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Photolux festival: Lucca abbraccia il Mediterraneo

Fino al 10 dicembre Lucca abbraccia il Mediterraneo. Lo fa con «Photolux Festival 2017», la biennale internazionale di fotografia diretta da Enrico Stefanelli, che quest’anno è dedicata a un tema e a un luogo simbolici: il «mare nostrum», la culla della civiltà e la via dei migranti. Sono ventidue le mostre dislocate nel centro storico di Lucca, tra chiese, palazzi e auditorium. Ma il cuore pulsante è a Palazzo Ducale con «Migrazioni», la collettiva curata da Flavio Arensi, Chiara Dall’Olio, Chiara Ruberti e Enrico Stefanelli.

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 La complessità delle migrazioni umane viene raccontata partendo dalla diaspora italiana dei primi anni del XX secolo fino all’attuale crisi che investe l’Europa. Tutto arricchito da musica, video, installazioni, sculture e pitture: installazioni accessibili anche ai non udenti e ai non vedenti, attraverso percorsi dedicati.

Ma Photolux vede anche altre prospettive e punti di vista. Paolo Verzone propone Cadetti, un lungo percorso che unisce le Accademie Militari dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Josef Koudelka, invece, il vero super-ospite dell’edizione 2017, un maestro del fotogiornalismo e testimone oculare della Primavera di Praga nel 1968, ha compiuto con  Vestiges  un viaggio attraverso 19 paesi del Mediterraneo, visitando più di 200 siti archeologici greci e romani.

Poi c’è Diary of a Century, con gli scatti di Jacques-Henri Lartigue, mostra lo sfavillante mondo dell’alta società tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento. Il Marocco è al centro del lavoro di Alberto Watson, mentre Bernard Plossu trasfigura il Mediterraneo trasformandolo in un luogo misterioso e metafisico.

Nick Hannes con Mediterranean. The continuity of man mostra le contraddizioni del mare, tra spiagge affollate di turisti e viaggi di speranza.

Con Concrete Abstract Shai Kremer ha compiuto un ampio lavoro di documentazione sulle Torri Gemelle e il World Trade Center, mentre Francesco Fossa con Libya, the captain and me ripercorre le tracce del nonno, Tenente Manfredo Tarabini Castellani, a distanza di più di settant’anni.

Contrasti, maschere, illusioni e immaginazione la fanno da padroni nella mostra Heritage-Natif-Devotion di Marie Hudelot e in Between Worlds di Polixeni Papapetrou. Rania Werda ha rappresentato la donna, giocando con i fiori, la grafica e rompendo gli stereotipi.

Attenzione anche alla gastronomia e al cibo, grazie alla collaborazione di cook_inc che ha curato l’esposizione Il Mediterraneo tutt’intorno.

Ma «Photolux 2017» è molto più di una serie di mostre fotografiche, è un viaggio, una scoperta, un luogo per dibattere in vari talk a ingresso libero. È luogo anche per non dimenticare le popolazioni colpite dal terremoto, con una mostra realizzata in collaborazione con la Diocesi di Ascoli Piceno, Neapolis.Art e il sostegno tecnico di Canon Italia. Insomma il festival questa volta diventa anche ricostruzione di una memoria, attenzione a chi soffre, sostegno alla cultura; e visitare le mostre sarà come sfogliare un libro che parla di noi grazie al mare nostrum.
(per informazioni www.photoluxfestival.it)

Fonte: Comunicato stampa
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