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Pistoia - Dialoghi sull’uomo: il festival entra nelle nostre case

Il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo non lascia solo il suo pubblico, anche se quest’anno non sarà possibile affollare le piazze e i teatri di Pistoia a causa dell’emergenza sanitaria: i Dialoghi stanno pubblicando sui social da inizio marzo una serie di contributi dei relatori e hanno organizzato conferenze in streaming e contributi video nelle giornate che erano previste per la manifestazione, il 22, 23 e 24 maggio, sul tema "I linguaggi creano il mondo".

Percorsi: Cultura - Pistoia
Logo del festival

Promossi dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideati e diretti da Giulia Cogoli, i Dialoghi testimoniano così la loro volontà di proseguire, anche in queste condizioni di difficoltà, il loro impegno culturale e civile.

«Crediamo che le culture siano cantieri sempre aperti, che evolvono grazie agli scambi e al dialogo. Mai come ora abbiamo bisogno del confronto e della condivisione culturale, e se non può avvenire nelle piazze i Dialoghi sull’uomo entrano nelle nostre case – dichiara Giulia Cogoli – Da 11 anni stiamo compiendo con il nostro pubblico un percorso per meglio comprendere la realtà che ci circonda, nella consapevolezza, oggi più che mai, di essere su una imbarcazione comune, in un viaggio antropologico attorno all’umanità».

Il programma delle tre giornate sui canali Facebook, YouTube, Instagram, Twitter

Venerdì 22 maggio video del linguista Federico Faloppa sul tema Il linguaggio al centro di tutto

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Se c’è stato un protagonista indiscusso nelle ultime settimane, oltre al Coronavirus, è stato il linguaggio. Pensiamo alle parole che hanno scandito questi mesi – fase 1, fase 2, contagio, distanziamento – alle parole a cui abbiamo dovuto abituarci, come le parole tecniche e scientifiche, nuovi termini, neologismi, parole che hanno assunto nuovi significati (piattaforma, positivo…), cambi semantici, termini stranieri… Il linguista Faloppa fa un’analisi brillante e profonda di come i nostri linguaggi siano cambiati in questi mesi e di quanto ci dicano di cosa ci sta succedendo.

Venerdì 22 maggio, ore 18, lo scrittore Antonio Scurati terrà la conferenza I linguaggi della paura e del lutto. Mass media e letteratura in un'epoca d’angoscia

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Viviamo nel secolo e nel millennio aperto dall'attentato al World Trade Center. A principiare da quel giorno, l'immaginario mediatico e letterario occidentale è stato dominato dalla paura e dal lutto, in paradossale discrepanza rispetto a un'esperienza di vita ancora connotata da una “normalità” pacifica, benestante e tendenzialmente edonistica. Anche il linguaggio della politica – per bocca dei “nuovi” leader populisti – ha incentrato il proprio discorso sulla paura a discapito della speranza, che era stata la sua stella polare nel secolo precedente. I crolli delle torri gemelle e quelli di borsa non sono bastati a favorire la transizione della società occidentale da un pervicace individualismo alla ritrovata centralità dei “destini generali”. La pandemia di questi mesi, attraverso una sorta di manovra a tenaglia, chiude la nostra psiche collettiva in una sacca psicotica, una sindrome da accerchiamento che ripropone la necessità di trovare un linguaggio

finalmente capace di esorcizzare le nostre paure e di elaborare i nostri lutti.

Venerdì 22 maggio video dello scrittore e critico Bruno Arpaia in ricordo di Luis Sepúlveda

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Il grande scrittore cileno, mancato da poco in Spagna dove viveva da molti anni, avrebbe dovuto ricevere quest’anno a Pistoia la quarta edizione del Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, per avere testimoniato con i suoi romanzi e con il suo pensiero l’importanza e la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane e contribuito a migliorare il dialogo e lo scambio interculturale. Il suo amico Bruno Arpaia, scrittore, critico e traduttore, gli dedica un commosso ricordo in questa occasione.

