Settimana sociale di Bologna (2004)
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Politica e Poteri. Intervento di Lucia Fronza Crepaz

Alla radice delle grandi domande rivolte alla politica oggi (dalla crisi del welfare, all'ingiusta distribuzione dei beni), è possibile scorgere un elemento che le accomuna tutte: la mancanza di comunione tra gli uomini. Ed il pensiero va all'appello del Papa per una spiritualità di comunione (Novo Millennio Ineunte) come cifra distintiva dell'esperienza cristiana di questo millennio.
La potenzialità della risposta che siamo in grado di offrire come movimenti ecclesiali, e che ci pare ancora non del tutto esplorata, sta esattamente in questa “capacità di comunità”.

La scelta di costruire comunità non ci allontana dagli interrogativi che oggi pone la storia e non ci isola dalle sue fratture, ma è per noi il retroterra sostanziale e imprescindibile di ogni possibile risposta.

E' il nostro comporre una società plurale in se stessa - segno e prodromo di un progetto aperto a tutti – che ha davvero senso, un senso ultimo e pieno. Il resto, si potrebbe dire semplificando, non è che una conseguenza.
In termini politici, questa esperienza come si potrebbe tradurre in proposte specifiche?

Si tratta anzitutto di uomini e donne che si sono riscoperti soggetti - e non oggetti - dentro le situazioni della propria storia personale e collettiva e, guardando fuori di sé con energia rinnovatrice, cercano di tradurre il messaggio evangelico in atti efficaci.

A cambiare sono gli stili di vita e non è raro che le nostre comunità si trovino ad anticipare vie nuove senza attendere la codificazione in legge: la comunità per tanti deboli si trasforma in una solida rete sociale contro le disuguaglianze, al di là della crisi del welfare; la scelta di una crescita sostenibile precede ciò che il protocollo di Kyoto non ha saputo ancora produrre; il principio della destinazione universale dei beni non si ferma sulla soglia del mercato, ma orienta alla redistribuzione ben prima e ben oltre i meccanismi statali (vedi il progetto di una economia di comunione nella libertà).

Un altro tratto caratteristico è l'internazionalità. Le nostre comunità formano reti transculturali, in cui l'habitus è quello della mondialità, nelle relazioni tra i membri, come nelle strutture di governo. L'apertura è a 360° e la diversità è vissuta non come conflitto, ma come ricchezza.

Oggi il passo che ci attende è quello di renderci conto della potenzialità politica di queste esperienze, distillarne una specifica elaborazione culturale da offrire come piattaforma di dialogo, per passare insieme dalle good practises, di cui molte volte siamo specialisti, ad una capacità di agire politicamente (a livello partecipativo e a livello istituzionale) per un radicale ripensamento delle categorie della convivenza sociale, sul piano locale, nazionale e internazionale.

Abbiamo vissuto un'esperienza di questo tipo a Stoccarda, in Germania, lo scorso 8 maggio: più di 100 movimenti cattolici ed evangelici, anglicani ed ortodossi, hanno scoperto di avere tra le mani un'enorme risorsa di valore politico per l'integrazione del continente Europa: cittadini già pienamente europei, forti della propria identità spirituale e culturale e allo stesso tempo vincolati dalla fraternità ad ogni uomo e ad ogni popolo della terra.

La seconda idea che vorrei offrire e che rappresenta il cuore e il cardine dell'esperienza specifica del Movimento politico per l'unità, che rappresento: la fraternità universale.

Perché la fraternità? Tra le mille ragioni che è possibile accampare, sarebbe sufficiente la prima: se gli uomini si scoprono fratelli, non può non sorgere la nostalgia del Padre…

Quella fraternità che la pratica politica, ma anche gli studi politologici, reclamano con insistenza, diventa, lo stiamo sperimentando in tutto il mondo, principio e luogo di incontro per tutti, legame di quel nuovo patto fondativo su cui costituire e ricostituire ogni giorno la nostra convivenza, prima dell'affermazione delle legittime distinzioni culturali e delle appartenenze partitiche.
Ci pare di poter dire che la chiave di volta che può sostenere la speranza del Terzo Millennio, dopo i secoli dell'affermazione della libertà e dell'uguaglianza, sia proprio il “terzo principio”, quello più impegnativo e per questo accantonato, perché chiama in causa le relazioni tra gli uomini ad un livello originario e fondamentale, caratteristico della civiltà portata dal cristianesimo.
Ben più della solidarietà, infatti, solo la fraternità universale è in grado oggi di chiarire qual è il soggetto politico sul quale è necessario rifondare la politica in tutte le sue diverse espressioni: l'intera comunità umana. Le conseguenze sono ricchissime, sul piano dei contenuti, ma anche del metodo democratico e dei fini del progetto politico per poter comporre insieme, al più presto, quella famiglia di uomini e popoli che è nel disegno di Dio.
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Presidente Movimento Politico per l'Unità

Politica e Poteri. Intervento di Lucia Fronza Crepaz
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