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Edizione on line del 2 dicembre 2004

Statuto regionale, arriva il sì della Consulta

Prudenza e basso profilo nei commenti alle indiscrezioni secondo le quali la Corte Costituzionale si prepara a dare il via libera allo statuto della Regione Toscana. Se così fosse, il primo risultato sarebbe l'aumento del numero dei consiglieri regionali, che passerebbero dagli attuali 50 a 65. Prima di sbilanciarsi, il «palazzo» e gli stessi partiti aspettano però che la sentenza sia depositata, ma già traspare un'evidente soddisfazione trasversale. Lo Statuto, infatti, è stato approvato a larga maggioranza.

Statuto regionale, arriva il sì della Consulta

Prudenza e basso profilo nei commenti alle indiscrezioni secondo le quali la Corte Costituzionale si prepara a dare il via libera allo statuto della Regione Toscana. Se così fosse, il primo risultato sarebbe l'aumento del numero dei consiglieri regionali, che passerebbero dagli attuali 50 a 65. Prima di sbilanciarsi, il «palazzo» e gli stessi partiti aspettano però che la sentenza sia depositata, ma già traspare un'evidente soddisfazione trasversale. Lo Statuto, infatti, è stato approvato a larga maggioranza. «Se la notizia risultasse fondata - dice a caldo un prudente presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini - sarebbe stata vinta una grande battaglia di civiltà». «Non voglio esprimere pareri - dichiara il presidente della commissione Statuto del consiglio regionale, il forzista Piero Pizzi - ma se così fosse, vorrebbe dire che la commissione ha lavorato bene e che la Toscana avrà un ottimo statuto». «Il Governo è stato costretto a questo ricorso - puntualizza il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Dinelli - dalle forzature della maggioranza di centrosinistra sul voto agli immigrati e sulle altre forme di convivenza. La Corte Costituzionale, in base alle indiscrezioni, nella motivazione della sentenza, metterà tante interpretazioni restrittive allo statuto della Regione Toscana».

Nel ricorso alla Consulta il Governo ha puntato l'indice su 11 punti del nuovo Statuto, ritenuti invasivi delle competenze dello Stato. Fra questi, il riconoscimento delle convivenze e «la tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale», elencati fra le «finalità principali» della Regione. Contestato anche il punto in cui fra i «principi generali», la nuova Carta inserisce la promozione «dell'estensione del diritto di voto agli immigrati», specificando che potrà avvenire «nel rispetto dei principi costituzionali».

Se il capogruppo Ds, Paolo Cocchi, parla di «un grande successo per la Toscana», aggiungendo che se lo Statuto venisse promosso «ne uscirebbe confermato il suo ruolo innovativo sul piano dei diritti civili e di cittadinanza», il capogruppo dell'Udc, Marco Carraresi, che al momento del voto sullo Statuto si è astenuto, parla di sentenza «cerchiobottista». «Non è certo un caso - aggiunge - che la Corte non sia entrata nel merito delle due questioni più significative, quella della promozione del diritto di voto agli immigrati e quella del riconoscimento delle altre forme di convivenza». Commento articolato quello del consigliere regionale e segretario toscano di Rifondazione, Mario Ricci. Il Prc, con il Pdci, ha infatti votato contro lo Statuto, perché prevede l'elezione diretta del presidente della Regione. «Però, i punti impugnati dal Governo - ha detto Ricci - per noi pongono la Toscana all'avanguardia sul tema dei diritti. Con una sentenza favorevole della Consulta, perderebbe la visione oscurantista del Governo».

Per il coordinatore regionale della Margherita, Antonello Giacomelli, il via libera della Consulta allo Statuto toscano, «se confermato sarebbe l'ennesima sconfitta per il centralismo del Governo Berlusconi». Anche per il capogruppo dei Verdi in consiglio regionale, Fabio Roggiolani, «il Governo ne uscirebbe sconfitto». «La Consulta - aggiunge Giacomelli - premierebbe i toscani, garantendo loro uno Statuto moderno, avanzato nei principi e nelle tutele dei cittadini». «Lo Statuto toscano - spiega Roggiolani - rappresenta una svolta nelle concessioni di diritti ai gay e agli immigrati. La Toscana è l'apripista per chi vuole un federalismo democratico e solidale».

Con l'entrata in vigore del nuovo Statuto, il numero dei consiglieri regionali toscani passerebbe dagli attuali 50 a 65. Lo stabilisce l'articolo 6 della nuova Carta. L'aumento dei seggi è previsto anche dalla nuova legge elettorale regionale, già approvata, ma che sarà applicabile solo dopo l'entrata in vigore del nuovo Statuto. Lo prevede una disposizione della legge stessa. La nuova normativa sulle elezioni, fra l'altro, non prevede il voto di preferenza. Saranno però determinanti i tempi di pubblicazione della sentenza della Consulta per stabilire se la nuova legge elettorale sarà applicabile già dalle regionali del 2005.

L'aumento di 15 consiglieri regionali previsto dal nuovo Statuto toscano, sotto l'aspetto logistico, costerà dai 400 ai 430 mila euro. È la spesa indicativa del progetto elaborato dall'ufficio provveditorato del Consiglio regionale per l'ampliamento dell'aula consiliare. In base al progetto, le dimensioni dell'aula consiliare passerebbero dai 170 metri quadrati attuali a 205, con 80 postazioni (per consiglieri, assessori, assistenti tecnico-legali), contro le 65 di adesso. Il progetto prevede, tra l'altro, nuovi arredi, nuovi impianti audio-video e l'ampliamento dell'area riservata al pubblico, che potrebbe ospitare 50-55 persone, contro le 15 di oggi. I lavori dovrebbero iniziare dopo l'ultima seduta di questa legislatura, per far sì che la nuova aula sia pronta per la prima seduta della prossima legislatura.

ECCO I PUNTI SOLLEVATI DAL GOVERNO
-Riconoscimento delle coppie di fatto, estensione del diritto di voto agli immigrati, tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Sono tre fra gli 11 undici punti dello Statuto Regionale che il Governo, impugnandolo a inizio agosto, ha ritenuto essere invasivi delle «costituzionali competenze dello Stato». Lo Statuto regionale era stato approvato, con un voto trasversale, un mese prima: il 19 luglio. In aula, si erano espressi a favore Ds, Margherita, Sdi, Verdi, Fi e An. Prc e Pdci avevano votato no (dichiarandosi contrari all'elezione diretta del presidente della giunta) mentre l'Udc si era astenuto. L'Arcigay fu una delle prime associazioni a congratularsi con il consiglio: «la Toscana oggi è una Regione d'Europa». La nuova Carta, infatti, dopo la «tutela e la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio» inserisce fra le «finalità principali» della Regione «il riconoscimento delle altre forme di convivenza», senza specificare che debbano essere formate da persone di sesso diverso. Tra queste c'è anche «la tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico».

Il tema del voto agli stranieri, invece, è inserito fra i “Principi generali”, dove si legge che «la Regione promuove, nel rispetto dei principi costituzionali, l'estensione del diritto di voto agli immigrati». Fra la prima e la seconda lettura della nuova Carta regionale, il consiglio ha approvato anche la nuova legge elettorale che porta da 50 a 65 il numero dei consiglieri (previsione contenuta anche nello Statuto). In più, non prevede il voto di preferenza. La nuova normativa elettorale, però, entrerà in vigore solo con l'entrata in vigore dello Statuto. (ANSA).

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