Cultura & Società
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Da Pisa un gioco da tavolo per conoscere la vita di Gesù

Parte da Betlemme. Compie varie serpentine. Scende nel deserto. Risale in Galilea. Finisce a Gerusalemme. È il percorso (66 caselle) che segna La vita di Gesù. Questo il nome di un gioco da tavolo ideato a Pisa (da «Rebus Project») e in distribuzione da questo mese. Si può giocare, anche in gruppi, da due a sei. Obiettivo? «Conoscere Gesù divertendosi».
DI MAURO BANCHINI

di Mauro Banchini
Parte da Betlemme. Compie varie serpentine. Scende nel deserto. Risale in Galilea. Finisce a Gerusalemme. È il percorso (66 caselle) che segna La vita di Gesù. Questo il nome di un gioco da tavolo ideato a Pisa (da «Rebus Project») e in distribuzione da questo mese. Si può giocare, anche in gruppi, da due a sei. Obiettivo? «Conoscere Gesù divertendosi». E l'operazione, nella sua semplicità, si presta per aiutare il decennio dedicato alle sfide del progetto educativo.

È un gioco bilingue (anche in inglese) e consiglierei a tutti, in particolare a quelli che stanno già storcendo quel tipo di «nasi» pseudo intellettuali dotati di molta «puzza» (parecchie le «puzze sotto al naso» anche nelle nostre comunità), consiglierei di proseguire la lettura.

Fra i protagonisti (oltre a Gesù, ma lui – oggettivamente – gioca ... un campionato diverso) c'è un tale che proprio non te lo aspetteresti. Antonio Aiazzi, uno tra i fondatori – insieme a Piero Pelù, detto El Diablo – di un gruppo rock, nato nella Firenze del 1980: i famosi «Litfiba». Band – certifica Wikipedia – assai influenzata dal punk. Aiazzi, è il tastierista storico. Gente che suona (o suonava) «Proibito» e «Sogno Ribelle», «Terremoto» e «Yassassin», «Urlo» e «Sole nero». Rock duro e cattivo, massiccio. Rock impegnato.

Aiazzi (leggo sempre da Wikipedia: si sarà capito che fra le tante mie ignoranze c'è, purtroppo, anche quella sui Litfiba) viene soprannominato «il marchese» o «Aiace». Sta con la band fino quasi al suo scioglimento, ma nel frattempo collabora con la moglie, Nathalie Chaineux, una belga che con la sua «Rebus Project» è lanciatissima nella ideazione dei giochi. La società (con sede in Belgio), fatta dai coniugi, è da tempo sul mercato con un gioco assai fortunato («I toscanacci») che ha avuto così successo da proseguire con «I romanacci», «L'Italia & gli Italiani» e con altre prossime edizioni nell'Italia delle tante patrie.

Una sera di due anni fa – spiega Antonio – eravamo davanti alla tv con Nathalie: passava un programma («non ricordo il nome, ma mi fece proprio arrabbiare»). «Un attacco diretto, duro, implacabile non solo contro la Chiesa ma anche contro il cattolicesimo e la sua cultura». Aiazzi ci tiene a dirlo: non è praticante. «So che la fede è qualcosa di forte che devi sentire dentro e che ti cambia la vita. Io tutto questo, dentro, non ce l'ho».

Come milioni di altri bambini, fece il chierichetto e il suo primo strumento, lui che poi sarebbe diventato un mago delle tastiere, fu l'organo nella sua chiesa. «Abbastanza agnostico», quella sera qualcosa comunque scattò. «Con Nathalie ci siamo sentiti feriti. E pure incavolati perché nessuno, tranne Massimo Cacciari, ritenne di infuriarsi e di protestare davanti a quel tipo di attacchi che colpivano una identità precisa, la nostra». E fu allora che nacque l'idea del gioco sulla vita di Gesù. «Anche perché – prosegue l'abbastanza agnostico Aiazzi ed è facile riscontrarlo – a giro c'è poca conoscenza sulle Scritture. Basta ricordare le figure cacine, nei quiz, quando arrivano domande su fede e religione».

Capendo bene che il terreno può essere scottante e non volendo scivolare su errori, Nathalie e Antonio chiedono aiuto in Vaticano. Puntano su Ravasi. Da qui arrivano alla Cei e al Progetto culturale che apre loro le porte della diocesi di Pisa. Vengono coinvolti il segretario del vescovo, il rettore del seminario, il direttore del Centro per la Catechesi della diocesi. Non manca una suora. E non mancano altri «consulenti» locali che si fanno coinvolgere nel progetto, lo affinano, ne cancellano le incertezze, consigliano, aiutano a districarsi, riducono a 600 le iniziali 1.000 domande.

Già perché il gioco si basa su domande: 6 tipi di argomenti differenti. Si sceglie un argomento tirando il dado blu e per avanzare si getta il dado rosso. Durante il percorso viene gestito un piccolo budget (per le spese di viaggio, le escursioni, la locanda…) e si incontrano «tanti piccoli dispetti» capaci di movimentare il gioco. I più piccoli – fra i 4 e i 9 anni – possono giocare con il solo dado rosso e, allora, tutto si riduce a un semplice gioco dell'Oca. I più grandi (e non esistono limiti di età, in alto) fanno il gioco completo.

