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Prolusione del card. Ruini alla 54ª Assemblea Cei (30 maggio 2005)

Il testo integrale della prolusione del card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, in apertura dei lavori della 54ª Assemblea generale dei vescovi italiali (30 maggio 2005).

Il testo integrale della prolusione del card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, in apertura dei lavori della 54ª Assemblea generale dei vescovi italiali (30 maggio 2005).
Venerati e cari Confratelli,
questa nostra LIV Assemblea Generale ha luogo in circostanze davvero singolari, che ci spingono a sentirci particolarmente grati e riconoscenti al Signore, ad unirci a Lui con tutto il nostro cuore e anche ad esprimere queste medesima unità nella nostra reciproca comunione. La stessa posticipazione dell'Assemblea, in conseguenza degli eventi che abbiamo vissuto, ci consente di celebrarla nell'atmosfera di fede e di preghiera che abbiamo respirato fino a ieri nel Congresso Eucaristico Nazionale, per il quale rinnoviamo la nostra gratitudine all'Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci e a tutta la Chiesa di Bari. Ci offre inoltre, e soprattutto, l'opportunità di incontrare, già questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI, di ascoltare la Sua parola, di esprimergli il nostro affetto e la nostra devozione.

1. Cari Confratelli, l'aggravarsi della malattia e poi la morte di Giovanni Paolo II sono stati, per la Chiesa e per l'umanità intera, giorni di profondo dolore ma al contempo di altrettanto profondo e intenso rinnovamento spirituale. Nella persona del Papa che fin quasi all'ultimo respiro ha cercato di adempiere, con il gesto se non con la parola, il ministero pastorale che il Signore gli aveva affidato e che, con il suo abbandono fiducioso nelle mani del Padre, ha mostrato al mondo il senso cristiano della sofferenza e della morte e la forza di salvezza che in esse può trovare dimora, abbiamo sentito il Signore Gesù crocifisso e risorto straordinariamente vicino e abbiamo anche meglio compreso quale vita sia più degna di essere vissuta e quale promessa di eternità attenda chi vive alla presenza e al servizio del Signore.

Ricordiamo Giovanni Paolo II anzitutto come un uomo di Dio, spontaneamente e sempre di nuovo immerso nella preghiera, che si è configurato al sacerdozio di Cristo e consacrato totalmente a Maria, fino a poter dire: “la Santa Messa è in modo assoluto il centro della mia vita e di ogni mia giornata” (Discorso del 27 ottobre 1995 nel trentennale del decreto Presbyterorum ordinis). E però questa così grande vicinanza a Dio non lo ha affatto allontanato dagli uomini ma ha fatto di lui, al contrario, un fratello e un padre universalmente amato, nel quale tantissimi, anche non cattolici, si sono riconosciuti. Le folle sterminate che hanno fatto ore ed ore di fila silenziosa per dargli l'estremo saluto, e poi hanno gremito Roma per le sue esequie, sono state l'ultima e più toccante conferma di un amore e di una gratitudine che non hanno confini.

In realtà questo grande e santo Pontefice ha mostrato con la sua morte, come con tutta la sua vita, che l'uomo “è la prima e fondamentale via della Chiesa”, come egli stesso aveva scritto nella sua prima enciclica, Redemptor hominis (nn. 13-14), e nello stesso tempo ha reso visibile, nella maniera più persuasiva ed efficace, il volto autentico dell'antropologia cristiana.

