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L'Esortazione «Ecclesia in Medio Oriente»

L'Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente” è il risultato dell'Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, tenuta a Roma dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema “La Chiesa in Medio Oriente: comunione e testimonianza - La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un'anima sola”. Il documento, firmato da Benedetto XVI, oggi ad Harissa, primo atto del suo viaggio apostolico in Libano, tratta della Chiesa in Medio Oriente sotto l'aspetto della comunione e della testimonianza.

La firma dell'Esortazione postsinodale sul Medio Oriente (Foto Sir)

L'Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente” è il risultato dell'Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, tenuta a Roma dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema “La Chiesa in Medio Oriente: comunione e testimonianza - La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un'anima sola”. Il documento, firmato da Benedetto XVI, oggi ad Harissa, primo atto del suo viaggio apostolico in Libano, tratta della Chiesa in Medio Oriente sotto l'aspetto della comunione e della testimonianza. Esso è diviso in tre parti: la prima situa il tema sinodale nel “complesso” contesto sociale ed ecclesiale del Medio Oriente; la seconda tratta della comunione all'interno della Chiesa cattolica, mentre la terza fornisce “idee portanti” per una ripresa dell'evangelizzazione nella Terra Santa. Ne proponiamo una sintesi.

Prima parte. Dopo aver fatto cenno, nell'Introduzione, al contesto mediorientale, e ricordato i quattro pilastri su cui si fondava la prima comunità di Gerusalemme, ovvero l'insegnamento degli Apostoli, il servizio della carità, la frazione del pane e la preghiera personale e comunitaria, l'Esortazione si sofferma sulla vita cristiana nei rapporti con l'ecumenismo e con il dialogo interreligioso, riflette sulla “sana laicità” e sul fenomeno del fondamentalismo, indicando pure “l'urgenza” della questione migratoria. Sull'ecumenismo l'Esortazione ribadisce l'insegnamento del Concilio Vaticano II mettendo in risalto l'importanza dell'“ecumenismo spirituale”, fondato sulla fede che si nutre della preghiera e della conversione. Il consolidamento della comunione nella Chiesa cattolica la aprirà a praticare maggiormente l'ecumenismo spirituale “nelle parrocchie, nei monasteri e nei conventi, nelle istituzioni scolastiche ed universitarie, e nei seminari” e a parlare “con una sola voce sulle grandi questioni morali a proposito della famiglia, della sessualità, della bioetica, della libertà, della giustizia e della pace”. L'Esortazione chiede anche la promozione di una pastorale ecumenica d'insieme “per regolare i matrimoni tra fedeli cattolici e ortodossi”, per trovare accordi “per una traduzione comune del Padre Nostro”, per promuovere lo studio delle diverse tradizioni spirituali, per implementare la collaborazione nel campo della carità e dei valori della vita umana, della giustizia e della pace. In Medio Oriente, inoltre, si impone il dialogo con gli ebrei e i musulmani. Dal testo emerge che tra i cristiani e gli ebrei esistono numerosi legami. Purtroppo nella storia i rapporti tra le due comunità sono stati segnati da “incomprensioni e diffidenze reciproche, inescusabili e condannabili le persecuzioni”. Questo legame deve aprire i fedeli delle due religioni “a una nuova responsabilità gli uni per gli altri, gli uni con gli altri”. Circa il rapporto tra cristiani e musulmani l'Esortazione ribadisce che esso è regolato dall'insegnamento del Concilio Vaticano II e ricorda che i cristiani condividono con i musulmani la stessa vita quotidiana in Medio Oriente e che la presenza cristiana nella regione è storica. Da qui la richiesta che i cristiani godano “di piena cittadinanza e non siano trattati come cittadini o credenti inferiori”. Il tema della libertà religiosa viene descritto come “il culmine di tutte le libertà”. È un diritto che comporta “la libertà di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto”. L'Esortazione ribadisce, inoltre, la necessità di “passare dalla tolleranza alla libertà religiosa”. Favorire le varie iniziative di dialogo islamo-cristiano, ebraico-cristiano, aiuterà a migliorare la convivialità tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Nella prima parte vengono toccati anche i temi della laicità e del fondamentalismo. Il documento invoca la “sana laicità” che “libera la religione dal peso della politica e arricchisce la politica con gli apporti della religione, mantenendo la necessaria distanza tra le due”. Il fondamentalismo religioso, invece rifiuta il vivere insieme secolare, per questo l'Esortazione invita ebrei, cristiani e musulmani ad adoperarsi per sradicarlo. Altro tema caldo è l'emigrazione dei cristiani: un Medio Oriente senza o con pochi cristiani non è più il Medio Oriente, dal momento che i cristiani partecipano con gli altri credenti all'identità della regione. L'auspicio è che i dirigenti politici e i responsabili religiosi evitino strategie che privilegino una sola comunità a scapito della ricca realtà umana e storica della regione. Alle Chiese orientali cattoliche viene chiesto di sviluppare una pastorale dell'emigrazione, per assicurare l'assistenza spirituale a coloro che hanno lasciato il territorio tradizionalmente patriarcale.

