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Servire il bene comune. Lettera ai cittadini e ai candidati

Lettera della Chiesa di Livorno ai cittadini e ai candidati alle elezioni amministrative del 12-13 giugno 2004.

SERVIRE IL BENE COMUNE
Lettera della Chiesa diocesana ai cittadini delle nostre città
e ai candidati alle elezioni Amministrative.


Cari Cittadini di Livorno, Rosignano Marittimo, Collesalvetti, Capraia Isola e cari Candidati alle elezioni amministrative delle nostre città

Perché una lettera a voi?
Perché la Chiesa di Livorno, in una fase delicata come quella della campagna elettorale, con tutti i rischi che ne conseguono, desidera, attraverso il proprio Consiglio Pastorale Diocesano, farvi udire la propria voce. E questo soprattutto per due ragioni.

1. Perché i cristiani non si preoccupano solo dell'altro mondo, ma sono chiamati come tutti a partecipare attivamente all'amministrazione delle nostre realtà, così che esse siano luogo di accoglienza e fraternità, dove si condividono dolori e speranze, progetti ed attese, pur nella consapevolezza che bisogna fare i conti con resistenze, fatiche e difficoltà.

2. Perché il pensiero politico d'ispirazione cristiana ha contribuito alla costruzione di realtà sociali attente ai valori dell'uguaglianza, della libertà, della giustizia, della solidarietà, del rispetto dei diritti umani, della pace: valori che vorremmo poter vivere tutti i giorni nel nostro territorio.

Ecco perché desideriamo far sentire la nostra voce, che vorremmo nessuno strumentalizzasse per interessi di parte, ma tutti accogliessero come contributo onesto e sincero al bene comune.

Ci facciamo ispirare da un episodio che il Vangelo ci racconta e che sicuramente conoscete: è il cammino vissuto dai Magi, che dall'oriente, al sorgere di una stella, percorsero fino a giungere a scoprire Colui che per noi cristiani è la Luce del mondo, il Principe della Pace, la radice di ogni sforzo reale di comunione.

Ecco il testo del Vangelo secondo Matteo, al secondo capitolo:
“Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea…
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo”.
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.1Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese".

Vorremmo cogliere nelle diverse tappe di quel viaggio, reale e simbolico allo stesso tempo, suggerimenti per l'impegno concreto di chi sarà chiamato ad amministrare i nostri comuni.
Le nostre riflessioni seguiranno i principali passaggi descritti da quel brano evangelico:
1. la capacità dei Magi di guardare verso l'alto
2. la loro voglia di camminare insieme
3. la loro vittoria sulla tentazione del potere
4. il superamento della ipocrisia
5. la perseveranza nel perseguire la propria meta
6. la scoperta, al centro della famiglia di Betlemme, di quel Piccolo che cercavano
7. l'offerta a lui di quanto hanno di più prezioso
8. l'intuizione di intraprendere una strada nuova e diversa

1. GUARDARE VERSO L'ALTO
* I magi, guardando verso l'alto, scoprirono la stella. Che cosa può significare per noi fare altrettanto? Non chiudersi nel basso profilo degli interessi di parte o di partito. Ci sono tante cose buone da fare, tanti valori da far emergere nei nostri comuni, tanto volontariato e iniziative varie da incoraggiare, tanta pigrizia e affanno da debellare.
Ciò implica “guardare in alto” nella propria coscienza, cioè onorare la responsabilità che deriva dall'autorità che ci viene affidata e che si esprime nella capacità di far crescere ciascuno e di aiutare tutti a guardare in alto, al di sopra dei propri interessi. Ciò comporta non accontentarsi di una tutela dei singoli che non sia accompagnata dalla efficace volontà di promuovere la loro dignità e libertà, perché in tutti cresca un sano orgoglio di appartenere ai nostri Comuni e la volontà di offrire il proprio contributo necessario a renderli più umani.

2. CAMMINARE INSIEME
* È importante poi mettersi in cammino e farlo insieme. Ciò significa cercare di non ripetere soltanto quanto già è stato fatto, avere idee nuove, progetti originali. Richiede generosità anche se questo comporta fatica, studio, confronto coraggioso. Bisogna avere delle mete alte che ci facciano apprezzare da chiunque vuole che economia, solidarietà, lavoro... si mettano in movimento. Tutto questo comporta impegno perché crescano le potenzialità industriali e tecnologiche nel nostro ambiente, facendo attenzione che ciò non oscuri i valori più alti e il rispetto di tutti, in modo che la persona del lavoratore abbia sempre il primato sui mezzi di produzione e sulle cosiddette leggi dell'economia. Sentiamo tutti l'urgenza di collaborare perché crescano amicizia, tranquillità, rapporti reciproci improntati alla sincerità e alla generosità… e che siano sempre più sconfitti sospetto, arroganza, pretesa superiorità degli uni nei confronti degli altri. Ogni buon cittadino desidera che lo scontro civile a livello culturale e politico abbia legittimità solo quando è finalizzato al bene comune.
“Bisogna – sottolineava Aldo Moro – che, nell'ambito di un regime democratico, la maggioranza possa orientare, dirigere, prendere iniziative e decisioni, e che la minoranza possa con forza e sicurezza operare secondo la sua funzione di controllo, proporre alternative, permettere eventuali mutamenti nell'orientamento del paese”. Per il benessere di tutti. Perché ciascuno possa raggiungere la propria felicità e vi sia una reale prosperità pubblica, pensiamo, infatti, sia fondamentale collaborare anche con chi ha idee diverse purché s'impegni, nel solco della tradizione multietnica e multireligiosa che ci contraddistingue, a rendere sempre più viva una “cultura della diversità”. Solo così il pluralismo sarà rispettato e valorizzato e nessuno si sentirà costretto a rinunciare alla propria originalità culturale, che va armonizzata con le altre, o in diritto di distruggere quella altrui.

