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Dal n. 25 del 29 giugno 2003

Mustiola, la santa che camminò sulle acque

Chiusi ha ben due complessi catacombali che sono anche gli unici conosciuti in Toscana. Uno è quello di Santa Caterina d'Alessandria, lungo la statale per Chiusi Scalo, che prende il nome dalla sovrastante collina con una cappella dedicata alla Santa; l'altro è assai grande e imponente e prende il nome da Santa Mustiola, martire della quale rimane l'arcosolio nelle catacombe, mentre il corpo è stato portato nella Cattedrale. Ed è a questa santa che è dedicata la quarta puntata del nostro viaggio tra le «grandi sante sugli altari».
DI CARLO LAPUCCI

Mustiola, la santa che camminò sulle acque

di Carlo Lapucci
Chiusi ha ben due complessi catacombali che sono anche gli unici conosciuti in Toscana. Uno è quello di Santa Caterina d'Alessandria, lungo la statale per Chiusi Scalo, che prende il nome dalla sovrastante collina con una cappella dedicata alla Santa; l'altro è assai grande e imponente e prende il nome da Santa Mustiola, martire della quale rimane l'arcosolio nelle catacombe, mentre il corpo è stato portato nella Cattedrale.

Santa Mustiola è una delle più antiche Sante toscane, il cui culto in passato è uscito anche dai confini regionali e ora ha il suo centro a Chiusi, mentre altre località mantengono il nome e la tradizione della Santa. Propriamente il nome latino è Mustìola: così si sente correttamente pronunciare dagli studiosi, ma a Chiusi, come altrove nei dintorni, è chiamata Mustiòla e quasi mai Mustìola. Si trova anche Mostiòla. Il nome potrebbe derivare da a musto, da musca, da mus, oppure dalla famiglia dei Mustii.

La leggenda di Mustiola, sempre viva a Chiusi, è antichissima, da assegnare tra la prima e la seconda evangelizzazione della Toscana. Non ha contorni ben definiti, anche se ha elementi fondamentali indiscutibili: le catacombe cristiane di Chiusi che portano il suo nome, le lapidi antichissime, la leggenda del Santo Anello, la scia del Lago di Chiusi. Il Martirologio diceva un tempo di lei: «Clusii in Etruria sanctorum martyrum Irenaei diaconi et Mustìolae matronae, qui sub Aureliano Imperatore diversis atrocibusque suppliciis cruciati, coronam martyrii meruerunt». (Martyrologium romanum Gregorii XIII..., Venezia 1802). «A Chiusi, in Toscana festa dei Santi martiri Ireneo diacono e della matrona Mustiola, che ebbero la corona di martiri sotto l'imperatore Aureliano, dopo essere stata tormentati con molte atroci torture».

Anche se vi sono tracce e segni della sua esistenza, gli eventi della vita sono da assegnarsi alla leggenda e anche a questo proposito a noi interessa più quello che la comunità dei cristiani ha letto e sentito nella sua figura, attraverso simboli, attribuzioni, fatti, fenomeni naturali. Questo a noi interessa e tralasciamo ogni discussione sulla storicità, la cronologia, la documentazione che sono state già oggetto di studi e ognuno può recuperare con la bibliografia sommaria che segnaliamo.

Nessuna leggenda nasce su nulla e anche i bollandisti, inflessibili inquisitori delle agiografie, se hanno messo in discussione gli aspetti leggendari, non hanno dubitato affatto dell'esistenza di Santa Mustiola, che è stata tolta dal Calendario liturgico della Chiesa e lasciata ai culti locali. È comunque una Santa che ha un culto antico e consolidato, vicina ai tempi apostolici e che ancora segna della sua presenza la spiritualità di diverse zone.
Anticamente S. Mustiola era festeggiata il 23 novembre: i codici del vecchio Martirologio Geronimiano concordano su questo giorno. Successivamente la data si sposta al 3 luglio, forse seguendo il giorno di una traslazione del corpo della Santa. La gente dice che sia il giorno nel quale Mustiola attraversò il Lago di Chiusi, dove in tale giorno oggi ancora apparirebbe la scia.

