Vescovi toscani
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I commenti a caldo dei vescovi delle diocesi toscane

I vescovi della Toscana sulla «rinuncia» di Benedetto XVI

La notizia della rinuncia al papato da parte di Benedetto XVI ha colto di sorpresa anche i vescovi toscani. Alcuni hanno sentito il bisogno di scrivere una lettera ai propri fedeli, altri si sono affidati a brevi dichiarazioni. Ecco una sintesi dei loro interventi.

Percorsi: Benedetto XVI - Cet

Card. Betori: «Smarrimento e obbedienza»
«Accoglienza nell’obbedienza per la decisione del Papa come per tutte le decisioni e scelte che egli ha compiuto nel suo ministero petrino, senso di smarrimento proprio nella consapevolezza di quanto questo Papa ha donato alla Chiesa e al mondo in tempi così difficili, in continuità con i suoi predecessori ma anche con accenti originali e di grande profondità culturale e di fede». È questo il primo commento del card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, uno dei cardinali presenti al Concistoro durante il quale Benedetto XVI ha annunciato la sua rinuncia. L’Arcivescovo di Firenze esprime anche «gratitudine per la luce e il vigore con cui ha sostenuto il cammino dei credenti in tempi difficili per la testimonianza del Vangelo ma anche per un magistero che è stato e continuerà ad essere riferimento di principi imprescindibili per l’umanità tutta. Un invito alla preghiera perché il Signore illumini la Chiesa in un passaggio così nuovo per la sua storia nei tempi moderni, e doni ogni consolazione dello spirito al Santo Padre».

Mons. Bianchi: «Un gesto che gli rende onore»
«Trepidazione e commozione davanti a un fatto per il quale il cammino della storia non ci ha reso attrezzati». Queste le prime parole del vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi. «Un gesto come questo, che ci lascia anche inevitabilmente sgomenti, poteva farlo solo una persona di grande forza intellettuale come Joseph Ratzinger e rende onore alla sua evidente statura». Il vescovo di Pistoia sottolinea come «stiamo vivendo, nella Chiesa, stagioni di grandi novità che gli ultimi due pontefici, entrambi stranieri, hanno interpretato e governato con straordinarie capacità di servizio e di testimonianza. Adesso, davanti alle grandi sfide di un futuro già presente, che attengono anche dinamiche antropologiche e interrogano sulla dignità della vita, papa Benedetto ha ritenuto che ci fosse bisogno di maggiore freschezza, anche fisica, nel governo della Chiesa e ha fatto un passo indietro destinato a rimanere nella storia. Alla commozione di queste ore, che certo unisce credenti e non credenti in un contesto autenticamente mondiale, l’intera comunità ecclesiale sa che la risposta giusta abita nella forza della preghiera. La preghiera per Joseph Ratzinger nel giorno della grande scelta, la preghiera per la barca di Pietro nel tempo delle grandi sfide».

Mons. De Vivo: «La barca di Pietro ha un timone forte»
«Il gesto delle dimissioni – scrive il vescovo di Pescia, mons. Giovanni De Vivo – richiama il momento del primo discorso dopo l’elezione: il riconoscimento della sua umile persona.  Cosciente della sua umiltà, della sua pochezza, ma insieme compreso della sua missione e soprattutto dell’amore alla Chiesa». «Quello che in questo pontificato ha spesso scompigliato i suoi critici – prosegue – è stata la grande capacità di usare la ragione per affrontare i problemi. Non poche persone si sono stizzite più che tentare di ragionare. Non pochi sono rimasti disturbati da quel continuo ripetere l’importanza del rapporto ragione-fede». «Le dimissioni del Papa – afferma ancora mons. De Vivo – colpiscono e addolorano per l’affetto e l’amore che nutriamo per lui, ma insieme ci richiamano, in modo forte, che la barca di Pietro ha al timone Gesù Cristo. E fanno veramente sorridere le supposizioni di quanti si rifanno a complotti (proprio un giornale tedesco!) o a dietrologie che sono solo il frutto di menti abituate ad interpretare gli avvenimenti umani sotto il profilo dei libri gialli. Le cose stanno più semplicemente dei pensieri dietro la testa: “per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”».

