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Dal n. 16 del 20 aprile 2003

Leggende e proverbi della Pasqua

La Pasqua è considerata la festa più antica della cristianità ed è senz'altro quella centrale della liturgia e del mistero della salvezza. Festa di allegrezza spirituale, di gioia da condividere con tutti i fratelli in Cristo Salvatore. La sensibilità popolare ha avvertito tutto questo e l'ha tradotto in simboli, metafore, riti, usanze le più diverse nelle varie località. Un elemento è tuttavia costante e si riscontra ovunque il clima e la latitudine si accordino: il collegamento al ridestarsi della vegetazione nel simbolo della vita che si rinnova dopo la morte invernale. Da qui sono stati tolti i vari simboli: il ramo di palma, l'uovo, l'agnello, il nido degli uccelli, la campana che desta chi dorme, i piatti tradizionali.
DI CARLO LAPUCCI

Leggende e proverbi della Pasqua

di Carlo Lapucci
La Pasqua è considerata la festa più antica della cristianità ed è senz'altro quella centrale della liturgia e del mistero della salvezza. Solennità, che nel mondo ebraico ricorda la fine della schiavitù in Egitto, è passata nel mondo cristiano a celebrare la Resurrezione di Cristo e quindi la liberazione dell'uomo dal peccato e dalla morte.
Mentre l'Incarnazione e il Natale si pongono all'inizio di questo dramma d'amore divino, la Pasqua ne è la conclusione e sancisce la gioia e la speranza nella salvezza.

Festa di allegrezza spirituale, di gioia da condividere con tutti i fratelli in Cristo Salvatore. La sensibilità popolare ha avvertito tutto questo e l'ha tradotto in simboli, metafore, riti, usanze le più diverse nelle varie località. Un elemento è tuttavia costante e si riscontra ovunque il clima e la latitudine si accordino: il collegamento al ridestarsi della vegetazione nel simbolo della vita che si rinnova dopo la morte invernale. Da qui sono stati tolti i vari simboli: il ramo di palma, l'uovo, l'agnello, il nido degli uccelli, la campana che desta chi dorme, i piatti tradizionali.

Oltre a questi elementi, che si uniscono a riti tradizionali collettivi di grande rilievo, come lo scoppio del carro a Firenze, vi sono elementi della tradizione orale che insensibilmente vanno perdendosi, non essendovi più la comunicazione che un tempo univa in una cultura materna pressoché unica le nostre popolazioni. Si tratta delle usanze, delle credenze, degli usi calendaristici, delle leggende religiose collegate alla solennità, dei proverbi i quali costituivano intorno alla solennità un folto numero di indicazioni atte a leggere le tendenze climatiche, stagionali, della vegetazione, prendendo come punto di riferimento la Pasqua, e le ricorrenze a questa collegate.
Festa mobile, regolata dalla lunazione, rappresenta il momento del netto stacco del mondo vegetale dal torpore invernale all'attività primaverile, ed è quindi fondamentale per le semine, i tagli delle piante, i trapianti, l'uscita dei vasi dalle serre e sulle terrazze, la lavorazione del vino, la conservazione delle marmellate, l'andamento stagionale e tante altre cose sulle quali si giura e si discute ancora.

Un altro corpus di testi che si raccomandano all'oralità sono le piccole leggende che un tempo si ripetevano nel mondo familiare, tra la devozione domestica e la curiosità. Traducono gli eventi della Passione e della Resurrezione nel linguaggio semplice e immaginifico popolare, ma non mancano di grazia e talvolta di penetrante intuizione.

Leggende del ciclo pasquale
Le lacrime e i rubini
Mentre il Signore saliva il Calvario era molta la sofferenza che gli provocano le ferite e le percosse che continuavano a infliggergli i soldati, per cui sanguinava da ogni parte e gli occhi versavano lacrime di sangue.
La strada era tutta segnata dalle tracce di dolore che la Madonna, uscita a cercare il Figlio, vedeva sulle pietre, nella polvere e nell'erba.
Straziata dalla pena di vedere i segno della sofferenza di Gesù, le toccava una ad una con amore e quelle gocce si tramutarono in rubini e si sparsero nelle viscere della terra, la quale le conserva a ricordo della Passione del Signore.

