Cultura & Società

Amarone della Valpolicella: un “giovane” rosso dalle eccellenti qualità

In poco più di 80 anni, però, questo vino si è imposto sul mercato nazionale e si è fatto conoscere anche all’estero. Conosciuto, ricercato e apprezzato da tutti wine lovers, continua a riscuotere un grandissimo successo in ogni parte del mondo. Un successo raggiunto, senza dubbio, grazie alle sue qualità superiori e a particolari uvaggi autoctoni che sono coltivati esclusivamente in un fazzoletto di terra chiamato Valpolicella.

La commercializzazione dell’Amarone è iniziata solamente nel 1953, ma da allora ad oggi, la sua diffusione è si è propagata a macchia d’olio. Oggi è possibile acquistarlo in diverse cantine fisiche ed enoteche online, come ad esempio su www.vogadorivini.it Questo non è sicuramente l’unico vino ad essere prodotto in Valpolicella, ma è senza dubbio quello che più di ogni altro, ha contribuito a rendere famosa questa zona al resto del mondo e degli appassionati di enologia.

Amarone della Valpolicella: un vero colpo di fortuna!

L’Amarone della Valpolicella è nato per errore nel lontano 1936 presso la Cantina Sociale Valpolicella. Durante la fermentazione del già famoso Recioto, una botte venne dimenticata e, di conseguenza, la fermentazione del vino al suo interno, continuò per un tempo superiore allo standard. L’allora capocantina, Adelino Lucchese, ritrovata la botte, volle assaggiarne il contenuto. Grande fu la sorpresa quando scoprì che al suo interno si celava un vero e proprio tesoro allo stato liquido. In quell’occasione Adelino esclamò: “Questo non è un amaro, è un amarone!”.

 

La frase divenne celebre e finì per essere usata per conferire il nome al vino scoperto da Lucchese. La prima etichettatura è stata nel 1938, mentre la commercializzazione solo nel 1953. È del ’68 invece la stesura del disciplinare e il riconoscimento come vino DOC (Denominazione di Origine Controllata).

 

Disciplinare dell’Amarone: base ampelografica e percentuali d’impiego

Il disciplinare di un vino stabilisce le regole di produzione di un determinato prodotto. In particolare riporta:

 

  • zona di produzione

  • Base ampelografica (vitigni ammessi e loro percentuali)

  • Norme per la viticoltura (tra cui l’indicazione delle rese per ettaro)

  • Norme per la vinificazione (tra cui l’indicazione del titolo alcolometrico)

  • Norme per l’etichettatura ed il confezionamento

  • Tipologia e caratteristiche dei vini al consumo

 

Per quanto riguarda l’Amarone i vitigni consentiti nella sua produzione sono:

 

 

  1. Corvina Veronese (Cruina o Corvina) dal 45% al 95 %; è tuttavia ammesso in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%, in sostituzione di una pari percentuale di Corvina

  2. Rondinella dal 5 % al 30 %

 

Possono concorrere alla produzione di detti vini, fino ad un massimo del 25% totale le uve provenienti dai vitigni:

 

  • a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti approvato con DM 7 maggio 2004 (GU n. 242 del 14 ottobre 2004) e successivi aggiornamenti (allegato 1), nella misura massima del 15%, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato

  • classificati autoctoni italiani ai sensi della legge n. 82/06, art. 2, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione per la Provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti approvato con DM 7 maggio 2004 (GU n. 242 del 14 ottobre 2004) e successivi aggiornamenti (allegato 1), per il rimanente quantitativo del 10% totale.

 

È inoltre stabilito che la resa massima delle uve in vino finito non deve essere superiore al 40%.

 

Come viene prodotto

Per produrre l’Amarone della Valpolicella sono utilizzati gli uvaggi di Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta e Negrara. La vendemmia si tiene a fine settembre ed è ancora eseguita a mano. Le uve sono raccolte in apposite cassette e lasciate riposare per tutto gennaio e febbraio. Durante questo lungo periodo avviene l’appassimento.

 

Si tratta di una tecnica naturale che prevede di lasciare a riposo gli uvaggi per diversi mesi, affinché l’acqua contenuta negli acini, evapori. In questo modo zuccheri, acidi organici, Sali minerali e profumi si concentrano maggiormente. Si dice che l’uva è soggetta a sovramaturazione ed è la tecnica adottata per produrre appunto i vini passiti.

 

Successivamente il vino è fatto fermentare dentro vasche in acciaio e affinato in botti di rovere francese, chiamate barriques da 225 litri. L’affinamento dura 24 mesi e poi passa in bottiglia per altri 12, prima di poter essere venduto.