Seconda parte. È dedicata alla comunione nella Chiesa Cattolica che interpella tutti, patriarchi, vescovi, presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrati e laici. Patriarchi e capi delle chiese sono invitati a rafforzare “la comunione nel Consiglio dei Patriarchi cattolici d'Oriente e ai sinodi delle proprie Chiese e ad una reale solidarietà in una sana gestione del personale e dei beni ecclesiastici”. Un cenno particolare l'Esortazione lo dedica al celibato sacerdotale “dono inestimabile di Dio alla sua Chiesa, che occorre accogliere con riconoscenza. I presbiteri sposati, componente antica delle tradizioni orientali, con le loro famiglie sono chiamati alla santità nel fedele esercizio del loro ministero”. A loro volta i laici sono invitati a testimoniare la loro fede con una condotta esemplare in famiglia e nella società, nel lavoro, nella politica e nella cultura, superando “le divisioni e ogni interpretazione soggettivistica della vita cristiana”. L'Esortazione invita le famiglie cristiane nel Medio Oriente a rinnovarsi “con la forza della Parola di Dio e dei Sacramenti, per essere ancor più la Chiesa domestica”. Una parola il Papa la dedica alle donne che, afferma, “devono essere più coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale. Nelle vertenze giuridiche, soprattutto in questioni di ordine matrimoniale, la voce della donna deve essere presa col dovuto rispetto, al pari di quella dell'uomo”. Ai giovani e ai bambini Benedetto XVI si rivolge direttamente: “Non abbiate paura o vergogna di testimoniare l'amicizia con Gesù nella sfera familiare e pubblica. Fatelo tuttavia rispettando gli altri credenti, ebrei e musulmani”.

Terza parte. Non c'è testimonianza senza Parola di Dio, liturgia, vita sacramentale, e preghiera. Lo ribadisce la terza parte dell'Esortazione che chiama la Chiesa a rinnovare la sua missione di evangelizzazione e di carità, come pure ad impegnarsi maggiormente nella catechesi e nella formazione cristiana. Occorre promuovere una vera pastorale biblica, adoperandosi nella diffusione della Bibbia nelle famiglie e favorendo la sua lettura e meditazione, si legge nell'Esortazione che invita a servirsi anche dei moderni mezzi di comunicazione. La liturgia e la vita sacramentale occupano un posto importante per questo “sarebbe opportuno, ove necessario, intraprendere un rinnovamento dei testi e delle celebrazioni liturgiche, per quanto possibile, in collaborazione con le Chiese che non sono in piena comunione, ma che sono co-depositarie delle stesse tradizioni liturgiche”. In particolare per il sacramento del Battesimo, l'Esortazione auspica “un accordo ecumenico sul suo mutuo riconoscimento”. La missione evangelizzatrice della Chiesa trova nella preghiera la sua sorgente, per questo l'Esortazione chiede ai cristiani di “pregare senza sosta, senza scoraggiarsi, anche nelle situazioni umane dolorose”. Anche i pellegrinaggi vanno rivalutati in quanto “possono essere un'autentica sequela Christi nei luoghi santi”. Lo spirito missionario della Chiesa in Medio Oriente va rinnovato con “la formazione e l'invio di uomini e donne fieri della loro fede”. In questo campo i movimenti ecclesiali devono poter dare il loro contributo. L'Esortazione ricorda, poi, il “lavoro impressionante” della Chiesa nel campo educativo, sociale e caritativo nella regione che dimostra come anche nel Medio Oriente esista “la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso un'educazione alla tolleranza e una ricerca continua di qualità umana”.

Conclusione. Il documento termina con l'incoraggiamento di Benedetto XVI, “non temere, piccolo gregge” (Lc 12, 32), lanciato a tutti i Pastori e i fedeli cristiani in Medio Oriente affinché mantengano “viva, con coraggio, la fiamma dell'amore divino nella Chiesa e nei loro ambienti di vita e di attività”. La necessità di mantenere “integra la missione della Chiesa, l'urgenza del momento presente e di tante situazioni drammatiche, richiedono di unirsi per testimoniare insieme Cristo morto e risorto” unendo in Cristo tutti gli uomini e tutto l'universo.

Il testo integrale dell'Esortazione (pdf)

L'Esortazione «Ecclesia in Medio Oriente»
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