Egli è stato, e rimane, il grande testimone di Gesù Cristo e missionario della fede: i suoi viaggi innumerevoli, in Italia e nel mondo, sono l'espressione più evidente di questa passione evangelizzatrice che ardeva nel suo cuore. Ma tutto il suo Magistero, e d'altro lato iniziative straordinariamente feconde come le Giornate Mondiali della Gioventù, hanno la medesima radice. Al servizio della missione Karol Wojtyła ha interamente consacrato le multiformi ricchezze di umanità e di grazia che il Signore gli aveva donato. Non è dunque azzardato dire che la missione e la nuova evangelizzazione sono il testamento pastorale che egli lascia a noi Vescovi e a tutta la Chiesa.
Al contempo, fin dall'inizio del suo Pontificato, nell'omelia del 12 novembre 1978 alla presa di possesso della Cattedrale di S. Giovanni in Laterano, Giovanni Paolo II aveva individuato nel comandamento della carità il contenuto essenziale del proprio ministero, ricordando le grandi parole di Gesù: “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9) e aggiungendo: “l'amore costruisce; solo l'amore costruisce!”. A una tale convinzione egli è rimasto sempre fedele e da qui scaturisce quella continua sollecitudine per l'uomo in qualunque modo minacciato che ha attraversato la sua vita e il suo Pontificato. La sua opera instancabile per scongiurare le guerre e ristabilire la pace, il grido che tante volte ha elevato per assicurare agli ultimi della terra una speranza di vita e di sviluppo, la difesa coraggiosa e tenace della dignità intangibile di ogni esistenza umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, la tutela e la promozione della famiglia e dell'autentico amore umano hanno questa comune matrice.
Così Giovanni Paolo II è stato testimone concreto di quella divina Misericordia alla quale ha dedicato la seconda delle sue Encicliche e affidato se stesso e tutto il genere umano. E così i giorni delle sue esequie sono stati, per Roma e l'Italia e per il mondo intero, giorni di straordinaria unità, apertura a Dio e riconciliazione: nella Messa per il Papa defunto Piazza San Pietro ha potuto pertanto diventare simbolo quanto mai eloquente non dello “scontro di civiltà”, ma piuttosto della grande “famiglia delle nazioni”.
Non mi è possibile soffermarmi su tanti pure importantissimi aspetti del suo Pontificato, come ad esempio l'impegno incessante per l'unità dei cristiani o il grande contributo che egli ha dato alla caduta della cortina di ferro e all'unità dell'Europa. In quanto Vescovi italiani abbiamo però verso Giovanni Paolo II un debito speciale, che non posso non ricordare. Egli infatti ha profondamente amato quella sua “seconda patria” che è stata l'Italia ed ha espresso questo amore nella visita a tantissime Diocesi italiane come nella spinta propulsiva che ha dato alla nostra pastorale e nella sollecitudine per le sorti della nostra nazione, stimolando i credenti ad avere fiducia nelle possibilità dell'evangelizzazione e tutti gli italiani a valorizzare nell'Europa di oggi quella grande eredità di fede e di cultura che è la più autentica ricchezza del nostro Paese. Sia sufficiente menzionare i suoi discorsi ai Convegni ecclesiali di Loreto nel 1985 e di Palermo dieci anni dopo, la lettera a noi Vescovi italiani del 6 gennaio 1994 sulle responsabilità dei cattolici e la conseguente “Grande preghiera per l'Italia”, il discorso al Parlamento della Repubblica del 14 novembre 2002.
Perciò, mentre rinnoviamo la nostra gratitudine a Dio per questo Papa che per oltre ventisei anni ci ha amato e guidato, sentiamo il bisogno di ringraziare di vero cuore anche Cracovia e la Polonia, nelle quali Karol Wojtyła ha ricevuto la vita, la fede e la sua mirabile ricchezza cristiana e umana, per essere così donato a Roma, all'Italia e al mondo intero.

Lo scorso 13 maggio, nel giorno della Vergine di Fatima, a ventiquattro anni esatti dall'attentato di cui Giovanni Paolo II fu oggetto in Piazza San Pietro, il suo Successore Benedetto XVI ha dato l'annuncio che la causa di beatificazione e canonizzazione può avere inizio subito: questa notizia corrisponde all'attesa di milioni di persone, riempie di gioia i nostri cuori, contribuirà grandemente al permanere e al diffondersi di quella testimonianza di fede e di amore che ha plasmato la vita di Karol Wojtyła e che da ultimo ha illuminato il mondo nei giorni della sofferenza e della morte di questo autentico discepolo del Signore.

2. Cari Confratelli, tra poco incontreremo il Santo Padre Benedetto XVI. Nell'attesa, consentitemi di dare voce alla nostra comune gioia e gratitudine al Signore per la sua elezione a Vescovo di Roma e Pastore universale della Chiesa: un'elezione avvenuta in tempi eccezionalmente brevi e in quell'atmosfera di amore a Cristo, all'umanità e alla Chiesa che ha preso forma negli ultimi giorni terreni di Giovanni Paolo II e poi ha intimamente caratterizzato le Congregazioni dei Cardinali e lo stesso Conclave. Così tutti noi che abbiamo preso parte a questi eventi davvero speciali abbiamo potuto quasi toccare con mano la guida dello Spirito Santo che anima e sostiene il cammino della Chiesa e siamo stati interiormente plasmati da un senso forte e consolante di responsabilità ecclesiale, che si è espresso in una concordia profonda che è anzitutto frutto di grazia.
Le parole con cui Benedetto XVI si è presentato alla grande folla accorsa per l'annuncio del nuovo Papa, sono “un semplice e umile lavoratore nella Vigna del Signore”, corrispondono alla realtà e all'intenzione profonda di tutta la sua vita, e non contrastano affatto con la grandezza dei doni che il Signore gli ha dato e con l'altezza davvero straordinaria dell'opera che egli ha compiuto, come teologo, come Vescovo di una grande Diocesi e come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, perché il mistero di Cristo, nostro unico Salvatore, sia conosciuto, sia amato, sia “la misura del vero umanesimo” per ogni persona, cultura e nazione.