La vite e la Crocifissione
Quando Cristo esalò l'ultimo respiro sulla croce, la vite, che allora era una pianta rigida, dritta e robusta, sentì nelle sue fibre venir meno ogni forza e cadde in terra senza potersi più risollevare. Anche Maria perse i sensi sensi per il dolore e quando riaprì gli occhi vide la vite riversa ai suoi piedi, con le foglie appassite e i rami senza vita. Nonostante la sua pena, ne ebbe pietà e, piantandole accanto uno stecco fece sorgere il pioppo, che da quel giorno sostiene la vite, la quale altrimenti resterebbe a strisciare sulla terra.

La deposizione e la passiflora
Quando Cristo venne deposto dalla croce una goccia di sangue scese dal suo costato, cadendo su un fiore che subito si seccò, avvertendo il dolore del suo creatore. Tuttavia, pur seccandosi, maturò il frutto presto e il vento sparse i semi che germogliarono, producendo una pianta bellissima, il cui fiore porta i segni della Passione di Cristo: la corona di spine, i chiodi e il martello. La pianta fu detta passiflora, o fiore della passione.

Il gallo della Resurrezione
Quando Cristo fu sepolto si diffuse la voce che sarebbe risorto e i Giudei posero le guardie davanti alla tomba in modo che nessuno potesse trafugarne la salma, fingendone poi la resurrezione.

Passati tre giorni e visto che non era accaduto nulla, coloro che avevano fatto crocifiggere il Maestro si ritrovarono a cena per fare festa e rallegrarsi d'aver fatto scomparire un nemico tanto pericoloso.

Parlarono e discussero tanto che passò la notte e s'avvicinò l'alba. Essendo tornata la fame ordinarono ai servi di portare in tavola qualcosa da mangiare. Arrivò in tavola un gallo arrostito e fatto a pezzi in un vassoio. Se lo divisero nei piatti e Caifa ridendo disse:
– Io dico che è più facile che canti questo gallo che risusciti quel Nazzareno che abbiamo messo in croce.
A quel punto (era proprio l'ora che Cristo risorse) dai loro piatti saltarono le ossa e la carne del gallo, la testa si rizzò nel vassoio in mezzo alla tavola, le piume e le zampe tornarono dalle finestre e il gallo si ricompose, con la cresta rossa, le penne colorate e la coda lunga in mezzo alla tavola, vivo. Guardò intorno, allungò il collo e fece un potente chicchirichì..., volò quindi sopra il davanzale e sparì nelle prime luci dell'alba.

Con un gran volo tornò al suo vecchio pollaio e di là cominciò a cantare, annunciando agli altri galli, che stavano là intorno, la resurrezione di Cristo:
– È risortooo...
– È risortooo... rispondevano gli altri galletti, che propagarono rapidamente la notizia di terra in terra.
La gente si svegliò a tutto quel baccano, non sapendo cosa fosse successo e i galli da quel giorno, al levare del sole, continuano a cantare, annunciando la resurrezione del Signore.

La Madonna e la tartaruga
Dopo la morte di Cristo e la sua resurrezione, la Vergine era talmente addolorata che non riusciva più a sorridere. Il dolore era stato così forte che la sua anima, anche dopo avere visto il Figlio nella gloria della sua ascensione, era rimasta sempre turbata. Vane erano le cure e vane le premure di coloro che l'assistevano. Essa restava per ore con lo sguardo assente, seduta nel giardino. Un giorno, mentre era sotto una pianta, vide spuntare tra l'erba una tartaruga che senza paura le andò vicino ai piedi. La Madonna, che aveva un panierino di ciliege, gliene mise una in terra. L'animalino andò subito a prenderla, ma, per quanto cercasse di addentarla, ad ogni morso, la ciliegia gli sfuggiva. Così la ciliegia andava avanti e la tartaruga dietro.
La Madonna, a quella vista, sorrise per la prima volta e si sentì sollevata. Dal quel giorno ricominciò a sorridere e piano piano guarì. Benedisse allora e mise sotto la sua protezione la tartaruga che per prima l'aveva distolta di suoi tristi ricordi.

Rondine benedetta e passera maledetta
Mentre Cristo era sulla croce, la rondine, impietosita, cercava di togliere dalla corona le spine che ferivano il capo di Cristo. La passera invece, volando sulla croce, cercava di contrastare la rondine e conficcava quanto poteva nella testa del Salvatore gli aculei.
La Madonna, che le vide, disse:
– Rondine benedetta e passera maledetta!
Da quel giorno la rondine è benedetta e, amata dagli uomini, porta fortuna alle loro case; quando viene il freddo si trasferisce nei paesi caldi. La passera invece è cacciata dagli uomini e dai rapaci giorno e notte; quando viene l'inverno patisce la fame nei campi pieni di neve, presa spesso nei laccioli.

