Cosmi quando – dopo essersi sinceramente schermito, attribuendo a Bucchioni i meriti del successo – ha dedicato la vittoria a Lauro Minghellini, suo calciatore ai tempi dell'Arezzo, oggi in sedia a rotelle a lottare contro il morbo di Lou Gehrig, ed ha spronato chi di dovere a far qualcosa di più contro questa tremenda malattia.

Assenza di rilievo è stata invece quella di Giorgio Tosatti, presidente della commissione di scelta che aveva selezionato i sei volumi finalisti e conduttore annunciato della manifestazione. Che, tuttavia, non ci ha davvero perso, e non solo dal punto di vista estetico: Barbara Brighetti – paracadutista estrema detentrice, dal 1993, del record mondiale di lancio femminile in quota senza ossigeno (da 10 mila 900 metri) e di quello assoluto di caduta libera (10 mila 150 metri) – da ospite d'onore si è improvvisata, all'ultimo momento, presentatrice bravissima e spigliata. Entusiasmo e simpatia anche per la dolcissima neo-mamma Diana Bianchedi – madrina ufficiale del 40° premio e medaglia d'oro a Sidney nel fioretto femminile a squadre con Giovanna Trillini e Valentina Vezzali – nonché per il presidente nazionale del Panathlon International Vittorio Adorni, ormai di casa da queste parti anche per la vicinanza con la sua Parma.

Ma i pontremolesi presenti, assieme a tutti gli altri invitati, hanno sottolineato con grandi applausi anche i premi speciali conferiti al loro concittadino Massimo Pasquali, medaglia d'oro di equitazione (categoria dressage) agli ultimi campionati italiani della Federazione sport disabili, e all'ottantenne esponente del Panathlon Mario Trivelloni, da sempre propugnatore dello sport in Lunigiana nonché con una grande storia di partigiano cattolico alle spalle. Figure su cui varrebbe la pena soffermarsi più a lungo – e magari lo faremo in un'altra occasione – proprio perché lo sport è anche questo, anzi è soprattutto questo. È il settantenne aullese che ancora continua a giocare a calcio con la stessa passione di quando fu chiamato in Liguria dall'Entella Chiavari, è la passione con cui più o meno alla stessa età il segretario del premio Giorgio Cristallini continua ad organizzare con successo questa manifestazione unica nel suo genere, nata per caso quattro decenni or sono in occasione di un pranzo tra amici in una trattoria pontremolese e in questa quarantesima edizione preceduta da un importante convegno medico-scintifico su «Sport e movimento», per essere non solo celebrazione letteraria ma contributo concreto, utile a tutti gli «addetti ai lavori».

E forse non è un caso – anzi, vogliamo pensarlo come un piccolo segno – il fatto che tutto questo sia avvenuto in un giorno tristissimo per lo sport italiano, il giorno in cui il cuore del diciannovenne Sergio Ercolano, in coma dopo la caduta dagli spalti del Partenio, ha cessato di battere, trasformando così in tragedia la folle serata di guerriglia che sabato 21 aveva impedito lo svolgimento di Avellino-Napoli. Un lutto su cui, nonostante il Bancarella, Candido Cannavò ha trovato il tempo di scrivere ancora un editoriale, apparso puntuale sulla «Gazzetta» del giorno seguente. Di certo lo avrà fatto nella speranza che, oltre alla sua vita, possa essere finalmente un poco rosa anche il futuro del nostro calcio.

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