Le omelie e le altre parole che il Santo Padre ha pronunciato in queste prime settimane del suo ministero sono già un nutrimento quanto mai sostanzioso per la vita e la missione della Chiesa e accrescono la nostra attesa per quanto egli vorrà dirci tra poco. Dunque, non è certo il caso che io nemmeno accenni a qualche specifico contenuto. Vorrei soltanto ricordare alcune parole davvero emblematiche pronunciate dal Cardinale Ratzinger il 1° aprile a Subiaco: “Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui ha oscurato l'immagine di Dio e ha aperto le porte all'incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all'intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”.

Cari Confratelli, leggiamo nello Statuto della nostra Conferenza (art. 4 § 2): “Il particolare legame che unisce le Chiese che sono in Italia al Papa, Vescovo di Roma e Primate d'Italia, qualifica in maniera peculiare la comunione della Conferenza con il Romano Pontefice”. Queste affermazioni hanno trovato finora puntuale conferma lungo tutto l'arco della vita della nostra Conferenza e certamente la troveranno, in maniera piena, nel Pontificato di Benedetto XVI. Il loro tono giustamente giuridico, e quindi di necessità un po' freddo, non rende però piena ragione della forza, della profondità e del calore del rapporto che intercorre fra il Papa e l'Italia, come Chiesa ma anche come intero popolo, e naturalmente – a titolo speciale – come Vescovi italiani. Questo rapporto, tanto evidente con Giovanni Paolo II, è già ugualmente visibile con Benedetto XVI: anzi, si è trasferito con spontaneità dall'uno all'altro Pontefice. È inoltre ormai del tutto chiaro che per il popolo italiano non ha alcun rilievo la nazionalità del Successore di Pietro: del resto Benedetto XVI è un Papa che non solo vive a Roma da oltre ventitré anni, ma ha avuto una grande presenza nella Chiesa e nella cultura italiana, offrendo con esemplare disponibilità il proprio illuminato servizio di Pastore e teologo.

Nel tempo ancora tanto breve intercorso dalla sua elezione, egli ha poi già dato prova concreta di una presenza davvero eccezionale, non soltanto verso la Chiesa di Roma di cui è Vescovo, ma anche verso l'Italia e noi Vescovi italiani: ieri presiedendo a Bari la S. Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale e rendendosi personalmente presente oggi alla nostra Assemblea. Gli diremo dunque tra poco, incontrandolo, tutta la nostra gratitudine, nutrita di affetto fraterno e filiale e di docile e sincera comunione.

3. Cari Confratelli, salutiamo con vivo affetto il Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Paolo Romeo, presente come sempre alla nostra Assemblea, e Lo ringraziamo fin d'ora per le parole che vorrà rivolgerci.

Un ricordo orante, affettuoso e grato, rivolgiamo ai nostra fratelli Vescovi deceduti in questo ultimo anno. Il Signore ricco di misericordia accolga questi suoi servi e testimoni buoni e fedeli nella sua eterna vita ed essi, nel mistero dell'economia di salvezza che tutti ci unisce, intercedano per noi e per il popolo che fu loro affidato.

Questi sono i loro nomi:
- Mons. Giuseppe Amari, Vescovo emerito di Verona;
- Mons. Antonio Vitale Bommarco, Arcivescovo emerito di Gorizia;
- Mons. Abele Conigli, Vescovo emerito di Teramo-Atri;
- Mons. Sennen Corrà, Vescovo emerito di Concordia-Pordenone;
- Mons. Aldo Del Monte, Vescovo emerito di Novara;
- Mons. Pietro Fiordelli, Vescovo emerito di Prato;
- Mons. Benito Gennaro Franceschetti, Arcivescovo di Fermo;
- Mons. Alfredo Maria Garsia, Vescovo emerito di Caltanissetta;
- Mons. Alberto Giglioli, Vescovo emerito di Montepulciano-Chiusi-Pienza;
- Mons. Francesco Minerva, Arcivescovo emerito di Lecce;
- Mons. Ferdinando Palatucci, Arcivescovo emerito di Amalfi-Cava de' Tirreni;
- Mons. Angelo Paravisi, Vescovo di Crema;
- Mons. Domenico Picchinenna, Arcivescovo emerito di Catania;
- Mons. Ciriaco Scanzillo, Vescovo già Ausiliare di Napoli.

Uno speciale pensiero di gratitudine e vicinanza spirituale va ai Confratelli che hanno lasciato nel corso dell'anno la guida delle loro Diocesi.