La leggenda
Secondo la leggenda, la cui prima versione è contenuta in una passio, la cui compilazione risalirebbe alla prima metà dell'VIII secolo, Mustiola sarebbe venuta dall'Illirico con l'Imperatore Marco Aurelio Claudio il Gotico, originario della Dalmazia, suo cugino, salito al trono nell'anno 268, il quale regnò solo due anni. Alla sua morte il Senato romano avrebbe dichiarato imperatore Quintilio, fratello di Claudio, ma l'esercito, acclamando imperatore Aureliano, fa regnare il nuovo sovrano, che muore diciassette giorni dopo la sua elezione.

Mustiola non ha una configurazione precisa: nei vari documenti talvolta appare come una matrona chiusina ricca e benefica, più spesso invece una fanciulla mite, dolce, ma intrepida nelle fede. Così la immagina la gente e così è rappresentata dai pittori. Comunque viene il momento in cui a Roma si trova in una difficile situazione, essendo una scomoda testimone e anche, forse, già cristiana. Qui comincia il suo viaggio verso Chiusi. Chi dice che partisse da Roma perseguitata, chi ispirata da Dio, altri perché non gradita a corte, volle ritirarsi nella città dove pare avesse dei beni e delle terre, passando per Sutri, dove incontrò Ireneo, Diacono che si dedicava al seppellimento dei Martiri e alla custodia delle loro tombe. Secondo altre versioni il compagno di Mustiola sarebbe Felice: non ci addentriamo in queste tormentose discussioni, irrilevanti per il nostro argomento.

Vero è che a Sutri esiste un culto di S. Mustiola, che è detta dulcissima. Quanto sia durato il viaggio, quanto abbia soggiornato a Chiusi è impossibile stabilire. A Cesareto, presso Panicale, la tradizione indica una pietra sulla quale la Santa avrebbe lasciato l'impronta del suo piede durante il suo passaggio. Nella città la Santa sarebbe vissuta aiutando i poveri e soprattutto, visitando e assistendo i carcerati, cosa che implica un periodo d'una certa consistenza.

A Chiusi avrebbe portato, secondo una tarda versione della leggenda, un anello che sarebbe stato quello di sposa della Vergine, offrendolo al culto della città.
Come si è detto la fantasia degli artisti e quella popolare la immaginano giovane, bella, ricca fanciulla romana, imparentata con la corte e destinata a un matrimonio con un potente personaggio. Essendo cristiana essa si ribella rifiutando le nozze e si nasconde a Chiusi dedicando la sua vita a Cristo e, alla preghiera e alla carità. Qui però la raggiunge la vendetta dell'imperatore che l'uccide senza riuscire a piegarla.

La traversata del Lago
Il miracolo più noto della Santa è la traversata delle acque sopra il suo mantello, un topos dell'agiografia e altri Santi hanno nelle loro vite questo prodigio. Particolare di questa Santa è la scia che lasciò nell'acqua il suo passaggio e si dice ricompaia nella notte della sua festa, ovvero all'alba del 2 luglio.

Inseguita dai soldati romani Mustiola si trova davanti alle acque del Lago di Chiusi che le sbarrano il cammino. La Santa allora stende il suo mantello sulle onde, vi sale sopra e attraversa facilmente le acque, sottraendosi alla furia dei persecutori.

Il martirio
A Chiusi, dove prese dimora, avvenne il martirio che le passioni narrano secondo un rito che è uguale per i martiri nella struttura e diverso nei particolari, come nel caso della tortura. Caratteristica del martirio di Mustiola è quello delle verghe o delle piombate. Tale supplizio che prevede che la vittima, legata al palo, sia colpita con una corta mazza in fondo alla quale sono collegate alcune funicelle terminanti con palle di piombo, finché morte non ne consegua. Talvolta nell'iconografia Mustiola porta questo strumento di tortura, come è uso per i vari martiri portare il proprio. Con tale flagello la rappresenta una stampa del sec. XVIII. In un dipinto su tela del 1774, della pieve aretina di S. Mustiola a Quarto, l'aguzzino percuote la Santa ai piedi di un Crocifisso con tale strumento di tortura.

