Settimana sociale di Bologna (2004)
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Sintesi degli interventi

Sintesi degli interventi

Tre valori per la democrazia. "Grandi questioni morali per le quali l'interrogazione di coscienza è momento di indispensabile ponderazione per la maturazione della volontà libera dei cittadini dovrebbero sollecitare il ricorso a consultazioni popolari mediante referendum consultivi e propositivi, da introdurre accanto alle tipologie previste nella Costituzione vigente". Così FRANCESCO PAOLO CASAVOLA, già presidente della Corte Costituzionale, nella prolusione di apertura alla 44ª Settimana Sociale dei cattolici italiani.

"In una democrazia rappresentativa – ha spiegato il relatore – non può non essere il Parlamento, quando vi si conduce una leale competizione tra maggioranza e opposizione, il luogo della più alta visibilità di coscienza. Tutte le volte che deliberazioni debbono essere assunte in materia che toccano valori etici prima che politici e che interpellano la coscienza personale prima e più che l'appartenenza di partito – ha aggiunto – dovrebbero essere liberi i parlamentari di operare secondo coscienza".

Solo se la democrazia, è infatti la tesi di fondo di Casavola, "saprà dimostrare di essere la forma politica di organizzazione del mondo ispirata a preservare, nel tragico disordine contemporaneo, i valori della vita, della cultura e della coscienza dell'uomo, forse alla generazione vivente sarà lecito nutrire ancora grandi speranze e trasmetterle con fiducia a quelle che verranno". "Mai come in questo passaggio di secolo – ha fatto notare il relatore – la democrazia appare, nelle sue diverse tipologie costituzionali, vulnerabile e inclinante verso oligarchie, strutturate in poteri anche non politici, economici, sociali, mediatici, o verso governi personali. La democrazia non sopravvisse alla città antica, potrebbe non sopravvivere alla nazione moderna".

Di qui la necessità, secondo il giurista, di "ancorare" la democrazia attuale a tre "valori imperituri" (vita, cultura, coscienza umana) che "la salvino anche nei grandi scenari della deterritorializzazione del potere, delle unioni sopranazionali, delle egemonie trasnazionali, insomma di quelle forme inedite che andrà assumendo la globalizzazione, ivi comprese quelle città-mondo, in cui sta andando a concentrarsi metà della popolazione del pianeta, e che fungono da capitali dei mercati globali" .

"IL GOVERNO AI GOVERNATI?". "Il governo ai governati è nelle democrazie contemporanee una metafora ideologica, perché il governo è neppure dei rappresentati, ma della loro maggioranza". Soffermandosi sulla crisi della democrazia attuale, Casavola ha sottolineato che oggi "il principio di maggioranza guadagna una sua assolutezza, dal momento che la consultazione elettorale si risolve in una operazione aritmetica, essendo il voto una unità astratta in cui si traduce la volontà politica del cittadino".

Ma "la logica della maggioranza che si trasfigura a volontà generale non ha nulla a che fare con il governo ai governati", ha ammonito il relatore, secondo il quale "non è per caso che oggi si invochino democrazie governanti, decisioniste, presidenzialiste, non inceppate da opposizioni e controlli parlamentari, né da poteri neutrali i contropoteri". Al contrario, "la rappresentanza democratica, il ceto politico hanno il dovere di educare la società, con l'esempio dei propri comportamenti, intorno al valore e fine ultimo e finale della democrazia, che è quello di garantire l'alternanza delle parti nel potere senza spargimento di sangue": in questa prospettiva, secondo Casavola, "la violenza verbale, la delegittimazione reciproca di maggioranza e opposizione, vanno evitate perché eccitano intolleranza e scontro tra i cittadini".

Nello scenario attuale, in altre parole, "la democrazia classica è resa soccombente dinanzi a un processo di mondializzazione del potere, così come quella contemporanea, nata negli Stati-nazione, è insidiata dalla globalizzazione". Un esempio per tutti: la "sovranazione Europa", che – ha detto il relatore - fa "apparire provinciali le questioni sottese alle riforme delle istituzioni democratiche", mentre contemporaneamente "poteri locali" enfatizzano "fantasiose diversità etniche, minacciando separatismi e secessioni, diffondendo uno spirito di intolleranza razziale nei confronti di immigrati".