3. RESISTERE ALLA TENTAZIONE DEL POTERE
* Cosa significa vincere la tentazione di Erode? Potrebbe voler dire: coraggiosamente e coerentemente evitare la tentazione del potere e favorire, invece, una logica di donazione e di servizio. Può significare non aspirare mai a ruoli che siano soltanto di fama o di prestigio o garantiscano guadagni e vantaggi economici, e non prometterli ad altri per ottenere voti. La ricerca di occasioni per arricchire provoca violente opposizioni ed impedisce di portare vita e serenità a chi si fida di noi. Su questo punto la Parola di Dio è di una chiarezza impressionante: “L'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali” (1Tim 6,10).

4. SUPERARE L'IPOCRISIA
* È urgente riflettere sulla necessità di contrastare l'ipocrisia di chi fa finta di non sapere come stiano veramente le cose e manipola l'informazione pubblica a proprio vantaggio. L'atteggiamento dei Magi potrebbe costituire un invito a non stancarsi mai di approfondire la verità dei fatti e la valutazione dei comportamenti, a non avere mai paura di spendere risorse per promuovere la cultura e la conoscenza di ciò che veramente vale.
Potrebbe significare anche l'impegno a favorire nelle nostre comunità la scoperta di un senso sempre più vero ed autentico della vita: il porto a cui approdare, la rotta da seguire. Siamo tutti chiamati ad apprezzare il valore di una quotidianità autentica e armonica, e a vincere la tentazione della frammentazione della vita e il fascino della cultura dell'immagine, col prevalere dell'apparire sull'essere, che rende insensibili ai problemi reali.

5. PERSEVERARE FINO ALLA META
* Abbiamo sottolineato, nell'episodio che ci guida in queste riflessioni, quanto sia stato importante per quei sapienti perseverare anche quando tutto si fa più oscuro. Nell'esperienza di chiunque si impegni per il vero bene degli altri arriva il momento in cui il buio, la fatica, l'incomprensione rischiano di far sentire inutile ogni sforzo e sembrano rendere infruttuoso il proprio lavoro.
Quello è il momento della perseveranza, del sapere andare avanti, costi quel che costi, anche a rischio di perdere voti in futuro, per la fedeltà alla propria coscienza, memori dei valori che sono all'origine del proprio impegno politico, nella certezza che verrà il momento in cui apparirà chiaro cosa ci ha spinto a non arrenderci. Alla fine l'aver preferito la logica della perseveranza nel servizio a quella dello scoraggiamento e della rassegnazione lascerà il segno nelle nostre comunità civiche.

6. LA FAMIGLIA E I PICCOLI
* Quando finalmente i Magi arrivarono alla meta trovarono un bambino in seno ad una famiglia. Impegnarsi per il vero bene dei nostri Comuni significa porre particolare attenzione nel valorizzare la famiglia fondata sul matrimonio, nell'elaborare provvedimenti ed iniziative che la difendano e la agevolino nel suo ruolo di cellula fondamentale della società. Vuol dire, quindi, preoccuparsi per quanto possibile che vi siano lavoro e casa per tutti, luoghi di ritrovo per i giovani frequentemente esposti alla tentazione della violenza, dell'alcool e della droga, opportunità di crescita per i ragazzi spesso sbandati, e che i genitori non riescono più ad educare, spazi adatti e sicuri per i bambini, occasioni di amicizia per gli anziani tante volte soli ed abbandonati...
Perché questo si realizzi è necessario impegnarsi a incentivare ogni iniziativa pubblica e privata che porti nuovi posti di lavoro, soprattutto di quello qualificato, promuovere l'edilizia pubblica e convenzionata, facilitare le cooperative di costruzione per creare nuovi alloggi a prezzi accettabili, senza trascurare di favorire iniziative culturali, artistiche, ricreative, sportive perché le famiglie si incontrino serenamente insieme.
È necessario cercare, poi, di prestare particolare attenzione ai più piccoli, agli ultimi, a coloro a cui nessuno pensa, perché soltanto in questa capacità di essere gratuitamente attenti a chi non ha alcuna sicurezza (persone diversamente abili, malati, disoccupati, poveri, immigrati, carcerati…), si evidenzierà la generosità di chi si impegna per la costruzione di una “casa comune”, in cui nessuno si senta straniero e non integrato, ma chiunque sia accolto e possa trovare strutture e servizi dignitosi (mense, dormitori…).
L'impegno rivolto a chi viene da lontano e anche a chi lontano rimane, condannato alla miseria e al sottosviluppo che soffocano i quattro quinti della popolazione mondiale, ci invita a rivolgere lo sguardo alle povertà del mondo in cui viviamo, perché siamo dell'opinione che sia oggi ancor più necessario che nel passato promuovere iniziative per far maturare nei nostri giovani la volontà di rendere l'intero pianeta più giusto e più fraterno.

