Cultura & Società
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Editing genetico: Scienza&Vita, «opportunità e rischi. Argomentare in chiave umana ma in modo scientifico e fondato»

«Scienza & Vita si attesterà sempre più negli anni come un luogo di approfondimento scientifico e culturale» perché questi temi «richiedono capacità di entraci in modo scientifico e fondato. Questo è un luogo in cui tutti noi ci dobbiamo impegnare». Così Alberto Gambino, prorettore dell'Università europea di Roma e presidente nazionale di Scienza & Vita, inaugurando oggi a Roma i lavori del XVII convegno nazionale dell'associazione intitolato «Editing genetico. Saremo davvero tutti perfetti?».

Il manifesto del Convegno

Obiettivo dell'appuntamento, esplorare il complesso - e ormai urgente - tema dell'editing genetico, ovvero la possibilità di modificare la sequenza del Dna delle nostre cellule. «Si tratta - prosegue Gambino - di sintonizzarci, come fa Papa Francesco, con l'umanità. Papa Francesco è un ponte verso l'umanità e il tema della cultura dello scarto per me è sempre un punto di riferimento». Di qui il richiamo al recente incontro di una delegazione dell'associazione con il Pontefice e la sua esortazione ad «argomentare in chiave umana i temi che affrontiamo». In questo orizzonte, il tema del fine vita «è fondamentale - prosegue il presidente di Scienza & Vita - tanto più oggi che abbiamo un'ordinanza problematica della Corte costituzionale che indica al Parlamento una strada che potrebbe significare l'introduzione in Italia dell'eutanasia. Un tema che coinvolge tutti non tanto per una visione ideologica ma con una visione legata ai temi della solidarietà» di fronte al rischio che passino «alcuni principi di autodeterminazione assoluta e diventino protocollo sanitario».

Nel suo intervento al convegno, mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha espresso l'auspicio che Scienza & Vita «diventi sempre più l'hub in cui si approfondiscano tematiche e sguardi rispetto all'evoluzione della ricerca e delle scoperte in campo biomedico» perché «come cristiani  siamo chiamati ad abitare questi mondi recando il nostro apporto positivo, cosciente e competente». «Lo dico anche con lo sguardo della fede richiamato da Papa Francesco - ha proseguito mons. Russo -. Come cristiani dobbiamo essere competenti rispetto a questa riflessione. Lo sguardo di fede ci fa prossimi all'uomo; tutto quello che riguarda la vita dell'uomo ci interessa». Nel richiamare le parole del Pontefice, lo scorso marzo, all'Associazione italiana contro le leucemie e i linfomi, il suo apprezzamento per il progresso della ricerca ma al tempo stesso la necessità di «avere uno sguardo fondato sulla coscienza», il segretario generale Cei ha citato il tema del convegno e le domande collegate, invitando a soffermarsi su opportunità e rischi.

«Le opportunità dell'ingegneria genetica - ha affermato - sono straordinarie, ad esempio rispetto alla possibilità di intervenire in modo incisivo e decisivo nei confronti di malattie che consideriamo incurabili». Di qui la necessità di una valutazione etica sulle differenti applicazioni dell'editing genetico su cellule somatiche, embrioni, cellule germinali. «Quando questa procedura viene effettuata solo su un numero limitato di cellule somatiche per correggere geni difettosi - ha spiegato - i rischi sono minimi»; tuttavia essa «richiede sul piano medico ed etico attenzione e precauzione. Problematiche più importanti si pongono nell'utilizzo dell'editing genetico su embrioni e cellule somatiche per curare una malattia genetica prima della nascita; si tratta di interventi che modificano non solo il patrimonio genetico del nascituro ma anche quello della sua discendenza. In questo caso occorre una attenta valutazione etica». Per mons. Russo «il rischio è sempre più quello di farsi prendere la mano dalla ricerca e dalla trasformazione dell'essere umano in corrispondenza a un modello idealizzato di perfezione che mette in evidenza una non accettazione della propria condizione». «Ci troviamo su una linea di confine molto fragile - ha concluso - tra ciò che è possibile fare e ciò che è bene fare. Non tutto ciò che è possibile è lecito o è un bene».

«Un'applicazione particolarmente allettante del genome editing è il suo potenziale per correggere direttamente le mutazioni genetiche nei tessuti e nelle cellule, in modo da superare anche i numerosi limiti per il trattamento di malattie refrattarie alle terapie tradizionali». Ad affermarlo è Sabrina Giglio, docente di genetica medica all'Università di Firenze. L'editing del genoma, spiega, «ci indica la reale possibilità che qualsiasi aspetto del genoma umano possa essere manipolato come desideriamo. Ciò potrebbe significare eliminare condizioni genetiche dannose o migliorare realmente la salute di ciascuno di noi, risparmiando sofferenza e influenzando anche in modo sostanziale la salute pubblica, in quanto tratti ritenuti vantaggiosi, come la resistenza alle malattie o l'eliminazione di alcune gravi condizioni patologiche, si tradurrebbero anche in un sostanziale risparmio economico». Tuttavia, avverte la genetista, «questa capacità potrebbe anche aprire la porta all'eugenetica, dove coloro che hanno accesso alla tecnologia potrebbero scegliere per le generazioni future, sulla base di tratti considerati meramente desiderabili (per es. colore degli occhi, pelle, altezza o gli stessi tratti caratteriali)». Di qui l'interrogativo: «Se non esistono molti dubbi relativi al vantaggio di migliorare la salute, siamo certi che esista realmente un vantaggio nel migliorare o potenziare le caratteristiche fisiche e sociali umane, anche pensando che questo possa rendere il mondo un posto migliore per tutti?».

Fonte: Sir
Editing genetico, convegno di Scienza&Vita su opportunità e rischi
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