Essi sono:
- Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano;
- Mons. Pietro Bottaccioli, Vescovo di Gubbio;
- Mons. Angelo Comastri, Arcivescovo-Prelato di Loreto, ora Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro;
- Mons. Eduardo Davino, Vescovo di Palestrina;
- Mons. Antonio Forte, Vescovo di Avellino;
- Mons. Paolo Gillet, Vescovo Ausiliare di Albano;
- Mons. Angelo Mascheroni, Vescovo Ausiliare di Milano;
- Mons. Antonino Orrù, Vescovo di Ales-Terralba;
- Mons. Edoardo Ricci, Vescovo di San Miniato;
- Mons. Bruno Tommasi, Arcivescovo di Lucca;
- Mons. Agostino Vallini, Vescovo di Albano, ora Prefetto del Supremo Tribunale della Signatura Apostolica.
Ricordiamo con affetto anche tutti gli altri Vescovi emeriti e salutiamo in particolare coloro che sono presenti a questa Assemblea.

Accogliamo con gioia i nuovi Vescovi entrati a far parte nell'ultimo anno della nostra Conferenza. Domandiamo al Signore di benedire e rendere fecondo il loro ministero e confidiamo nel contributo che essi daranno al nostro comune servizio pastorale.

Li salutiamo uno ad uno:
- Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo eletto di Sant'Angelo dei Lombardi- Conza-Nusco-Bisaccia;
- Mons. Giuseppe Andrich, Vescovo di Belluno-Feltre;
- Mons. Oscar Cantoni, Vescovo di Crema;
- Mons. Michele Castoro, Vescovo eletto di Oria;
- Mons. Mario Ceccobelli, Vescovo di Gubbio;
- Mons. Giovanni D'Alise, Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia;
- Mons. Gianni Danzi, Arcivescovo-Prelato di Loreto, in precedenza Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
- Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto;
- Mons. Francesco Marino, Vescovo di Avellino;
- Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro;
- Mons. Luigi Ernesto Palletti, Vescovo Ausiliare di Genova;
- Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina;
- Mons. Lucio Soravito de Franceschi, Vescovo di Adria-Rovigo.

4. L'anno che ci separa dalla precedente Assemblea Generale è stato ricco di appuntamenti assai significativi. Ricordiamo anzitutto la 44ª Settimana Sociale dei Cattolici italiani, celebrata a Bologna dal 7 al 10 ottobre, con ampia e intensa partecipazione, sul tema tanto importante quanto impegnativo “La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri”.
Grande rilievo ha avuto il terzo Convegno missionario nazionale, svoltosi a Montesilvano dal 27 al 30 settembre sul tema “Comunione e corresponsabilità per la missione”. Ricordiamo inoltre con vivo apprezzamento il primo Convegno internazionale dei Missionari italiani in emigrazione, promosso dalla Fondazione “Migrantes” e dal Ministero per gli italiani nel mondo, tenutosi a Roma dal 22 al 24 febbraio.

Particolarmente ricco di riflessioni e di aperture al futuro è stato il VI Forum del Progetto culturale, che ha avuto luogo a Roma il 3 e 4 dicembre ed ha affrontato una tematica di grande portata ecclesiale e culturale: “A quarant'anni dal Concilio. Ripensare il Vaticano II, di fronte alle attuali sfide culturali e storiche”.

Siamo infine appena reduci da quel grande evento ecclesiale che è stato il 24° Congresso Eucaristico Nazionale: inserito nell'Anno dell'Eucaristia e allietato dalla presenza e dalla grande testimonianza eucaristica ed ecumenica del Santo Padre, esso è stato un'autentica festa di popolo, specialmente di giovani, ed ha rappresentato per le nostre Chiese un forte stimolo ad approfondire ed irrobustire l'unione con il Signore Gesù presente e offerto per noi ed a ricevere da tale unione il coraggio e la generosità della testimonianza cristiana, in particolare a riscoprire il carattere liberante del Giorno del Signore e a salvaguardare il suo significato anche nell'organizzazione dei tempi del lavoro e del riposo.

La nostra Conferenza ha stipulato due importanti e utili Intese con i competenti Ministeri del Governo italiano: quella del 26 maggio 2004 circa gli obiettivi dell'insegnamento della religione cattolica nel primo ciclo della scuola secondaria e quella del 26 gennaio 2005 relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche.
Piuttosto numerosi sono anche i documenti pubblicati dai vari organi della nostra Conferenza. Tra essi hanno speciale rilievo quelli approvati in Assemblea Generale, come la Nota pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, resa pubblica il 7 giugno 2004, e il Direttorio “Comunicazione e missione” sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, uscito nel settembre 2004.

Ricordiamo poi con gioia che il 28 novembre 2004 è entrato in vigore il “Rito del Matrimonio”, versione italiana della seconda edizione tipica dell'Ordo celebrandi Matrimonium.
In questi ultimi mesi sono state pubblicate la lettera ai fedeli laici “Fare di Cristo il cuore del mondo”, della Commissione Episcopale per il laicato, e due Note pastorali: quella della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, “Frutto della terra e del lavoro dell'uomo. Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia”, e quella della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi, “Questa è la nostra fede”, riguardante il primo annuncio del Vangelo.