"VALORE DELLA VITA" E "CULTURA DELLA PACE". "Una democrazia deve legittimarsi anche nel saper correggere tendenze e comportamenti sociali che attentino al valore della vita", ha detto Casavola. Un altro "valore" che "attraversa oggi ogni strato della società" è la "cultura della pace", di cui la "rappresentanza democratica" deve tenere conto, "se non vuole mancare alla sua legittimazione sostanziale, deve tradurre in decisioni dello Stato la volontà dei cittadini e non l'arbitrio dei governanti. Nel caso della lotta politica, l'idea che si possa e si debba togliere la vita all'avversario, o a chi rappresenta simbolicamente le ragioni opposte alle proprie, va privata di ogni residuale, arcaica e disumana giustificazione e deve essere totalmente criminalizzata".

Quanto alla situazione internazionale, per Casavola "il pericolo è che nell'attuale fase di reattività di frazioni del mondo islamico, si restituisca colpo su colpo. L'atteggiamento della Chiesa cattolica di perseverare nel dialogo e di non disperare della pace anche nelle congiunture tragiche del terrorismo internazionale fondamentalista e della guerra in Iraq dovrebbe poter indicare la rotta, l'unica realistica, per uscire dalla crisi attuale".

"L'ORDINE DELLE PERSONE è il principio regolatore ultimo di ogni vera e compiuta democrazia, al quale ogni altro ordine, l'ordine delle cose, deve essere subordinato". Mons. CARLO CAFFARRA, arcivescovo di Bologna, nel suo saluto ai partecipanti alla Settimana Sociale, ha affrontato il tema della democrazia citando il Vaticano II e la "Veritatis Splendor". In questo senso per "ordine delle persone" occorre intendere "la realizzazione di una società nella quale esistono le condizioni per la persona di fare esperienza del proprio essere umano e di quello degli altri non come esperienze estranee l'una dall'altra o contrarie, ma come di 'altri-se stesso'". Due le realtà che insidiano oggi tale percorso: "La prima è l'alleanza fra democrazia e relativismo etico"; l'altra "è l'incapacità dell'uomo occidentale di coordinare la cura della libertà individuale e la cura della relazione sociale: il bene della libertà col bene dell'umanità condivisa. La democrazia, se non superiamo questa incapacità, rischia di degradarsi a coesistenza di egoismi opposti". Secondo l'arcivescovo di Bologna "abbiamo bisogno di uomini sapienti e competenti" e di un "luogo, creato da tutte le forze associate del laicato cattolico, dove sia possibile offrire un'alta formazione a chi intende impegnarsi nella costruzione" della 'polis'.

UN DOPPIO PARADOSSO. Mons. LORENZO CHIARINELLI, presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali, ha affrontato il tema dei lavori con taglio antropologico. Secondo il prelato vi è un "doppio paradosso" nel rapporto tra cristiani e democrazia. Anzitutto "il cristiano è l'uomo della ulteriorità e del futuro"; "non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura", ha aggiunto l'oratore, citando la Lettera agli Ebrei. D'altro canto "il cristiano è l'uomo del presente storico e della solidarietà umana". Ecco dunque la "sfida paradossale" per i credenti: "Costruire la città dell'uomo, essere dentro la storia e vivere nell'attesa del compimento, consapevoli, però, che il compimento non si dà saltando la storia". Nel suo intervento Chiarinelli ha portato ad esempio alcune figure del cattolicesimo italiano del Novecento – De Gasperi, La Pira, Dossetti - che "nella elaborazione concettuale e nella prassi hanno saputo esemplificare il modo di essere e lo stile del cristiano nel tessuto della società civile e nella vita politica".

"SCEGLIERE" IL MODELLO DI DEMOCRAZIA. In democrazia non c'è "neutralità", ma anzi occorre "scegliere" tra "modelli" di democrazia molto diversi tra loro e spesso in grado di "condizionare la vita di milioni di persone". L'ammonimento è venuto da SERGIO COFFERATI, sindaco di Bologna, che ha salutato gli oltre mille partecipanti alla Settimana Sociale dei cattolici italiani (tra cui, in platea, diversi esponenti politici) sottolineando che l'appuntamento ecclesiale "tocca temi che stanno a cuore alle coscienze, e che riguardano le condizioni materiali e la stessa 'passione' degli uomini e delle donne che vivono qui, come altrove". Nello scenario politico attuale, secondo Cofferati, occorre essenzialmente "scegliere tra due modelli": quello per cui "tutto è disponibile, nulla è certo", che "è un modello spesso privo dei tratti etici necessari" in una democrazia degna di questo nome, e "il modello per cui esistono soglie invalicabili, da non oltrepassare per costruire un futuro migliore per tutti, garantire la dignità della persona e l'esercizio dei diritti individuali e soggettivi, dare corpo a una 'sostenibilità' nel tipo di sviluppo economico che non metta a repentaglio le fasce più deboli".

