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«West Side Story» sold out a Genova. Un’idea «pop» per tutti gli enti lirici

Successo di pubblico e critica per il musical «West Side Story», il capolavoro di Bernstein diretto dal M° Wayne Marshall. Invitati all’inaugurazione di stagione del Teatro «Carlo Felice» di Genova, fondazione lirico sinfonica, come il nostro Maggio Musicale Fiorentino, ci viene spontaneo, oltre a una recensione dello spettacolo a cui abbiamo assistito, avanzare una riflessione più ampia, che potrebbe suonare, anzi lo auspichiamo, come un suggerimento al nostro nuovo sovrintendente Cristiano Chiarot e alla funzione stessa delle pari fondazioni in giro per il Paese.

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«West Side Story», foto di Marcello Orselli

L’ente lirico genovese ha scelto di aprire il proprio cartellone strizzando l’occhio oltre che agli  storici abbonati a una platea più vasta che in una parola potremmo definire «pop» e come tale sicuramente più giovane ed eterogenea. Sul palco il capolavoro di Jerome Robbins, Arthur Laurents e soprattutto Leonard Bernstein, autore delle splendide e celeberrime musiche, «West Side Story», musical del 1957 che ha rivoluzionato la storia stessa della commedia musicale, soprattutto d’Oltre Oceano, che fino a quel momento aveva orientato le proprie trame e prospettive unicamente su un registro comico brillante. Non un’opera dunque, o per lo meno non tradizionalmente intesa, cosa che potrebbe fare arricciare il naso ai melomani duri e puri eppure  … eppure il «Carlo Felice» ha registrato, e fin da molti giorni prima del debutto, esauriti, a prezzo di biglietto pieno, che ormai la lirica fatica a fare, e per di più portando in sala schiere di giovani e giovanissimi, con relative famiglie, che seguono l’unica tendenza in crescita del momento nello spettacolo dal vivo, il musical appunto. Dobbiamo dunque essere per forza commerciali per riempire questi teatri? Anche certo! Se si vendono biglietti e ci stacchiamo un po’ dai calzoni di Pantalone perché no? Ma se essere commerciali significa anche una sorprendente qualità ancora di più la risposta è univoca: Si! Che poi andiamo a vedere fino in fondo l’ottima strategia adottata dai nostri cugini genovesi: questo musical (l’unico del cartellone, ma va benissimo così) apre le danze e in ogni ambiente del teatro ci sono hostess e maschere pronte a dare informazioni, promuovere concerti e opere, raccogliere mail. Anche il colpo d’occhio della platea non è affatto male, signore ingioiellate e un po’ retrò gomito a gomito con ragazzine con i jeans strappati o famiglie con bambini incravattati da zelanti mamme. Bello! Già questo. E chissà che quei ragazzi incuriositi, almeno qualcuno, non si attacchino la prossima volta anche a un Puccini, del resto prendiamo proprio il nostro compositore di Torre del Lago, non è sua quella «Fanciulla del West» che già assomiglia in qualche modo ai futuri musical? Contaminiamo dunque! A onor del vero bisogna dire che proprio al teatro dell’Opera di Firenze un assaggio di quanto scriviamo lo abbiamo avuto questa estate, con la messa in scena de «La congiura» di Riz Ortolani, con e per la regia di Sandro Querci e coprotagonista quello stesso splendido Luca Giacomelli Ferrarini che brilla nel ruolo di Tony in «West Side Story». A Genova però andiamo oltre, se il pop a Firenze è sbarcato nel tempio sinfonico grazie all’aggancio con la storia Medicea, nel capoluogo ligure si è trattato di una scelta strategica pienamente prodotta dall’Ente Lirico, con tanto di orchestra dal vivo affidata alla direzione di una star internazionale del podio, Wayne Marshall. Due mondi dunque che si incontrano. Dal musical arriva il regista Federico Bellone, come il coreografo, una firma di garanzia, Fabrizio Angelini e gli interpreti principali, coro maestranza e maestri d’orchestra del Carlo Felice. Il risultato? Una gioia per gli occhi nell’allestimento scenografico di Hella Mombrini e Silvia Silvestri, con i costumi di Chiara Donato, dove prendono vita quadri pieni e precisi. La musica dal vivo nella vivace e colorata direzione di Marshall esalta la bellezza delle note di Bernstein. Bene la Maria di Veronica Appeddu, una marcia in più, pur nella sostanziale parità di talento, per la sanguigna Anita interpretata da Simona di Stefano. Si notano il Riff di Giuseppe Verzicco, il Bernardo di Salvatore Maio e la peperina Anybody di Giorgia Ferrara.Su tutti Luca Giacomelli Ferrarini, intenso e vocalmente impeccabile Tony. Ormai star indiscussa del teatro musicale italiano applaudiremo presto Luca anche a Firenze, a dicembre al Teatro di Cestello in «Christmas in love» (dove tornerà anche con «Processo a Pinocchio» a febbraio) e a maggio nuovamente nelle vesti di Mercuzio al Verdi. Nota in più, non è stato un debutto qualunque per Ferrarini quello di Genova. Il Carlo Felice fu infatti inaugurato negli anni ottanta proprio da sua madre, la celebre soprano Alida Ferrarini, prematuramente scomparsa. Ad aspettarlo casualmente anche lo stesso camerino. Un’emozione in più che l’artista ha condiviso con generosità nella sua interpretazione. Dunque per chiudere perché non immaginare presto anche per Firenze un’apertura pop al teatro dell’Opera? Magari, la buttiamo lì, con un «Porgy and Bess» di Gershwin, di cui nel 2018 ricorrono i 35 anni della scomparsa. Caro Chiarot a lei la palla.

«West Side Story» sold out a Genova. Un’idea «pop» per tutti gli enti lirici
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