5. Cari Confratelli, questa nostra Assemblea sarà particolarmente breve e pertanto si è dovuto rinunciare ad affrontare l'importante tematica dei rapporti tra Chiesa e mondo della salute, che prevediamo di trattare a novembre nell'Assemblea di Assisi. Non mancano però gli argomenti di grande interesse, come il progetto di riordino della formazione teologica in Italia e la Nota normativa per gli Istituti Superiori di Scienze Religiose, e come la presentazione dello strumento di lavoro e del cammino di preparazione per il Convegno Ecclesiale dell'ottobre 2006 a Verona. Provvederemo inoltre al rinnovo di numerosi e assai significativi incarichi della nostra Conferenza e riceveremo utili informazioni, in particolare su un appuntamento ormai prossimo che ci sta molto a cuore: la Giornata Mondiale della Gioventù che avrà luogo dal 16 al 21 agosto a Colonia.
Cercherò a mia volta di essere breve nel consueto sguardo alla situazione sia italiana che internazionale. Il 25 maggio il Santo Padre, nel suo primo discorso al Corpo Diplomatico, ha sottolineato quegli orientamenti di fondo che guidano l'azione della Santa Sede e che devono anche indirizzare la vita e la testimonianza pubblica dell'intera Chiesa. È significativo anzitutto il forte auspicio di poter stabilire al più presto relazioni diplomatiche con quelle nazioni che ancora non le intrattengono con la Santa Sede. È centrale poi il rinnovato appello ed impegno, avvalorato da un toccante riferimento autobiografico, a difendere la causa della pace e a promuovere la giustizia, la fraternità e il perdono reciproco, superando la tentazione di scontri fra culture, etnie e mondi diversi, e attingendo invece dal patrimonio spirituale e culturale proprio di ciascun popolo i valori migliori, per andare incontro agli altri senza paura. La difesa dei diritti umani fondamentali, purtroppo ancora violati in diversi Paesi, e il ricordo delle immense oppressioni e devastazioni provocate da ideologie ingannatrici e disumane danno ulteriore concretezza a questo appello ed impegno. Nella medesima prospettiva Benedetto XVI non ha chiesto alcun privilegio per la Chiesa, ma solo le condizioni legittime di libertà e di azione per compiere la sua missione.

Quest'anno sarà purtroppo ricordato per alcune spaventose calamità naturali, anzitutto quella davvero smisurata del maremoto che, subito dopo Natale, ha seminato lutti e rovine in molti Paesi dell'Asia meridionale giungendo anche a lambire le coste africane. Gli ha fatto seguito, il 28 marzo, un tremendo terremoto che ha ancora devastato parte dell'Indonesia. La nostra Conferenza, in queste e in altre occasioni, è stata puntuale nell'offrire il proprio aiuto.
Molto frequenti, e tali da generare quasi una triste assuefazione, sono state le stragi e le altre azioni violente compiute dalla mano dell'uomo. Tra esse particolarmente impressa nella nostra memoria rimane quella che è stata perpetrata all'inizio di settembre a Beslan in Ossezia, con l'uccisione di centinaia di persone, in gran parte bambini.

In queste ultime settimane stiamo assistendo inoltre al succedersi di sanguinosissime catene di attentati in Iraq: le grandi speranze accese dalle elezioni ivi svoltesi il 30 gennaio, con grande partecipazione di popolo che le minacce e le violenze non sono riuscite ad impedire, e poi la costituzione del nuovo governo iracheno – invero assai faticosa e ritardata –, non sono dunque state sufficienti a interrompere questa tragica spirale. Emerge pertanto sempre più chiaramente la necessità di affiancare alla repressione del terrorismo la ricerca di soluzioni e di intese che possano essere condivise da ciascuna componente della complessa società irachena: si tratta di un percorso senza dubbio difficile, ma che sembra senza alternative.
Uno sguardo complessivo alla situazione del Medio Oriente consente comunque di rilevare elementi di novità assai forti e significativi, a cominciare da quella Terra Santa che rimane la chiave principale per aprire la porta a sviluppi di pace: qui infatti, dopo le elezioni presidenziali del 9 gennaio nei Territori palestinesi e i cambiamenti intervenuti nel Governo israeliano, il dialogo tra le due parti è ripreso e ha già compiuto passi avanti significativi, sebbene i tentativi di sabotarlo non siano cessati. In quest'area, come in tutto il Medio Oriente, rimane assolutamente indispensabile e doveroso un impegno internazionale davvero concorde e convergente, per condurre finalmente a risultati concreti il processo di pacificazione.
In Libano, a seguito dell'uccisione, il 14 febbraio, dell'ex Primo Ministro Rafik Hariri, si è sviluppata un'imprevista protesta popolare, con conseguenze che prima non sembravano ipotizzabili, come il ritiro delle forze siriane. Osiamo sperare per quel martoriato Paese un futuro di libertà e indipendenza nella riconciliazione nazionale, e quindi condizioni migliori e realmente paritarie anche per le sue tuttora numerose componenti cristiane.