Scienza e tecnologia, economia e finanza, democrazia e informazione e politica e poteri sono stati temi della seconda e terza giornata della 44ª Settimana Sociale dei cattolici italiani (Bologna, 7-10 ottobre), di cui diamo alcuni "spunti". Il card. RENATO RAFFAELE MARTINO, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace, intervenendo nel dibattito ha annunciato la prossima pubblicazione del Compendio sulla dottrina sociale della Chiesa. Proponiamo una sintesi dei lavori.

Il "primato" della democrazia sulla scienza? "Oggi la scienza è in pericolo", quando il "primato della democrazia" viene interpretato come "tentativo di porre fine alle questioni morali, affidando a delibere parlamentari e referendarie definizioni autoritative di verità scientifiche". Lo ha detto Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica, secondo il quale è urgente "salvare la scienza" combattendo "due nemici mortali, all'interno e all'esterno di essa": il convenzionalismo, che "disgregando il riferimento della scienza alla verità lascia spazio ad un prassismo frenetico e ottuso, dominato solo da una prospettiva di lucro", e l'ingerenza indebita della politica, quando "invece di trattare con gli attori sociali tenta di sindacare sulla scienza come sistema, deformandola negli obiettivi, nelle metodologie e nel linguaggio".

"Sono stanco - ha lamentato D'Agostino a questo proposito - di sentir parlare del divorzio come cessazione degli effetti civili del matrimonio, dell'aborto come 'ivg', del feto come prodotto del concepimento, dell'embrione prima dell'annidamento come pre-embrione, dell'eutanasia come suicidio assistito", e dell'ultimo acronimo utilizzato sempre per il suicidio: "ivs", cioè "interruzione volontaria della sopravvivenza".

"Mistificazioni" sulla procreazione. "Del referendum sulla legge 40 parleremo solo se e come ci sarà, adesso non è all'ordine del giorno". A ribadire la posizione già espressa di recente dal presidente e dal segretario generale della Cei sulla questione del referendum abrogativo in materia di procreazione medicalmente assistita è stato mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo e presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali, nel corso della prima conferenza stampa. "Non vorrei che sul referendum ci fossero in atto mistificazioni", ha detto il vescovo rivendicando la necessità di "fare chiarezza" in una materia così delicata, come si fa con slogan del tipo "guariamo i disabili" o "diamo libertà alla scienza".

Tutte "possibili mistificazioni", quelle in atto, che secondo Chiarinelli nascono anche dalla "bassa cultura scientifica" generale del nostro Paese. Anche i riferimenti fatti da Casavola nella prolusione alla Settimana, ha osservato Chiarinelli rispondendo ad una domanda di un giornalista, possono essere stati vittima di un "cortocircuito", che però non ha provocato alcuno "spiazzamento" tra i vescovi: i passi relativi al referendum, ha precisato il vescovo, "non si riferivano al referendum abrogativo, ma a quello consultivo o propositivo su grandi temi di valenza morale".

In Italia "crisi" di vocazioni politiche. L'Italia è "sterile di vocazioni politiche", ma "senza la politica la crescita sociale, le garanzie di camminare verso la giustizia e la libertà, la partecipazione e il progresso non ci saranno mai". Il grido di allarme è venuto da mons. Chiarinelli, che nella prima conferenza stampa di Bologna ha definito quella attuale "una società dominata dall'autoreferenzialità" e da slogan come "la vita è mia e me la gestisco io", in base ai quali "non si va per sentieri inediti, ma ovvi, scontati, già dati, sicuri".

"Noi vorremmo una società che non fosse un grembo sterile di vocazioni", ha affermato Chiarinelli, che a proposito dell'invito fatto dal Papa ai cattolici affinché tornino all'impegno politico ha ricordato che "la più alta forma di carità cristiana è la carità politica: nella comunità ecclesiale c'è una mancanza di vocazioni non soltanto alla vita religiosa, ma anche alla vita politica". Riguardo alle "modalità" dell'impegno politico cui sono chiamati i credenti, Chiarinelli ha fatto notare che il Papa "non suggerisce forme specifiche di impegno, lasciato alle realtà storiche e contingenti: il fatto, però, che sia tramontata l'unità politica dei cattolici non implica la rinuncia alle attività in questo ambito".