Il culto
Una chiesa dedicata a Mustiola si trovava a Montepulciano, presso quella che oggi è la Chiesa di Sant'Agostino. Si vuole che dopo la rovina di Chiusi il patriziato chiusino si sia trasferito a Montepulciano edificandovi case intorno alla Chiesa di Santa Mustiola, che sorgeva dove fu edificato il Palazzo Cancrini. I Chiusini avrebbero dunque edificato una chiesa alla loro protettrice, chiesa che fu forse una delle prime sorte a Montepulciano. Nel 1794 la parrocchia di S. Mustiola fu trasferita nella Chiesa di Sant'Agostino e l'antico edificio è scomparso.

Che Montepulciano abbia avuto vivo il culto di Santa Mustiola testimonia anche il Trittico di Taddeo di Bartolo che si trova sull'altar maggiore della Cattedrale, dove la Santa è rappresentata con l'attributo dell'anello.
Altro luogo di culto della Santa si trova nella Pieve aretina di Santa Mustiola a Quarto, non molto lontano da Arezzo. Il culto della Santa si sarebbe diffuso seguendo i percorsi delle antiche strade romane. Pesaro ha avuto una devozione particolare per la Santa , alla cui intercessione la città deve la sua salvezza per una vittoria militare. Nel 1327 furono decretati festeggiamenti con l'offerta d'un palio in onore della Santa.

A Siena si trova Santa Mustiola alla Rosa che ospitava la Compagnia dei Ciabattini, vicino all'ex Monastero dei Camaldolesi, in cui dal 1692 hanno sede l'Accademia dei Fisiocritici e i Musei dell'Accademia dei Fisiocritici. Anche in altri luoghi esistono, secondo diverse tradizioni, anelli conservati come anelli della Vergine.

Il simbolo e l'esempio
Anche Mustiola, come gran parte delle prime Sante del Cristianesimo, nasconde dietro la sua immagine convenzionale una forte personalità che la porta a contrapporsi nientemeno che alla corte imperiale. Questo non solo in nome della sua fede, dell'offerta di se a Dio, ma anche in nome della sua dignità di donna che vuole essere padrona dei propri sentimenti e disporre di se. Vi si rintraccia l'idea cristiana di persona, di essere umano che porta il segno divino della libertà e della dignità e afferma la sua uguaglianza prima con la volontà, poi con l'opposizione e infine col martirio. Era appunto il matrimonio il segno discriminante della condizione subordinata della donna, che veniva destinata da altri a sposare un uomo scelto spesso senza il suo consenso.

L'altro aspetto di questa figura letto dal mondo popolare è quello dell'armonia con la natura e con il mondo umano. Il primo si nota nella portentosa traversata del lago: gli elementi si piegano spontaneamente al suo passaggio, cosa che fa pensare a una reminiscenza di divinità pagana. L'altro è la carità, per cui divide tutti i suoi averi con i miseri, spogliandosi di ogni ricchezza e vano onore.

Le Catacombe
Sul colle, nel quale si aprono le Catacombe di S. Mustiola, oggi visitabili, tra il IV e V secolo fu edificata una basilica e che fu poi restaurata da Gregorio, duca longobardo di Chiusi. Cadendo in rovina alla fine del 1700 fu demolita completamente e il pietrame usato come materiale da costruzione per altri edifici.

La Santa probabilmente vi fu sepolta nell'anno 274 e i cunicoli servirono come cimiteri cristiani finché furono interrati forse per preservarli dalle invasioni barbariche. Le catacombe furono comunque devastate e se ne perse la memoria finché, scavando un pozzo, nel 1634 furono ritrovate. Trascurate a lungo oggi sono state ripristinate e preservate, offrendole all'interesse e alla religiosità di visitatori.

La cripta è forse la parte più antica: una primitiva tomba d'origine etrusca, usata per le prime inumazioni e quindi ampliata a dismisura in un complesso vastissimo di gallerie.