7. OFFRIRE GRANDI DONI
* Come imitare i Magi nell'offerta dei doni? In quanto credenti, siamo convinti che vita, tempo, talenti, capacità specifiche sono tutti doni ricevuti da elargire, a nostra volta, con generosità e personale disinteresse. Ciò significa favorire un atteggiamento di servizio sollecito e premuroso nel preoccuparsi di tutti coloro che ci vengono affidati, senza trascurare alcuno, senza spadroneggiare su alcuno; trattando con gentilezza e rispetto tutti. Saper rinunciare all'oro, la cui fame insaziabile provoca la miseria di tanti, e metterlo nelle mani materne di chi si occupa dei “piccoli”.
Cercare di onorare chi veramente lo merita senza scendere a compromessi e favoritismi e così tradire l'onestà e la fedeltà alla propria coscienza. Essere donne e uomini concreti e coraggiosi in grado di sporcarsi in prima persona le mani, di soffrire per le mete e i valori che si prefiggono, nell'attenzione a tutte le dimensioni dell'uomo, senza trascurarne alcuna. Chi assume questo stile di dono gratuito di sé fa esperienza che esso non rende più amara e triste la vita, ma al contrario le conferisce il suo gusto pieno e la rende veramente bella.

8. PERCORRERE NUOVE STRADE
* Occorre saper prendere nuove strade: pensiamo sia necessario individuare strategie e progetti diversi da quelli che abbiamo forse criticato, quando non avevamo ancora alcuna autorità diretta, ricordandoci che le strade diverse non vanno soltanto intraprese, ma percorse fino alla fine. Solo quando sarà chiaro che ce l'abbiamo messa tutta, avremo reso onore a quanti ci hanno votato e, se credenti, risposto a Colui che ci ha affidato questa missione, attraverso la designazione della volontà popolare.

Abbiamo tracciato un percorso completo sull'impegno civile di tutti e sul servizio “politico” al bene comune? Crediamo di no.
Tante altre e molto importanti sono le cose che stanno a cuore alla comunità cristiana, per il bene di tutta la comunità civile. Ma in questa “lettera” ci siamo limitati a toccare i temi che riguardano l'amministrazione delle nostre Città. Non abbiamo toccato altri temi di grande rilievo umano e sociale anche se li riteniamo importanti, perché non riguardano le responsabilità di cittadini e amministratori locali in quanto tali.
Abbiamo fatto solo un bel discorso? Speriamo di no.
Anzi, dobbiamo tutti fare attenzione a non accontentarci dei soli bei discorsi.
Ai futuri amministratori diciamo: non illudeteci con grandi programmi che non potrete realizzare. Impegnatevi a promuovere quanto sinceramente vi è possibile, mostrando quale sia la vostra visione progettuale complessiva, in vista di un globale sviluppo del territorio in cui viviamo, attraverso un'amministrazione trasparente e partecipata, sempre in grado di dar conto del perché delle proprie scelte.
Ai cittadini delle nostre Città diciamo: sta a cuore a tutti che i nostri Comuni risplendano come una stella, che siano ambienti umanamente validi, belli, salutari, puliti, dignitosi, in cui servizi sempre più efficienti siano a disposizione delle persone.
Ci interessa che le nostre comunità diventino sempre più luminose e accoglienti, perché ricche di valori, di solidarietà, di rispetto, di sicurezza, di dialogo sincero, e che possano offrire un modello a quanti, non solo nella nostra nazione, cercano di rinnovare la società e di renderla migliore, all'alba di questo nuovo millennio, nonostante tutto.
Il quadro che abbiamo delineato, sia per i cittadini sia per i futuri responsabili della pubblica amministrazione, è forse alquanto ideale e potrebbe sembrare presuntuoso e ingenuamente esigente.
Come cristiani sappiamo quanto sia radicata in tutti la forza del male e la schiavitù dell'egoismo. Tuttavia la nostra fede ci impedisce di disperare. Invochiamo per noi stessi e per tutti il dono abbondante dello Spirito di Gesù che renda possibile ciò che non è alla portata delle nostre forze e dei nostri buoni propositi.
Vi assicuriamo la nostra simpatia, la stima e la gratitudine per la dedizione al bene comune, la nostra collaborazione e, in quanto credenti, anche la nostra preghiera.
Il Consiglio Pastorale della Diocesi di Livorno

Servire il bene comune. Lettera ai cittadini e ai candidati
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