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Dal n. 12 del 26 marzo 2006

Il capodanno dell'Incarnazione

L'Italia è stata fino a non molto tempo fa un inestricabile guazzabuglio per quanto riguarda il modo di iniziare l'anno. Non solo ognuno seguiva il suo modo o stile, ma non di rado i vari modi convivevano in una stessa città, tanto che doveva esser difficile capire, quando uno si alzava, che giorno fosse. Praticamente era un capodanno continuo, bastava viaggiare. Oltre allo Stile dell'Incarnazione e allo Stile della Natività, c'era, ad esempio, lo Stile Pisano, per il quale si seguiva lo Stile dell'Incarnazione, ma anticipando di un anno rispetto al calendario fiorentino (Stile Fiorentino), anche questo basato sull'Incarnazione.
DI CARLO LAPUCCI

Il capodanno dell'Incarnazione

di Carlo Lapucci
L'anno è un percorso ciclico ma non è uniforme: la Terra segue un'orbita ellittica, segnata da punti significativi costituiti dalla sua posizione rispetto al Sole. I due equinozi e i due solstizi segnano la spartizione fondamentale del periodo, pressappoco in quarti.
L'anno liturgico inizia con l'Avvento, periodo di penitenza preparatorio al Natale e quindi, in questo, la Natività segna il punto fondamentale dell'anno.

L'idea di una fine e di un inizio del ciclo annuale è stata data da due di questi punti in particolare. La ripresa dell'allungarsi del dì rispetto alla notte è segnata dal solstizio d'inverno. L'inizio del ciclo naturale della vegetazione, con la ripresa primaverile del lavoro della campagna, può esser fatta coincidere con il fenomeno astronomico dell'equinozio di primavera. Le antiche società agricole propendevano spesso a iniziare l'anno in un giorno intorno all'equinozio di marzo, essendo anche l'inizio dell'annata agricola e dei lavori dei campi. Tuttavia una società agricola come quella romana esitò subito sulla data d'inizio dell'anno: il calendario di Romolo faceva iniziare l'anno a marzo, quello di Numa a gennaio.

Col cristianesimo sono le feste religiose a segnare le svolte del tempo. L'inizio dell'anno fu stabilito secondo i diversi luoghi, prevalentemente in una di queste in due date: l'Annunciazione (25 marzo) ab Incarnatione, o il Natale a Nativitate: il 25 dicembre.

La considerazione generale che riguarda la prima scelta è che il ciclo annuale comincia simbolicamente con il primo atto della Salvezza, che è l'Incarnazione di Cristo, il momento in cui il Verbum caro factum est. La scelta del Natale, che cade nove mesi dopo, lega l'inizio dell'anno all'apparizione del Verbo in mezzo agli uomini, come festa più solenne della cristianità, opzione poi è prevalsa comunemente.

La Pasqua, che pure è festa grandissima e ha tra gli elementi di calcolo anche l'equinozio di primavera, essendo festa mobile, si presta meno, se non in computi del tempo che hanno come base la luna. Comunque ci fu anche ci adottò lo Stile della Pasqua o Francese, introdotto a Napoli da Carlo I, alla fine del XIII secolo.

Il particolarismo, la varietà, tipici del Medio Evo, hanno fatto sì che certe scelte siano rimaste immutate in zone, regioni, città e questo fino al periodo delle riforme, per completarsi con l'Illuminismo e la rivoluzione francese. Ma guai ad approfondire certi problemi. Si verrebbe a sapere che l'Italia è stata fino a non molto tempo fa un inestricabile guazzabuglio anche in questo campo. Non solo ognuno seguiva il suo modo o stile, ma non di rado i vari modi convivevano in una stessa città, tanto che doveva esser difficile capire, quando uno si alzava, che giorno fosse. Praticamente era un capodanno continuo, bastava viaggiare.
Faremo alcuni esempi. Oltre allo Stile dell'Incarnazione e allo Stile della Natività, c'era, ad esempio, lo Stile Pisano, per il quale si seguiva lo Stile dell'Incarnazione, ma anticipando di un anno rispetto al calendario fiorentino (Stile Fiorentino), anche questo basato sull'Incarnazione. Lo Stile Pisano fu usato da tempi antichi a Pisa ed era seguito a Piombino, a Roma fu adottato da alcuni papi, a San Miniato al Tedesco, a Bergamo, a Lucca (in parte), a Lodi (fino XV sec.), a Tarquinia, allora Coreneto.