Purtroppo in Medio Oriente e soprattutto nell'Iraq l'Italia ha pagato un ulteriore tributo di sangue, con l'assassinio di Enzo Baldoni, l'uccisione in uno scontro a fuoco di Simone Cola, la morte di Nicola Calipari a causa di un tragico errore delle truppe americane, mentre le due giovani sorelle Jessica e Sabrina Rinaudo hanno perso la vita in un attentato terroristico compiuto in Egitto a Taba. L'odiosa pratica del sequestro di persona ha colpito a sua volta alcune nostre connazionali, poi fortunatamente restituite alla libertà – nel caso però di Giuliana Sgrena in tristissima concomitanza con l'uccisione del suo liberatore –, ed ora ci tiene in ansia e ci induce alla preghiera per Clementina Cantoni, detenuta in Afghanistan, un altro Paese dove il terrorismo sembra farsi di nuovo assai minaccioso.
Una terra nella quale il desiderio di libertà si è espresso con forza e ha prodotto risultati altamente significativi è l'Ucraina, una nazione per la quale speriamo possano aprirsi prima o poi le porte dell'Unione Europea. Anche l'Asia centrale è attraversata da forti sommovimenti, che hanno per ora esiti contrastanti, in particolare nel Kirghizistan e invece nell'Uzbekistan, teatro di una repressione terribilmente sanguinosa. Per uno sbocco pacifico di queste tensioni appare necessario da una parte stabilire un clima di maggiore intesa e reciproca fiducia tra la Russia e i Paesi occidentali, dall'altra trovare la via per costruire un rapporto nuovo e non più conflittuale con le popolazioni musulmane.

Cari Confratelli, nella nostra sollecitudine per l'umanità sofferente non possiamo certo dimenticare il continente africano, che rimane quello in cui le cause di sofferenza sono maggiori: mi limiterò qui a menzionare, tra le molte, la persistente tragica situazione del Darfur. Dall'Africa giungono però, finalmente, anche importanti notizie positive: non pochi sono infatti gli accordi e le iniziative negoziali attraverso cui si cerca di por fine a conflitti spesso incancreniti, e soprattutto emergono, pur tra mille resistenze e contrasti, quelli che possiamo chiamare i germogli di una nuova “società civile” africana, fatta di gruppi, associazioni e movimenti, molti dei quali femminili: proprio da tali forze vive dell'Africa stessa, oltre che dalla doverosa e necessaria solidarietà delle nazioni più sviluppate, può venire l'impulso per riuscire a sconfiggere quelle tragiche piaghe, come la fame, la sete, la mortalità infantile, le epidemie tra cui specialmente l'AIDS, che affliggono con la maggiore gravità gran parte di questo continente.

È grande il contributo che sia i missionari sia le giovani Chiese africane stanno dando a questi sviluppi positivi, ma è alto anche il prezzo del bene compiuto, come testimoniano i numerosi missionari e volontari laici che sacrificano la loro vita, non solo in terra africana: tra gli italiani ricordiamo in particolare il Padre Faustino Gazziero, ucciso nella Cattedrale di Santiago del Cile, e la pediatra Maria Bonino, morta in Angola per il virus di Marburg. A quei Governi e a quei gruppi che perseguitano la Chiesa, o comunque temono e osteggiano la sua presenza, per un pregiudizio antireligioso oppure per la funesta illusione di onorare così la propria cultura e religione, vorremmo ricordare, insieme al diritto alla libertà religiosa, i grandi frutti di autentica promozione delle persone e delle nazioni che il lavoro spesso silenzioso dei figli della Chiesa produce.

Il 18 giugno 2004 è stato approvato il Trattato costituzionale dell'Unione Europea, che è stato poi firmato il 29 ottobre a Roma: si tratta certamente di sviluppi importanti e positivi, anche se il testo del Trattato, e spesso la politica concreta dei Paesi membri dell'Unione, non appaiono sufficientemente consapevoli sia delle radici cristiane dell'Europa e dell'autentico umanesimo di cui essa è portatrice, sia anche di quella unità di intenti e di quella capacità di aprirsi al futuro che gli sviluppi in corso nel mondo rendono sempre più urgenti e indispensabili. Solo per questa strada l'unità dell'Europa potrà radicarsi davvero nel cuore delle popolazioni.