Ecco alcune tra le 600 domande (Antico Testamento, Geo&Natura, Gesù nel suo tempo, Parabole&Miracoli, Storia di Cristo. Più un Pappa Ciccia&Vino con quesiti su aspetti legati al cibo nelle Scritture): fino a che età visse Matusalemme? Cosa chiese Dio ad Abramo come prova massima di fede? Quale albero annunciava la primavera in Palestina? Quale era la lingua parlata ai tempi di Gesù? Quale apostolo lo ha tradito? Di cosa si nutriva Giovanni Battista nel deserto? Quale bevanda veniva offerta per dare il benvenuto agli ospiti? Come Gesù guarisce il lebbroso? Chi era Erode il Grande? Cosa è il Campo di Sangue? Che successe al velo del Tempio alla morte di Cristo?

Il gioco sta per essere distribuito, in tutta Italia, nelle librerie San Paolo e da Giochi Uniti che ne cura anche l'edizione. Parlando con l'ex Litfiba (da due anni ha appeso le tastiere al chiodo. «Ma ne sento forte la mancanza – dice – e magari dal 2011 riprendo davvero»), una domanda gliela devo comunque fare. «Affascinato da Gesù Cristo?».

Vari secondi di silenzio, al telefono. «Bella domanda. A me non sono le domande a mancare: casomai mi mancano le risposte. Posso però dire di sentirmi diverso e forse è anche merito di questa avventura che, con un gioco, mi ha fatto scoprire cose che ignoravo, aspetti che mi hanno meravigliato. Io – ripete – la fede non ce l'ho, ma non accetto ciò che vedo: praticanti che quasi si vergognano di dirlo e non reagiscono a offese verso una identità comunque importante».

Fra i singoli dei Litfiba ce n'è uno intitolato «Giorni di vento». E siccome la presenza di Dio è fin troppo facile collegarla al vento, impossibile non pensare che il vento, come lo Spirito, soffia dove vuole e, spesso, nelle direzioni più impensate. Magari, dunque, anche un piccolo gioco da tavolo può fare la sua grande parte in una Italia dove, fra un po', nessuno saprà cosa volessero raffigurare i grandi pittori dipingendo, di continuo, un bambino in braccio a una donna. O un uomo mezzo nudo attaccato a una croce.

Un'iniziativa utile per famiglie e catechisti

«Un gioco che può essere utile proprio per quella prima evangelizzazione di cui si sente così forte bisogno». Così, da Pisa, don Piero Dini, direttore del Centro diocesano per la catechesi e la evangelizzazione e fra i consulenti per «La vita di Gesù», gioco da tavolo nel quale si avanza solo se si risponde giusto a domande riguardanti Gesù e le Scritture. Insieme a mons. Roberto Filippini, biblista e rettore del Seminario di Santa Caterina, Andrea Tomasi docente universitario a Pisa e collaboratore del Progetto Culturale Cei, l'educatrice suor Marianna e don Marco Formica segretario dell'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, don Dini ha collaborato con «Rebus Project» (www.rebusproject.it ) nell'impostazione del gioco.

«Ci venne inizialmente chiesta, dal Servizio Nazionale per il Progetto Culturale, una prima verifica per capire se questo poteva essere uno strumento utile per la pastorale. In piena e bella collaborazione con gli ideatori del gioco, abbiamo visionato una prima bozza e poi fornito contributi per quelle successive fino al lavoro definitivo». Sono state, in particolare, sfoltite di molto le risposte, eliminate le domande con maggiore grado di ambiguità. Ne è uscito un prodotto che bene si presta sia per un utilizzo semplicemente culturale (In un Paese dove c'è grande bisogno anche di questo») sia a servizio di una azione pastorale. Don Piero sottolinea in particolare che il gioco può essere utile nelle famiglie, per una sorta di «staffetta fra generazioni»: giocando con genitori e nonni, i più piccoli possono apprendere molto. E magari, aggiungo io, può pure capitare il contrario. Oltre che a un utilizzo nelle famiglie, don Piero evidenzia anche il possibile supporto didattico per catechisti e anche, almeno fino alle medie inferiori, per insegnanti di religione cattolica. Praticabile, e stimolante, anche un ulteriore valore: il contributo in termini di conoscenze interreligiose; molte, infatti, le domande sul mondo e sulle tradizioni ebraiche. Esiste anche un altro profilo educativo: il gioco da tavolo («Have fun learning about Jesus!» – «Conoscere Gesù divertendosi!») è in vendita in edizione bilingue, con scritte in italiano e in inglese. Una curiosità a elevato tasso simbolico: i giocatori troveranno anche due carte in bianco. Servono per creare, su Gesù, nuove domande e nuove risposte. Agli autori ritenuti migliori verrà inviato un premio.

Da Pisa un gioco da tavolo per conoscere la vita di Gesù
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