Sabato 23 maggio video del linguista Luca Serianni dal titoloLe parole della rinascita

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Il linguista Luca Serianni ci parla di una parola centrale in questo momento della nostra vita: “rinascita”. Rinascita come ritorno di certi valori, ritorno a mitici periodi delle tradizioni… Una semplice parola per interpretare il senso di attesa che il mondo sta vivendo dopo la crisi globale che ci ha travolto. E dunque innanzitutto una rinascita sociale, il ritorno alla socialità dopo l’isolamento.

Sabato 23 maggio, ore 18, la scrittrice Chiara Gamberale terrà la conferenza Come parliamo quando parliamo l’amore?

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Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore? Si domandava Raymond Carver. Ma soprattutto: come parliamo, quando parliamo l’amore? E non a caso, per dare un titolo a quest’incontro, un verbo intransitivo per eccellenza, parlare, è usato al transitivo… Perché quando ci innamoriamo – di una persona, di un’idea, di un figlio – cambia tutto: il nostro modo di pensare, di coniugare verbi e possibilità, di dire io, dire tu, dire noi, di guardare il mondo. E cambia la nostra voce, arrivano parole misteriose. Se è la letteratura a raccontare l’amore, dunque, è innanzitutto di questa voce nuova che deve rendere conto. E di tutta la potenza e la fragilità che porta con sé, di tutto il coraggio dell’incoscienza. Perché solo grazie a quella voce rischiamo di potere essere nuovi anche noi e non solo per trasformare il nostro futuro, ma anche per comprendere meglio il nostro passato e rifondare la nostra identità. Chiara Gamberale, da sempre interessata nei suoi romanzi a scavare nel mistero degli esseri umani e delle loro relazioni, accompagnata dalle pagine degli scrittori che più l’hanno segnata e ispirata, ci rivela perché ha e avrà sempre senso parlare d’amore. E che, come scriveva Pessoa, solo chi non ha mai scritto lettere d’amore è veramente ridicolo.

Sabato 23 maggio sarà trasmessa l’intervista al fotografo Sebastião Salgado di Roberto Koch

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Una lunga emozionante intervista concessa in esclusiva a Dialoghi sull’uomo da uno dei più grandi fotografi al mondo, di cui è in corso a Pistoia la mostra fotografica Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni. Sebastião Salgado partendo dal suo appello per salvare gli indigeni dell’Amazzonia dal Coronavirus, ripercorre il suo lungo e appassionato rapporto con questa parte del Brasile a cui da tanti anni dedica il suo lavoro e attenzione. Mai come in questa intervista si comprende come il suo sia uno sguardo antropologico, che lo ha sempre portato a occuparsi dei grandi temi legati all’essere umano e alla sua vita sul pianeta. Il racconto della preparazione delle sue spedizioni in Amazzonia, le difficoltà iniziali, il lavoro sul campo con gli indigeni, la felicità che ha provato a contatto con queste popolazioni prive di sovrastrutture, rendono questa testimonianza un documento straordinario. “Queste popolazioni indigene fanno parte della straordinaria storia della nostra specie. La loro scomparsa sarebbe una tragedia estrema per il Brasile e una perdita immensa per l'umanità. Non c'è tempo da perdere. È questo il rischio che corrono le popolazioni indigene se non si prendono provvedimenti urgenti” dice Sebastião Salgado.

Domenica 24 maggio video dell’italianista e scrittore Nicola Gardini Le parole del dolore

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La lingua del dolore, che tutti purtroppo stiamo sperimentando in maniera diretta o indiretta in questi tempi, tende sempre alle interiezioni: ahimè! Ma il dolore può parlare solamente quanto chi lo vive riesce a dargli una sintassi, perché il dolore toglie il senso, e dargli delle parole significa capirlo. Ritrovarne il senso, conduce ad una verità. Se il vocabolario non basta, si dovrà inventare delle metafore, dove la lingua delle convenzioni non arriva c’è la poesia: il dolore chiede di farsi letteratura. «Le parole del dolore sono quelle che io riesco a rivolgere al mio dolore» ci dice Nicola Gardini.