6. L'Italia per parte sua deve far fronte a non piccoli problemi. Dopo l'esito delle votazioni per il rinnovo dei Consigli regionali si è avuta una crisi di governo, che ha trovato rapida conclusione. La situazione rimane però incerta e attraversata da tensioni e divergenze di prospettive, sia nella maggioranza sia nell'opposizione.
Ciò che sembra più necessario è concentrare l'attenzione sulle sfide che l'Italia ha davanti a sé, senza lasciarsi troppo assorbire dalla competizione tra i due schieramenti, in vista delle elezioni politiche attese per il 2006, e dalla definizione degli assetti interni di ciascuno di essi: lo esige in particolare l'aggravarsi delle prospettive economiche, con il susseguirsi, proprio negli ultimi giorni, di una serie di indicazioni negative che destano indubbia preoccupazione.

Per poter affrontare con fondate speranze di successo queste difficoltà che in Italia sono più accentuate, ma che in larga misura sono comuni a vari Paesi europei, sono richieste senz'altro misure di rapida efficacia, sulle quali persistono divergenze ma vi sono anche, al di là delle polemiche, significativi punti di accordo sostanziale, che però faticano molto a trovare attuazione concreta. Ancora più necessarie appaiono tuttavia alcune scelte e indirizzi di fondo, a cui spesso non si presta sufficiente attenzione e che chiamano in causa sia la classe politica e le istituzioni sia le diverse forze e componenti economiche e sociali e il mondo della cultura e della comunicazione, sia l'impegno e la responsabilità di ciascuna persona, famiglia, comunità locale.

In concreto, quella mobilitazione delle energie che è giustamente da molte parti invocata non può prescindere da motivazioni che non sono soltanto economiche, ma più ampiamente umane e morali, tra cui il senso di una comune appartenenza e del dovere di ciascuno. Una coerente testimonianza di vita dei credenti e l'opera pastorale della Chiesa possono e devono essere di aiuto e stimolo in questa direzione.

Fattori di grande incidenza sono poi, in particolare, la solidità delle famiglie, lo sforzo per invertire il declino demografico che già condiziona pesantemente il dinamismo del nostro Paese, la serietà e coerenza dell'azione educativa. Perciò non ci stanchiamo di insistere sulla promozione di una politica organica a favore della famiglia, che comprende tra l'altro l'introduzione del “quoziente familiare” in materia fiscale e l'adozione di misure che consentano ai giovani di progettarsi un futuro e di assumere impegni a lungo termine, anche nel contesto di attività lavorative caratterizzate da forte mobilità, fornendo ad esempio opportune garanzie per la continuità del versamento dei contributi pensionistici e per i mutui finalizzati all'acquisto degli alloggi: il costo di questi ultimi, e conseguentemente degli affitti, rappresenta infatti una vera emergenza, specialmente nelle grandi città, che colpisce soprattutto le giovani famiglie, con pesanti conseguenze sulla generazione dei figli. Nel medesimo spirito la Chiesa opera in molte forme sul terreno educativo e formativo e chiede per le scuole cattoliche una parità effettiva.
Un'altra questione di primaria importanza per assicurare all'Italia nuove possibilità di sviluppo è quella del Meridione, che rappresenta un grande potenziale per l'intera nazione, purtroppo in larga misura non utilizzato, come mostra anzitutto il persistente e in certe aree drammatico fenomeno della disoccupazione. È tempo dunque di costruire un circuito virtuoso tra le molte energie e risorse umane presenti nello stesso Meridione e l'impegno complessivo per l'ammodernamento del Paese.

L'attuale contesto politico ed economico sembra aver fatto passare per ora in secondo piano il tema, aspramente dibattuto tra le forze politiche, della riforma della seconda parte della Carta costituzionale, che è stata approvata nel medesimo testo prima dalla Camera dei Deputati e poi dal Senato. Al di là delle diverse valutazioni su tale testo, rimane aperto per l'Italia il problema di darsi un assetto istituzionale che incorpori in maniera coerente alcuni cambiamenti già da tempo intervenuti e che all'atto pratico possa funzionare in maniera sufficientemente spedita, consentendo una migliore governabilità del nostro assai complesso e articolato Paese.

Cari Confratelli, nelle scorse settimane si è positivamente conclusa la lunga procedura con la quale la RAI ha accolto la richiesta di assegnare all'emittente Sat 2000 uno dei suoi canali digitali terrestri. È questo un risultato davvero importante, che apre la possibilità di raggiungere, in tempi non remoti, ogni famiglia italiana senza complicazioni strumentali, facilitando e stimolando così l'apporto dei cattolici all'animazione culturale del Paese. Proprio sul versante della tecnologia digitale terrestre si profila però un'iniziativa che dobbiamo fin da ora denunciare: quella di offrire una nuova e più largamente accessibile forma di presenza alla pornografia televisiva. Chiediamo pertanto ai gestori dei canali di non dimenticare le loro responsabilità morali e sociali e all'Autorità competente di regolare in maniera tempestiva questo settore, chiudendo la strada a uno sfruttamento commerciale tra i più deprimenti e dannosi.