Mons. Benotto: «Umiltà, verità e amore»
«Siamo rimasti tutti increduli alla notizia delle dimissioni da Vescovo di Roma e Successore di Pietro del Papa Benedetto XVI. Incredulità perché questo annuncio si colloca come fatto inedito nel cammino secolare della Chiesa dopo il “gran rifiuto” di memoria dantesca fatto nel Medio Evo dal Papa San Celestino V». Lo scrive l’arcivescovo di Pisa mons. Giovanni Paolo Benotto in una lettera alla Diocesi. «Papa Benedetto – prosegue l’Arcivescovo – ci ha sorpreso per la sua lucida determinazione, facendoci toccare con mano, come il Concilio Vaticano II, di cui fu testimone, sia stato da lui intimamente assimilato, coniugando insieme novità e continuità, in cui si manifesta soprattutto un amore grande e generoso nei confronti della Chiesa. Non possiamo che essere riconoscenti a questo nostro grande Papa per l’esempio di umiltà, di verità e di amore che ci sta mostrando e che ci dice in maniera chiarissima in che modo siamo tutti chiamati a servire la Chiesa di Cristo. Nessuno può muoversi da padrone; nessuno può accampare privilegi; bensì tutti dobbiamo essere sempre pronti a farci da parte quando ci sia il rischio di rendere più difficile il cammino della Chiesa o quando le nostre forze non siano più all’altezza dei bisogni del momento». Il Papa, nelle parole con cui ha annunciato la sua rinuncia, scrive ancora mons. Benotto, «ha anche chiesto perdono per i suoi difetti. Forse anche noi abbiamo bisogno di chiedere perdono al Signore e al Papa se la nostra preghiera per Lui e per la Chiesa non è stata sempre fervorosa; se i suoi insegnamenti di Maestro nella fede, non sono stati sempre accolti con piena e generosa disponibilità; se magari ci siamo permessi di giudicarlo e di minimizzare la sua azione apostolica; se non gli abbiamo fatto sentire tutto il calore e l’affetto con cui è doveroso sostenere il ministero del Successore di Pietro». Da qui l’invito a tutta la Diocesi «a pregare intensamente lo Spirito Santo perché provveda alla Chiesa universale un nuovo Papa secondo il Cuore di Cristo», approfittando della prossima Quaresima, «tempo di purificazione e di conversione».

Mons. Tardelli: «Un’altissima testimonianza di fede»
«Un’altissima testimonianza di fede: così mons. Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, ha commentato la notizia delle dimissioni del Santo Padre. Come Vescovo, prosegue, «esprimo un profondo dispiacere per questa scelta che comunque comprendo e accolgo come altissima testimonianza di fede. Sento di dover ringraziare infinitamente Papa Benedetto XVI per il suo ministero a nostro favore e a favore del mondo intero». E poi ha invitato «tutta la Chiesa sanminiatese in ogni sua espressione, ad elevare preghiere per lui e per la Chiesa universale. Che il Signore ci doni presto  un nuovo e santo successore dell’apostolo Pietro».

Mons. Simoni: «Decisione non emotiva»
«E' una notizia sorprendente, bisognerebbe dire “incredibile” che, in ogni modo, dopo lo smarrimento iniziale, dobbiamo accogliere con la stessa fede con cui il Papa ha preso questa decisione», ha affermato mons. Gastone Simoni, Vescovo emerito di Prato e delegato della Conferenza episcopale toscana per la cultura e la comunicazione, uno dei primi a commentare pubblicamente la notizia. «Da quello che risulta (come dubitarne?) questa decisione – continua Simoni – non è stata presa sotto la spinta dell’emotività, né di particolari preoccupazioni, ma è una decisione presa alla luce di una grande fede e di un grandissimo amore per la Chiesa». Per il Vescovo emerito di Prato tutto ciò testimonia «la grandezza non soltanto teologica ma anche umana e pastorale del Papa». Simoni conclude: «Benedetto XVI ci affida, con questa sua decisione, uno straordinario esempio di spirito di servizio evangelico, l’opposto del potere non evangelico, esempio che dà a tutti gli uomini di Chiesa ma anche a tutti coloro che hanno responsabilità di natura civile. Ora tutti preghiamo per il Santo Padre e per la Chiesa».