I proverbi
La data della Pasqua, di anno in anno è per la campagna un utile riferimento mobile e in sintonia con i cicli della luna e delle sue fasi che governano, secondo quanto si credeva fermamente dai contadini, la pioggia, la semina, la germinazione, il trapianto, il vino, le fermentazioni e cento altre cose. Si chiama «luna di marzo» o «prima luna pasquale» quella che serve ai cosiddetti termini pasquali; tenendo conto del fatto che l'anno lunare è più breve di quello solare può accadere che sia ancora luna di marzo quella che cade in aprile.

– Pasqua venga alta o venga bassa
vien con la foglia e con la frasca.

Quando viene Pasqua le piante sono già nella vegetazione. I termini alta e bassa stanno ad indicare presto o tardi.

–Venga alta o venga bassa
non vien Pasqua senza frasca;
Venga Pasqua quando voglia
vien con frasca e vien con foglia.
– Pasqua voglia o non voglia
non fu mai senza foglia.
– Pasqua alta o bassa
uova sode e cucina grassa.

Quando è Pasqua bisogna far festa con cucina ricca e abbondante, insieme alle uova sode, che sono il piatto tradizionale di questa festa. Le uova sode venivano un tempo portate a benedire in chiesa il Sabato Santo.

– Natale verde
Pasqua bianca.
Se a Natale fa bel tempo a Pasqua c'è la neve.
– Tardi la Pasqua
tardi la frasca.
Se la Pasqua viene tardi la vegetazione si muove con ritardo rispetto agli anni nei quali la Pasqua è precoce.
– Non è bella la Pasqua
se non cola (gocciola) la frasca.

Il clima più frequente che si ha per Pasqua è soleggiato e leggermente umido: con un sole chiaro qualche rovescio di pioggia.

– Pasqua di fango, covone pesante.

La Pasqua piovosa porta abbondanza di grano: il covone s'appesantisce per la ricchezza della spiga.

– Tra Pasqua e Pasqua non c'è vigilia.

Tra Pasqua di Resurrezione e la Pentecoste non ci sono vigilie di feste nella quali erano obbligatori astinenza e digiuno.

– Tanto si parla della Pasqua che alla fine arriva.

Tanto si dice di una cosa, che alla fine accade. Quando si parla di una cosa la si chiama, la si evoca. La Pasqua era un tempo una festa molto attesa perché segnava la fine di un periodo di penuria alimentare e di penitenza.

– Pasqua tanto desiata
in un giorno è già passata. La Pasqua, tanto desiderata, dura poco. La penitenza imposta dalla scarsità di alimenti, continuava perché la campagna non offriva ancora frutti.

– Con quattro P si fa Pasqua:
Purgatorio, Passione, Palma e Pace.

Vale a dire che ci vuole la penitenza della quaresima, la settimana di Passione, la Domenica delle Palme e infine la pace della confessione e della comunione pasquale. Uno dei precetti della Chiesa impone ai fedeli di confessarsi e comunicarsi almeno a Pasqua.

– Per Pasqua di Natale
si rivestono i villani;
per Pasqua di Fiori
si rivestono i signori;
per Pasqua di Rose
si rivestono le spose.

Qui Pasqua ha il senso di festa. La Pasqua di Fiori è la Domenica delle Palme; la Pasqua di Rose la Pentecoste. I contadini si fanno i vestiti per necessità, quando è freddo; i signori per farsi vedere e ammirare nella grande processione e poi nelle cerimonie della Pasqua, le spose per il matrimonio, per il quale un tempo si sceglieva frequentemente il periodo successivo alla Pasqua.

– Chi vuol far Pasqua deve far quaresima.

Chi vuole far festa deve lavorare, darsi da fare; chi vuole raggiungere un fine deve faticare, soffrire.

– Chi vuol moglie a Pasqua
di Quaresima l'accatti (o la fissi).

Ha significato diverso secondo varie scuole: chi vuole sposarsi nel tempo pasquale, cerchi moglie in Quaresima; oppure: chi vuole sposarsi per forza a Pasqua, in Quaresima s'arrangi. Un tempo in molte zone d'Italia si usava combinare i matrimoni durante la Quaresima, soprattutto nelle fiere che si tenevano in tale periodo. Di ciò si occupavano i sensali di matrimoni, i cozzoni, che proponevano i partiti e facevano conoscere i fidanzati.

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