Domenica 24 maggio, ore 18, l’antropologo Marco Aime e il giornalista e scrittore Gad Lerner si confronteranno sul tema Parlare in tempi oscuri: nuovi confini e nuovi razzismi

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La lingua è un fondamentale testimone della propria epoca, una cartina di tornasole dello spirito dei tempi in cui viviamo. Quando il linguaggio si impoverisce, come è accaduto nelle retoriche mediatiche e politiche degli ultimi anni, è perché il pensiero si è impoverito. Abbiamo tutti perso qualcosa. Come scrisse Albert Camus: «Nominare male le cose, è partecipare all’infelicità del mondo». Se il numero di parole usate diminuisce, si riduce anche il mondo in cui viviamo, si fa più stretto, incolore, grigio. Quando tutti pensano allo stesso modo, è perché si pensa poco. In un tempo che sta tracciando nuovi confini, nuove alterità e diversità, nuovi razzismi una riflessione sulla centralità del linguaggio per la convivenza e il dialogo.

Domenica 24 maggio sarà trasmesso il documentario For Sama – Alla mia piccola Sama diretto da Waad al-Kateab ed Edward Watts

con password dalle piattaforme social dei Dialoghi

Premiato al Festival di Cannes come Miglior Documentario, ai BAFTA Awards come Miglior Documentario e con una nomination al Premio Oscar–Miglior Documentario, questo documentario è un viaggio intimo nell’esperienza femminile della guerra, una lettera d’amore di una giovane madre a sua figlia. Il film racconta la storia di Waad AlKhateab attraverso gli anni della rivolta di Aleppo, in Siria, quando si innamora, si sposa e dà alla luce Sama, il tutto mentre intorno esplode il conflitto. La sua camera raccoglie storie incredibili di perdita, risate e sopravvivenza mentre Waad si chiede se fuggire o meno dalla città per proteggere la vita di sua figlia, in un momento in cui partire significa abbandonare la lotta per la libertà per la quale ha già sacrificato così tanto. Il film è il primo lungometraggio dei registi premiati con l’Emmy.

Il festival ha raccolto le idee per superare le difficoltà di alcuni dei suoi relatori, tra i quali: Marco Aime; Stefano Allovio; Guido Barbujani; Stefano Bartezzaghi; Marco Belpoliti; Laura Boella; Ascanio Celestini; Adriano Favole; Matteo Lancini; Vittorio Lingiardi; Elisabetta Moro; Marino Niola; Ferdinando Scianna; Manuela Trinci; Eva Pattis Zoja; Luigi Zoja.

I contributi video hanno superato le 100.000 visualizzazioni.

Il festival offre inoltre 350 fra conferenze, interviste, dialoghi, lezioni per studenti fruibili gratuitamente sul proprio canele YouTube o in formato podcast dal sito, e una collana di 15 volumi editi da Utet perfornire nuovi strumenti di riflessione, in tutte le librerie italiane.

La mostra fotografica di Sebastião Salgado Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, a cura di Lélia Wanick Salgado, in corso a Palazzo Buontalenti e nell’Antico Palazzo dei Vescovi a Pistoia, è stata prorogata sino al 26 luglio, con prossima riapertura in conformità alle disposizioni di legge.

L’esposizione è realizzata da Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Pistoia - Dialoghi sull’uomo, Contrasto, Amazonas Images, Fondazione Caript, Comune di Pistoia.

Per tutti i dettagli: www.dialoghisulluomo.it

Facebook: @festivaldialoghisulluomo | Twitter: @DialoghiPistoia

Instagram: pistoia_dialoghisulluomo | Youtube: Pistoia – Dialoghi sull’uomo dialoghisulluomo

Fonte: Comunicato stampa
Pistoia - Dialoghi sull’uomo: il festival entra nelle nostre case
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