Mons. Agostinelli: «Un gesto profetico»
«Il mio primo pensiero – ha detto il vescovo di Prato mons. Agostinelli – è stato di incredulità, la storia della Chiesa non registra, se non tornando di molto indietro nel tempo, le dimissioni di un Pontefice». «Per me – ha continuato – è stato un momento di smarrimento e rincrescimento per quello sentivo dire dalle agenzie. E devo ammettere anche un momento di solitudine: perdere il Papa è perdere un po’ il punto di riferimento. E questo non vale solo per il mondo cattolico ma per il mondo intero. È stato uno scossone che ha raggiunto tutti, credenti e non. Ci mancherà Benedetto XVI, perché preziosi sono stati gli insegnamenti che ha offerto alla Chiesa e al mondo intero: così chiari, così precisi, così puntuali. La sua capacità di Papa insigne teologo è stata punto di riferimento per il nostro cammino». «Credo che Benedetto XVI – prosegue – abbia condotto saggiamente la Chiesa in questi mari tempestosi che sono il nostro tempo».«Quelle che stiamo vivendo – afferma ancora il vescovo – sono epoche di grandi trasformazioni e la Chiesa è stata chiamata a dire una parola, a riprendere la sua collocazione in un contesto di profondo cambiamento. Credo che Benedetto XVI abbia condotto saggiamente la Chiesa in questi mari tempestosi che sono il nostro tempo». «Il Papa con questa scelta – conclude il vescovo di Prato –  è un esempio di quello che è il nostro dovere, le nostre responsabilità e soprattutto esempio di amore grande nei confronti della Chiesa. Le sue dimissioni vanno lette in ordine all’amore grande verso la Chiesa che Benedetto XVI ci sta testimoniando».

Mons. Borghetti: «Si apre un’orizzonte nuovo»
«Notizie come quella delle dimissioni del Papa, di primo acchito possono generare sgomento nell’umanità, quasi destabilizzare». Lo scrive mons. Guglielmo Borghetti, vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello. «Nell’umana consapevolezza del venir meno delle proprie forze nel guidare la Chiesa – prosegue –, ha preferito lasciare spazio ad energie nuove, più fresche. È un grande atto d’amore per la Chiesa del Signore». Adesso, «sembra aprirsi un orizzonte nuovo, nella Chiesa c’è spazio per la fragilità. Di granitico c’è solo il Vangelo affidato a noi “vasi di creta”. È consolante e foriero di speranza vivere e condividere l’umana debolezza con il Papa, “dolce Cristo in terra” (Santa Caterina da Siena)». «Adesso – scrive ancora mons. Borghetti – non ci resta che assaporare gli ultimi giorni di quello che resterà un pontificato ricchissimo e luminoso». Questo «è tempo di preghiera e di riflessione, è tempo di una grande preghiera ecclesiale appassionata e ricolma di speranza. Dio ha sempre carte da giocare sorprendenti, riesce a spiazzare strategie e piani, sempre stupisce». E conclude con un pensiero a due «figli» della Maremma che avranno un ruolo nella prossima elezione: ilc ard. Angelo Comastri (di Sorano), che parteciperà al Conclave, e mons. Pierluigi Celata (di Pitigliano) che è vicecamerlengo di santa Romana Chiesa.

Mons. Giusti: «Ci lascia una Chiesa più pulita»
«Se sono sorpreso? Penso che abbia sorpreso tutti», ha dichiarato in un’intervista televisiva il vescovo di Livorno Simone Giusti, ricordando però come ne avesse parlato nel libro intervista del 2010. «Sicuramente ci stava pensando da tempo, che però questa scelta fosse ormai maturata e così imminente assolutamente non ci avrei mai pensato. Credo che dobbiamo rispettare la sua decisione e se dopo lunga preghiera sia arrivato a questo  credo che lo abbia fatto a ragion veduta». Che cosa lascia papa Ratzinger? «Una Chiesa molto consapevole della sua fede – risponde il vescovo – Molti discorsi stupendi, e una Chiesa sempre più consapevole e più pulita. È stato un Papa che ha fatto lo spazzino, ha preso la ramazza e ha fatto chiarezza su tanti piani anche su quello morale. Ratzinger ci lascia una sensazione di rigore. Ha fatto piazza pulita e ha portato un grande rigore all’interno della Chiesa».