Lo Stile dell'Incarnazione, come a Firenze, era seguito Ravenna, Novara, a Cremona (fino XVI sec.). In Toscana: a Siena, Pontremoli, Colle Val d'Elsa, Prato, Lucca (fino XII sec.), Fiesole, Pontremoli, San Gimignano
Lo Stile della Natività era usato a Pavia, Brescia, Alessandria, Crema, Ferrara, Como (fino XV sec.), Rimini, Orvieto. In Toscana il computo dalla Natività era usato a Pistoia, Massa, Arezzo, Cortona.

In diverse città, come Milano, Bologna, Roma, diversi sistemi convivevano o si succedevano. Lo Stile Bizantino che faceva iniziare l'anno al 1° settembre era seguito in Calabria, ad Amalfi e a Bari. Lo Stile moderno o della Circoncisione fa cominciare l'anno dal 1° gennaio.

Francesco II di Lorena, con il decreto del 20 novembre 1749, uniformò per il Granducato di Toscana l'inizio dell'anno, che fu segnato al 1° gennaio a cominciare dall'anno 1750. Stabilì inoltre il computo del giorno da mezzanotte a mezzanotte (invece che da tramonto a tramonto, come era uso fare) e adottò la numerazione delle ore di 12 in 12, invece che in 24.

Questa riforma comporta dei problemi non gravi, ma neppure di poco conto. Quando i testi d'epoca enunciano una data anteriore all'anno di questa variazione, nel caso della Toscana il 1750, occorre fare attenzione: il periodo annuale indicato da una data in Stile dell'Incarnazione non coincide con lo stesso periodo indicato con una data di Stile moderno. Ad esempio: il periodo dal 1° gennaio al 25 marzo dell'anno 1730 Stile moderno appartiene in quello Stile dell'Incarnazione al 1929, e, sempre nello Stile dell'Incarnazione, l'anno 1730 comprende anche il periodo 1° gennaio-24 marzo del nostro 1731 (Stile moderno).

Per completare il quadro si aggiunga che quasi ogni paese aveva le proprie misure di lunghezza, di peso, di capacità, per cui, ad esempio, un braccio fiorentino (m 0,583) non era uguale al braccio di Milano (0,594), men che meno al novarese (0,668) o al braccio di Camerino (0,670), per cui essere abbracciati da un milanese era tutt'altra cosa che essere abbracciati da uno di Novara.

Beh, chi pensò di fare l'unità d'Italia partendo da questi presupposti ebbe certamente dell'eroico.

Iniziative a Pisa
Sabato 25 marzo, a mezzogiorno in punto, quando un raggio di sole va a illuminare la mensola posta sopra il Pergamo di Giovanni Pisano, in cattedrale, i pisani festeggiano il loro capodanno. È il modo tradizionale, in «stile pisano», di computare gli anni. A Pisa i festeggiamenti sono iniziati sabato 18. Ma il clou si ha sabato 25, quando il corteo storico parte dalla chiesa di San Giorgio al Tedesco per terminare in Duomo, dove l'arcivescovo presiede la celebrazione eucaristica ed è proclamato ufficialmente il capodanno. Nel pomeriggio sbandieratori e musici attraversano la città fino all'abbazia di San Zeno dove, alle 16,30, viene premiato il «Pisano doc». In concomitanza con questa manifestazione, al Teatro Nuovo si tiene il Concerto spettacolo del capodanno pisano.

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