7. È ormai molto vicino il referendum riguardante la procreazione assistita. La nostra posizione in merito è nota ed è quella indicata anche dal Comitato “Scienza & Vita”: siamo cioè per una consapevole non partecipazione al voto, che ha il significato di un doppio no, ai contenuti dei quesiti sottoposti a referendum, che peggiorano irrimediabilmente e svuotano la legge, riaprendo in larga misura la porta a pericolosi vuoti normativi, e all'uso dello strumento referendario in una materia tanto complessa e delicata. Non si tratta dunque in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma al contrario di opporsi in maniera netta ed efficace a una logica che – a prescindere dalle intenzioni dei suoi sostenitori – mette in pericolo i fondamenti umani e morali della nostra civiltà.

Il dibattito che si è sviluppato in queste settimane ha avuto il merito di evidenziare che in concreto l'unica via per opporsi effettivamente al peggioramento della legge è quella della non partecipazione al voto, mentre il votare no, dato che contribuisce al raggiungimento del quorum, di fatto è un aiuto, sia pur involontario, ai sostenitori del referendum.

Non rinunciamo a sperare in un dibattito che non eluda troppo marcatamente la vera posta in gioco e in un'informazione che rappresenti in maniera sufficientemente equilibrata le posizioni che sono davvero in campo.

Osiamo inoltre chiedere a tutti di valutare con serenità anche le ragioni di noi Pastori. Non ci muovono interessi di parte, fosse pure la parte cattolica. Non entriamo in competizioni di partiti, ma ci preoccupiamo unicamente, e concretamente, di quella difesa e promozione dell'uomo che è parte integrante dell'annuncio del Vangelo. Non siamo contro la scienza e i suoi progressi: al contrario, ammiriamo e sosteniamo i frutti della ricerca e dell'intelligenza, che è il segno dell'immagine di Dio nell'uomo. Vogliamo dunque che la scienza sia al servizio del bene integrale dell'uomo: non si tratta, pertanto, di arrestare od ostacolare il cammino della scienza, ma di orientarlo in modo che esso non perda di vista il valore e la dignità di ogni essere umano. Spingono in questa direzione non soltanto fondamentali ragioni etiche, ma anche un evidente principio di precauzione, che deve trovare applicazione anzitutto quando si agisce direttamente sulla vita umana. Solo così si avranno sicuri vantaggi, e non pericoli, anche per la nostra salute. Ci muove dunque non l'indifferenza o l'insensibilità, ma l'amore sincero per ogni donna e ogni uomo.

Le notizie, che giungono a intervalli sempre più ravvicinati, di sperimentazioni condotte sugli embrioni a prescindere dal loro carattere umano, confermano la necessità di norme che regolino questa materia in rapido sviluppo: senza di esse arriveremo, probabilmente prima del previsto, a risultati che suscitano orrore e paura. Esistono invece alternative precise, come quelle basate sulle cellule staminali ottenute senza sopprimere embrioni, che hanno già dato, a differenza dalle altre, risultati clinici concreti: al loro ulteriore sviluppo proprio la ricerca italiana, se adeguatamente sostenuta, può oggi fortemente contribuire.
Sono di buon auspicio, in un simile contesto, sia la grande consapevolezza, unità e impegno di cui stanno dando prova i cattolici italiani, in sintonia con un orientamento che è della Chiesa universale, sia il moltiplicarsi di voci autorevoli, delle più diverse competenze e matrici culturali, che si esprimono con chiarezza e forza argomentativa per il rispetto della vita umana e del diritto dei figli a conoscere i propri genitori. Queste voci interpretano certamente il sentire profondo di tanti italiani.

A tutti, anche a coloro che contestano più duramente le nostre posizioni e il nostro stesso diritto e dovere di esprimerci in questa materia, vorremmo dire che non ci può essere un futuro positivo e accettabile se si perde l'unità di misura della vita umana. Siamo dunque certi, con il nostro attuale impegno, di non essere dei sorpassati, ma di far parte invece di coloro che lavorano per il futuro.

Cari Confratelli, confidiamo come sempre nella presenza e nell'amore del Signore. Al termine di questo mese di maggio chiediamo alla Vergine Maria, nostra dolce madre, al suo sposo Giuseppe e a tutti i Santi e le Sante Patroni delle nostre Chiese di intercedere per noi e di illuminare i lavori di questa Assemblea.
Vi ringrazio di avermi ascoltato e di ciò che vorrete osservare e proporre.
Camillo Card. Ruini
Presidente

Prolusione del card. Ruini alla 54ª Assemblea Cei (30 maggio 2005)
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