Mons. Buoncristiani: «Un'ultima efficace testimonianza»
«La notizia della "rinuncia" di Benedetto XVI potrebbe accrescere quel senso di insicurezza che già proviamo per le tante "crisi" di questi nostri giorni. Eppure, ad uno sguardo più profondo, il Papa con il suo gesto lascia un’ultima efficace testimonianza». Lo scrive l'arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino, mons. Antonio Buoncristiani. «In effetti - prosegue -, attraverso i successori di Pietro, il Signore Gesù Cristo non finisce mai di stupire. Dopo aver mostrato in Giovanni Paolo II quanto la fede può rendere grande un’umanità sofferente, in Benedetto XVI Dio offre una sublime testimonianza di umiltà. I cristiani hanno goduto in questi anni della profondità e della chiarezza del suo magistero, guida sicura in un’epoca di grandi cambiamenti ed incertezze».
Ricordando come tutti abbiano «potuto apprezzare la levatura intellettuale di un uomo capace di confrontarsi con vedute di ampio respiro e ineguagliabile acutezza sui temi decisivi del nostro tempo», mons. Buoncristiani conclude: «La sua è una fiducia serena, lontana da ogni ombra di fuga o paura, che incoraggia tutti i credenti a sentirsi sicuri nelle mani del "Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo", e a disporsi in atteggiamento di preghiera verso la "sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice"».

Mons. Santucci: «Un gesto che non ci aspettavamo»
«La notizia - racconta il vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, mons. Giovanni Santucci - giunge improvvisa attraverso la telefonata di un amico: "Il Papa si è dimesso!".  Un senso di smarrimento, di incertezza ti pervade. Il Papa è figura centrale nella vita della Chiesa Cattolica, punto di riferimento sicuro nel cammino della fede, garanzia dell’Apostolicità e della Cattolicità. Mille ricordi e mille pensieri ti affollano la mente. Vuoi saperne di più e ascolti i commenti di tutti: tutti ne parlano perché è un gesto che non ci aspettavamo, del tutto nuovo, coraggioso e generoso di un uomo mite e sensibilissimo come è Benedetto XVI». Ringraziamo il Signore - prosegue il vescovo - per il suo insegnamento, per la testimonianza di dedizione, per la sapienza con cui ha affrontato questioni gravi e difficili, per lo sguardo colmo di speranza con cui ha guidato tutti noi fino a questo anno della fede». Da parte nostra, conclude, invitando tutti alla preghiera, «il gesto onesto e coraggioso del Papa ci sprona a cercare con dedizione il bene della Chiesa».

Mons. Mario Meini: «Grazie, Padre Santo»«Padre santo - scrive in un breve messaggio il vescovo di Fiesole mons. Mario Meini - , innanzitutto grazie a Dio per il dono grande del Suo pontificato, dono prezioso per tutta la Chiesa e per chiunque ha saputo guardare a Lei con animo libero e aperto. Grazie a Lei per il Suo magistero illuminato e chiaro, per aver offerto una guida sicura e serena al nostro itinerario di fede nei sentieri difficili e meravigliosi, anche se talvolta oscuri, delle culture contemporanee. Grazie per la generosità con cui ha servito la Chiesa, affrontando puntualmente tutti i problemi e lasciando a noi una testimonianza stupenda di mitezza e di coraggio. Grazie per il sigillo di umiltà con cui ha voluto concludere il Suo mandato di successore dell’Apostolo Pietro, trasformando la constatazione della inevitabile fragilità della nostra natura in chiara lezione di esperienza umana, che sa accettare se stessa e trasformarsi in dono sublime di amore. Grazie, Padre santo, da tutta la Chiesa fiesolana, che Ella ha conosciuto e amato. Resterà sempre nel nostro cuore - conclude il vescovo - e la accompagneremo ogni giorno con la nostra preghiera».

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