Vescovi toscani
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Dal n. 12 del 21 marzo 2004

Condanna e verità

Documento dei Vescovi toscani sugli attentati terroristici di giovedì 11 marzo a Madrid e costati la vita ad oltre 200 persone. La Conferenza episcopale invita ad una intelligente e onesta ricerca delle cause del terrorismo senza interpretazioni di comodo.

Documento dei Vescovi toscani sugli attentati terroristici di giovedì 11 marzo a Madrid e costati la vita ad oltre 200 persone.

1. Di fronte alla gravissima strage di Madrid e ai tanti atti di violenza omicida e suicida che insanguinano la Terra Santa e altre nazioni del Medio Oriente e del mondo, ferma e assoluta è, come ha detto Giovanni Paolo II, la condanna del terrorismo, condivisa del resto dalla nostra gente. Almeno su questo – e non è poco – siamo tutti concordi. Semmai, mentre passano i giorni non bisogna dimenticare la pietà e la preghiera per le tantissime vittime innocenti e per le loro famiglie.

2. Fanno paura le dimensioni del terrorismo: le sue menti diaboliche, il fanatismo falsamente religioso e nazionalistico che lo genera e lo alimenta (si pensi a quello che si ispira al fondamentalismo islamico), il potere devastante che possiede a livello mondiale, la sua capacità di colpire in modo tremendo e imprevedibile.

Nessun dubbio che esso vada scovato, combattuto e vinto. Ma perché la sua sconfitta sia facilitata – insieme ad un'azione intelligente, onesta ed efficace di polizia nazionale ed internazionale – è necessaria un'intelligente e onesta ricerca della verità circa le cause che lo hanno scatenato e che favoriscono la sua forza. Questo è il compito della cultura e della politica. Spesso, però, nel campo dell'una e dell'altra non si ama la verità tutta intera, ma si cercano e si danno interpretazioni di parte e di comodo. Il che non aiuta quella strategia anti-terroristica condivisa ed efficace, che invece è del tutto urgente.

3. Dinanzi a fatti e timori così gravi i cristiani possono avere «una marcia in più» se – anche per recare un contributo culturale e politico alla comprensione e alla soluzione dei problemi – sanno fare tesoro del magistero sociale della Chiesa e, prima ancora, degli insegnamenti del Vangelo.

Gesù (Luca 13, 1-9) va alla radice più profonda delle cose e delle vicende umane insegnandoci, in sostanza, che le tragedie del mondo devono spingere tutti a rivedere, cambiare o migliorare mentalità e comportamenti, cioè a convertirsi. È il peccato di tutti e non il fatalismo o la sola iniquità dei malfattori, a causare tanti drammi paurosi della storia. Al tempo stesso la paziente misericordia del Padre dà a tutti il tempo e la grazia di nuove stagioni fruttuose e belle.

Ecco, l'Occidente, che purtroppo spesso dimentica le sue radici cristiane o che nasconde dietro facciate religiose interessi di altra natura, deve fare l'esame di coscienza a tutti i livelli. Non si possono rammentare i sicuri valori e diritti dell'Occidente senza verificare al tempo stesso le sue colpe storiche, le ingiustizie perpetrate o tollerate, le menzogne ideologiche diffuse sulla terra, l'egoismo praticato sul piano della sua politica e della sua economia interna e internazionale, le sue colpevoli divisioni. Non paga, alla fine, mescolare i propri interessi legittimi con interessi di mero dominio. Si deve capire che la guerra, come di continuo ha ripetuto Giovanni Paolo II, non risolve ma complica i problemi e che la forza va usata con saggezza e giustizia. Il regime democratico e lo stato di diritto hanno bisogno anzitutto di basarsi sulla pratica integrale della democrazia e l'osservanza del diritto, e non sulla sola potenza, per essere difesi ed esportati nel mondo. Il «realismo» politico va coniugato con l'etica della giustizia e col diritto internazionale rispettato da tutti. Non si comprende a sufficienza e non si può superare la tragedia del terrorismo senza capire e praticare questi valori. Il terrorismo, pur essendo un crimine esecrabile contro l'umanità e contro Dio, non è l'unico malanno del mondo attuale. Per questo tutti sul piano personale e sociale sono chiamati alla conversione che deve coinvolgere non solo i cristiani ma anche i musulmani, gli ebrei e i seguaci di ogni religione.

4. È necessario che i cattolici si facciano testimoni di questa visione cristiana delle cose in ogni ambito sociale e civile e che portino ovunque il contributo della loro identità e ispirazione evangelica. Di più, in un clima sociale e politico confuso e rissoso, sappiano confrontarsi senza «divorarsi» tra loro. La debolezza della presenza, della cultura e dell'azione sociale e politica di autentica ispirazione cristiana in Europa e nel mondo indebolisce l'«intelligenza» dei fatti, la vittoria sui mali e sulle tragedie e la prospettiva di una civiltà del diritto, dell'unione e dell'amore.

Nelle nostre comunità si cerchi di riflettere, di comunicare e di pregare di più in questo passaggio storico così carico di interrogativi.
I Vescovi della Toscana

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