L'europa e la "democrazia economica". "Non avremo una democrazia sostanziale finché non avremmo sciolto i nodi della democrazia economica": Stefano Zamagni, economista dell'Università di Bologna, si è detto preoccupato di "una situazione come quella italiana", che appare come "una società in cui tendono ad aumentare le disuguaglianze" e in cui i cittadini "non dispongono di una reale capacità di scelta". "Siamo entrati nell'era della globalizzazione prima di avere gli strumenti politici e culturali per governarla", ha ammonito l'economista Lorenzo Caselli. Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa, ha invocato "l'originale contributo intellettuale e valoriale che può giungere proprio dai cattolici", mentre Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di scienze politiche all'Università Cattolica di Milano, ha definito le "quattro coordinate della sussidiarietà: orizzontale, verticale, positiva e negativa".

Lo "stile mite" del cristiano. "In un contesto sociale portato ad esasperare le tensioni, ad alimentare le contrapposizioni, in un contesto mondiale segnato dalla violenza, anche di quella che si poteva un tempo ritenere impensata, lo stile mite del cristiano è molto di più che un fatto personale e individuale e acquista valore politico". Lo ha detto Paola Bignardi, presidente dell'Azione Cattolica italiana, aprendo la terza giornata della Settimana. "Inventare una democrazia fraterna, che non smette di proporsi con mitezza": questa la proposta "politica" di Ac, che sulla scorta di La Pira sottolinea che "essere cristiani nella città oggi significa riconoscere con le scelte concrete la dignità e il valore di ogni persona, attraverso un'organizzazione della città che sappia dare una risposta alle domande dei poveri": i vecchi, "per non abbandonarli"; gli immigrati, per dare loro "dignità" senza "discriminazione"; i malati, che "sperimentano il limite, il bisogno, la dipendenza, il dolore"; le donne "alle prese con maternità disperate" e "tutte le persone che vivono senza speranza".

Democrazia e informazione: il "caso" italiano. "Senza informazione non c'è democrazia: questa è una consapevolezza ormai radicata nella coscienza dei popoli. La qualità dell'una agisce direttamente sulla qualità dell'altra". Introducendo la tavola rotonda su "Democrazia e informazione", il direttore di "Avvenire", Dino Boffo, ha sollevato alcune questioni sull'attuale "overdose informativa" cui sono sottoposti i cittadini. Essa, ha osservato, "dà ossigeno alla democrazia? Questa esuberanza di notizie fa crescere i processi democratici oppure finisce per stordire, per alienare le persone? La massa di informazioni cui siamo sottoposti soddisfa il bisogno di notiziabilità o lascia scoperti dei segmenti di umanità e di vita, che per questo finiscono per non esistere?". Il "conflitto di interessi" è "un'anomalia italiana" che costituisce la "debolezza del nostro sistema democratico".

A mettere l'accento sul "caso italiano" che "rischia di contagiare anche altri Paesi", sia pure "in forme diverse", è stato Piero Pisarra, docente di sociologia generale e dei media all'Institut catholique de Paris. Sul "nuovo potere strutturale e pervasivo" dei media si è soffermato Luigi Alici, docente di filosofia morale all'Università di Macerata, che ha citato Soren Kierkegaard per evidenziare i pericoli di un'informazione "fatta col megafono", magari dal "cuoco di bordo", come recita un famoso racconto del filosofo danese. Di fronte alle "forme subdole di banalizzazione" del panorama mediatico, ha concluso Alici, i cattolici sono chiamati a "promuovere un'opera intelligente di educazione, di sensibilizzazione e di vigilanza democratica, adoperandosi in prima persona anche per fare informazione e, se necessario, controinformazione".

La "nuova stagione" del laicato cattolico. "La grandissima maggioranza del mondo cattolico impegnato non ha più l'idea dell'unità politica dei cattolici". A ribadirlo è stato Franco Garelli, docente all'Università di Torino e segretario del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, nel corso della seconda conferenza stampa della Settimana. In un mondo, quale quello attuale, in cui "prevalgono le adesioni senza appartenenza", la "nuova stagione" del laicato cattolico consiste nell'"andare controcorrente tornando ad impegnarsi nei ruoli politici, sociali e istituzionali". "Non c'è solo l'ambito politico, anche mondi come quello dell'economia o della finanza può dare luogo a grosse spaccature nel mondo ecclesiale", ha concluso Garelli, osservando che "la non diaspora dei cattolici non significa che tutte le scelte siano insignificanti in relazione alla fede": di qui la necessità di un "costante monitoraggio dei principi ispiratori nelle scelte pratiche", partendo proprio dalla "sensibilità comune sui valori", tipica del laicato cattolico, che "può essere alla base di un progetto condiviso, su cui poi ognuno opera con la sua autonomia".

