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FIERA DEL LIBRO: BETORI (CEI), NUOVA TRADUZIONE DELLA BIBBIA IN DIALOGO CON LA CULTURA

Percorsi: Cultura
Parole chiave: bibbia (115), giuseppe betori (204)

La nuova traduzione della Bibbia a cura della Cei “sente di far parte di quello sforzo di dialogo con la cultura contemporanea che caratterizza questo momento della vicenda della Chiesa nel nostro Paese”. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenendo oggi alla Fiera del Libro di Torino. Anche se il volume della Bibbia “chiede di essere accolto in quel contesto ecclesiale che è la fede della Chiesa”, ha spiegato il vescovo, tale collocazione “non è esclusiva, in quanto le pagine di questo libro si aprono a un dialogo quanto più ampio possibile con le voci della cultura del tempo, come nel passato così nell'oggi, diventando generatore di civiltà e di umanizzazione”. “Dal dialogo tra Atene e Gerusalemme – ha proseguito Betori – dalla sinfonia creata dalla voce biblica nel suo intersecarsi con le voci più autentiche del pensiero, della letteratura e dell'arte dei popoli sono scaturite le migliori conquista di verità, di libertà e di autenticità per l'uomo, così che la bibbia ha potuto essere definita il ‘grande codice' della cultura dell'Occidente, il lessico fondamentale di concetti ed immagini da cui hanno attinto tutte le culture, a livello colto e popolare”.

“Offrire un testo più sicuro nei confronti degli originali, più coerente nelle dinamiche interne, più comunicativo nei confronti della cultura contemporanea, più adatto alla proclamazione nel contesto liturgico”. Questo, ha spiegato il segretario generale della Cei, l'obiettivo principale della nuova traduzione della Bibbia ad opera della Chiesa italiana, che aggiorna le due precedenti del 1971 e del 1974 e porta a compimento un lavoro di revisione durato dodici anni, in cui “ci si è avvalsi dei suggerimenti forniti da esegeti specialisti dei diversi libri biblici, cercando collaborazioni anche sul versante ecumenico e del dialogo con il mondo ebraico”, ha informato Betori. “L'opera ora realizzata, come ogni traduzione – ha puntualizzato il vescovo - non è certo immune da difetti, che l'uso farà emergere e si potranno prevedere ulteriori miglioramenti”. Tuttavia, la nuova Bibbia della Cei “vuole proporsi come riferimento sufficientemente stabile per l'uso liturgico e spirituale, così da alimentare la crescita del linguaggio religioso cristiano a partire dalle sue irrinunciabili radici bibliche”. Si è cercato, ha spiegato infatti il segretario generale della Cei, di “far rispendere il contenuto della Bibbia nelle modalità proprie del nostro linguaggio e parimenti di esprimere le potenzialità della Bibbia nel plasmare il linguaggio, anche quello del nostro tempo”.

“I libri sacri non sono soltanto un contenitore di pensiero religioso ma una vera e propria letteratura, che affida la potenzialità del suo messaggio anche all'apprezzamento estetico che essa può suscitare nei lettori e negli uditori della Parola”. Presentando oggi alla Fiera del Libro la nuova traduzione della Bibbia a cura della Cei, mons. Betori si è soffermato sulla “dimensione estetica della Bibbia”, che “costituisce, unitamente a quella storica, il baluardo insormontabile dei vari tentativi di riduzione etica del suo contenuto, in quanto chiama l'uomo non semplicemente all'adesione a norme di vita, bensì all'apprezzamento per una verità che lo seduce e gli chiede un'adesione vitale”. Quella presente nelle Scritture, ha precisato però il vescovo, non è “una concezione del bello puramente formale, esito della disposizione armoniosa di un qualsiasi contenuto, ma di quel bello che si sostanzia anzitutto della sua corrispondenza al vero, forma attraente perché vera e quindi rispondente alle attese dell'uomo”. “La verità che le pagine della Bibbia ci propongono – ha concluso il segretario generale della Cei - è una verità che non chiede un puro riconoscimento intellettuale, ma intende conquistare l'uomo e pertanto si fa bella per sedurlo e annetterlo alla sua amicizia”.

Sir

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