L'anello della Vergine
Come si è detto, si vuole che Mustiola abbia portato, venendo da Roma, un prezioso anello che offrì al culto dei cristiani della città di Chiusi. Si tratterebbe dell'anello, col quale S. Giuseppe avrebbe sposato Maria. Su questo la discussione dei dotti un tempo fu molto accesa. Si vuole anche che sia arrivato a Chiusi al tempo di Ottone III, nel 989 e venerato nella Basilica di Santa Mustiola (distante circa 2 chilometri da Chiusi) fino al 1350, anno in cui fu trasferito nella Cattedrale di San Secondiano, dove ancora si trova. Nascendo continui litigi tra i Canonici di Santa Mustiola e quelli della Cattedrale per la custodia della reliquia, nel 1420, fu trasferito dal Vescovo Pietro Paolo Bertini dalla Cattedrale alla Chiesa di San Francesco dei Frati minori Conventuali. Non vi rimase molto: nel 1473 il minore conventuale fra' Vinterio di Magonza sottrasse dall'arca dov'era conservato il venerato anello e lo portò a Perugia, creando un lungo dissidio e una vertenza tra questa città e Chiusi, che non lo riebbe mai più. Tuttora il Santo Anello si trova nella Cattedrale di San Lorenzo a Perugia.
L'anello, come è stato rilevato, non pare che fosse elemento del matrimonio ebraico del tempo e quindi bisogna subito chiarire che si sta parlando di un simbolo e non d'un reperto archeologico.

Si tratta di un anello di onice di forma piuttosto pesante, di trascurabile valore venale: ciò converrebbe alla povertà dei due sposi. La parte superiore è sagomata in modo da ricevere una gemma di maggior prezzo, oppure aveva qualche tipo di ornamento perduto. Si favoleggiava che vi fosse incassato un fiore, due fiori, due occhi, una testa coronata, caratteri ebraici che gli osservatori non hanno visto. L'anello non era cosa da portare quotidianamente, date le dimensioni, la fragilità, il peso.
La storia di questa sottrazione è un'altra oscura e fascinosa vicenda che non fa parte del nostro argomento, mentre è assai importante il contenzioso tra i due Capitoli dei canonici di Chiusi, poiché a questo si fa risalire la stretta connessione tra Mustiola e l'Anello: si sostiene infatti che i canonici di Santa Mustiola furono coloro che sottolinearono tale collegamento, che era il migliore argomento a favore del loro buon diritto di conservane la preziosa reliquia nella loro basilica. Da qui, dalla loro predicazione e dai loro suggerimenti, sarebbero venute le rappresentazioni della Santa che mostra il Santo Anello e il diffondersi nella tradizione e nella religiosità popolare dei due elementi connessi. Già un affresco del XIV secolo nella Chiesa di S. Maria Assunta in Mongiovino vecchio mostra la Santa che tiene nella mano destra una cordicella con appeso un anello. Nella Galleria Nazionale di Perugia un dipinto del secolo XV di Fiorenzo di Lorenzo rappresenta Mustiola con un simile anello appeso a una catenella che mostra con la mano destra.

Queste teorie rischiano d'essere labili quanto la leggenda, ma in sede di critica storica hanno anch'esse le loro buone ragioni d'essere. Fatto è che Mustiola e l'anello formano un nodo simbolico, oscuro quanto suggestivo, che risponde a qualche motivo profondo della religiosità, non diversamente da come si trovano uniti Longino e la lancia che perforò il costato di Cristo, la coppa del Graal e Galaad, S. Andrea e la Sacra Cintola della Vergine, la Veronica e il velo, e altre coppie intorno alle quali si addensa un modo di venerare, di pregare, di sfiorare l'Ineffabile.
L'anello di Mustiola allude alle sue nozze mistiche con Cristo, come quello di Santa Caterina d'Alessandria ed è segno di collegamento tra il tempo e l'eternità, il materiale e il trascendente, capace di ridonare la visione dello spirito a chi l'ha perduta, come gli occhi di Santa Lucia.

Il culto del Santo Anello, come quello della Sacra Cintola della Vergine, si pratica in molte altre località, non sempre collegato a Santa Mustiola, mentre là dove è venerata la Santa di Chiusi si fa spesso riferimento all'Anello. Perugia è ormai il luogo principale di culto, essendo quello di conservazione della reliquia in una cappella della Cattedrale.

Le precedenti puntate:

3. S. Caterina d'Alessandria tra culto e mito

2. Agata, la Santa del mistero della vita

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