Cultura & Società
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Dalle «Leggi di Fiesole» i canoni della bellezza e del paesaggio

Finalmente tradotto per la prima volta in italiano  il «decalogo della bellezza» che John Ruskin (1819-1900), uno dei maggiori teorici del restauro e della conservazione  della seconda metà dell'Ottocento, scrisse nel 1878 dopo la sua permanenza  a Firenze.
DI FRANCESCO GURRIERI

Parole chiave: cultura (219), arte (172), restauro (20)

di Francesco Gurrieri

Le «Leggi di Fiesole» sono le Leggi della bellezza. Furono pubblicate in Gran Bretagna col titolo di The Laws of Fiesole e fino ad oggi mai tradotte nella nostra lingua. L'investigazione più dettagliata della presenza di John Ruskin in Toscana si deve a Jeanne Clegg e Paul Tuker che, nel 1993, realizzarono la mostra «Ruskin e la Toscana» nel «Centro Ragghianti» del San Micheletto a Lucca, allora diretto dal bravo Pier Carlo Santini.

Il prezioso catalogo, pubblicato dalla Ruskin Gallery-Collection of The Guild of St George di Sheffield (tradotto da Caterina Ranchetti) resta il contributo testimoniale più sistematico dei viaggi di Ruskin in Italia e in Toscana, in particolare, ma non ci dice delle «Leggi di Fiesole».

Com'è noto, Ruskin (1819-1900) fu, con Viollet-le-Duc, Alois Riegl, Victor Hugo e il nostro Camillo Boito, fra i maggiori teorici del restauro e della conservazione della seconda metà dell'Ottocento: a lui si debbono importanti intuizioni, ancor oggi di grande attualità, quale l'idea che noi non abbiamo alcun diritto di toccare i monumenti, «Non sono nostri. Essi appartengono, in parte, a coloro che li hanno costruiti ed in parte a tutte le generazioni umane che ci seguiranno»: un concetto che è stato poi raccolto dall'Unesco per i beni culturali del pianeta.

Ma veniamo alla novità di queste leggi «fiesolane». Ruskin, che si era laureato a Oxford fece più di un tour in Italia, a partire dal 1840: vi tornerà nel 1845, nel 1846, nel 1872 ove si tratterrà oltre quindici giorni a Firenze. È in questa occasione, soprattutto, che è da dedurre la sua salita a Fiesole, e il concepimento delle «leggi» che pubblicherà cinque anni dopo; di queste meditazioni fiesolane fanno testo i suoi disegni e i suoi acquarelli della Badia Fiesolana, delle mura etrusche e, in particolare, la «Veduta di Firenze da Fiesole» di John Murray (1820) – ispirata ad uno studio del grande Turner a sua volta mutuato da un disegno dell'architetto James Hakevill che Ruskin esporrà nel 1878 alla Fine Art Society. Così, la familiarità con Fiesole consente di riconoscere la terrazza ancor oggi esistente nella salita che da piazza Mino porta al convento francescano.

Ma cosa sono queste «leggi di Fiesole» espresse dall'apostolo della bellezza, come ebbe a definirlo il suo più appassionato biografo, Robert de la Sizeranne che pubblicò per Hachette, con grande successo «Ruskin et la Réligion de la Beauté»? Si tratta di una fondazione ontologica sull'arte dell'uomo. Organizzate in dodici articoli, ci dicono, ad esempio, che «l'arte dell'uomo è l'espressione del suo piacere, razionale e disciplinato, per le forme e le leggi della creazione di cui egli è parte» (1a legge), che «finché è la ragione a governare, o la disciplina a porre dei limiti l'arte – perfino quella degli animali – diventa umana, grazie a tali virtù; ma mai, ritengo, perfettamente umana, perché, che io abbia visto finora, non esprime mai un apprezzamento, per quanto inconscio, delle leggi divine...» (3ª legge), «...che la vostra arte deve essere la lode di qualcosa che amate...» (6ª legge), che «... è nobile solo quel quadro dipinto nell'amore della realtà. È un principio che abbraccia lo scopo più alto dell'Arte; è anche quello che ne guida con sicurezza i primi passi. Se volete disegnare per rappresentare qualcosa cui tenete , procedete alla svelta e senza intoppi. Se disegnate per ottenere un bel disegno, non lo realizzerete mai» (8ª legge), «se le conosciamo, le nostre debolezze diventano la nostra forza, e la gioia di ogni pittore, che pure lo limita, è anche il dono che lo rende incantevole...» (11ª legge).

Ed altra ancora fu la sua intuizione della bellezza: quella dell'unicità e dell'organicità del capolavoro, del «monumento» che oggi, per ragioni pratiche e di parcellizzazione disciplinare abbiamo dimenticato; dirà Ruskin: «E quando siete a Firenze, davanti al campanile di Santa Maria del Fiore, voi potete vedere la prova dell'unione delle arti... nei pannelli esagonali con i bassorilievi uno rappresenta la Pittura, sotto forma di un pittore nella sua bottega. In questi bassorilievi sono le pietre miliari della torre più perfetta costruita in Europa. Questa pietra è stata scolpita dalla mano del suo architetto, e di più, questo architetto-scultore, Giotto, era il più grande pittore del suo tempo».

Ora queste «Leggi di Fiesole», finalmente tradotte, possono accompagnare degnamente quelle «Mattinate fiorentine» (Mornings in Florence) che hanno legato e continuano a legare la nostra cultura al grande «apostolo della bellezza».

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