"Inaccettabili" metodo e "clima" delle riforme. "Non possiamo accettare, non vogliamo accettare che la nostra Costituzione sia trattata in questo modo dal governo e dalla maggioranza del Parlamento". Franco Pizzetti, docente di diritto costituzionale all'Università di Torino, intervenendo alla tavola rotonda su "Politica e poteri", ha affrontato il tema delle riforme istituzionali in atto in Italia. "Quanto accade – ha affermato - ci impone un atteggiamento di rigetto senza riserve". Secondo il giurista "si sta modificando la Costituzione in un clima di contrattazione permanente all'interno della maggioranza" e "questo metodo, questo clima, questo modo di operare non è accettabile".

L'agenda politica. "Gratuità", "mitezza", "umiltà", "moderazione". Queste alcune qualità essenziali al politico cattolico, secondo l'identikit tracciata da padre Michele Simone, vice-direttore di "Civiltà cattolica", in apertura dell'ultima giornata della 44ª Settimana Sociale dei cattolici italiani "In politica bisogna cercare il successo, la riuscita nei confronti degli avversari – ha affermato Simone – ma il successo non può diventare un fine valido in se stesso, altrimenti si cade nel machiavellismo".

Una "democrazia assediata": con queste parole Giorgio Campanini, docente di storia delle dottrine politiche all'Università di Parma, ha definito la situazione politica attuale, che "deve fare i conti con la stagnazione economica, la minaccia terroristica e il fenomeno dell'invadenza massmediatica".

In tale contesto trovano "terreno di coltura" il populismo, le tentazioni neo-autoritarie, e "la democrazia si trasforma in videocrazia, dove contano più le belle facce dei valori e dei programmi".

"Il debito non schiacci il debitore, l'accesso all'acqua va garantito a tutti, i beni primari non devono mancare a nessuno, lo sviluppo deve essere sostenibile, solo la pace è garanzia per lo sviluppo, l'economia è lo strumento per rimuovere le disuguaglianze". E ancora: "La conoscenza e la cultura sono essenziali per consentire a tutti di capire e di 'prendere parte'; i bambini di tutto il mondo hanno diritto di giocare; va riaffermato un 'no' deciso alla pena di morte e alla tortura". È una vera e propria "agenda politica" quella dettata dal card. Dionigi Tettamanzi nel suo intervento alla Settimana Sociale. L'arcivescovo di Milano ha richiamato i credenti all'impegno nelle realtà secolari: "La fede cristiana non è estranea né separata, tanto meno contrapposta, alle problematiche sociali e politiche. Nello specifico non può essere estranea o indifferente alla questione della democrazia, considerata soprattutto nelle sue basi e nelle sue esigenze propriamente antropologiche".

Il cardinale si è domandato se la "nostra è una vera democrazia, visto che il potere spesso si concentra al di fuori delle istituzioni e nelle mani di poche oligarchie", il cui "interesse non è certo coincidente con il bene comune". E nel riproporre una "fede incarnata nella storia", ha quindi ricordato che la politica deve basarsi sulla "centralità dell'uomo" e deve realizzare una "democrazia partecipativa", basata "su tre valori fondamentali: la solidarietà, la sussidiarietà e la legalità". "

Non ci può essere vera democrazia, se non si riconosce il diritto alla vita di ogni individuo umano", ha ammonito mons. CARLO CAFFARRA, arcivescovo di Bologna, nell'omelia della messa del 10 ottobre in cattedrale: "Solo il rispetto della vita – ha aggiunto – di ogni vita umana e di tutta la vita umana dal concepimento alla morte, può garantire democrazia e pace".

Un laboratorio comune. "Costituire un laboratorio comune di riflessione e di formazione", per "ritrovarsi insieme attorno a specifici progetti condivisi" e per "ricercare sempre più posizioni comuni su questioni pubbliche di grande rilevanza che coinvolgono la tradizione del movimento cattolico, al di là delle diverse appartenenze". È una delle proposte emerse nel corso della 44ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. La "presenza" e l'"ascolto reciproco" tra gruppi, associazioni e movimenti di quella che è stata definita la "galassia" cattolica – ha detto Franco Garelli, docente all'Università di Torino e segretario del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali, tracciando il 10 ottobre le conclusioni dell'appuntamento ecclesiale, cui hanno partecipato 1.200 persone – "costituiscono un elemento di speranza per la comunità ecclesiale e per il bene del Paese", a partire proprio dalle "convergenze nella presenza sociale e nell'impegno politico".
a cura di Gianni Borsa, Michelangelo Bucci,
M.Michela Nicolais e Francesco Zanotti
inviati Sir alla 44ª Settimana Sociale

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