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Palio, l'arcivescovo di Siena a proposito della «cristianità» del Drappellone

La scelta dell'Amministrazione Comunale di Siena di affidare la realizzazione del Drappellone del palio del 2 luglio scorso, dedicato alla Madonna di Provenzano, all'artista libanese Alì Hassoun ha dato vita ad un ampio dibattito che è andato ben oltre le storiche mura della città del palio. A Palio ormai corso, ecco il giudizio sulla vicenda dell'arcivescovo di Siena-Colle Vald'Elsa-Montalcino, mons. Antonio Buoncristiani.

Parole chiave: palio di siena (25)

La scelta dell'Amministrazione Comunale di Siena di affidare la realizzazione del Drappellone del palio del 2 luglio scorso, dedicato alla Madonna di Provenzano, all'artista libanese Alì Hassoun ha dato vita ad un ampio dibattito che è andato ben oltre le storiche mura della città del palio. A Palio ormai corso, ecco il giudizio sulla vicenda dell'arcivescovo di Siena-Colle Vald'Elsa-Montalcino, mons. Antonio Buoncristiani.

In continuità con la tradizione, il Regolamento (1998) del Palio di Siena prescrive che nel Drappellone, quale ne sia il contenuto pittorico affidato alla Committenza e alla fantasia dell'Artista, sia sempre posta in alto l'immagine di Maria Santissima che si venera nella Chiesa di Provenzano (2 luglio) o quella dell'Assunta (16 agosto), proprio a sottolineare l'inscindibile secolare legame di Siena alla Vergine Maria.

A tale proposito ricordo come, già al mio arrivo a Siena nel giugno 2001, i Correttori delle Contrade e molti altri Senesi mi avevano esposto dure critiche per alcune raffigurazioni mariane del passato, interpretate troppo liberamente e senza alcun spirito religioso.

Una dura polemica è poi sorta nel 2002 in seguito ad uno sgradito Drappellone dipinto da Luigi Ontani che, se non si fosse rimediato con una correzione all'ultimo momento, sarebbe stato addirittura volgare e blasfemo. A causa di tale spiacevole esperienza, su precisa domanda, in una intervista di «Canale 3 Toscana» il 16 agosto successivo, rivendicai il diritto dell'Arcivescovo a non accogliere in chiesa opere non rispettose dell'immagine mariana. Anche allora ne scaturì una diatriba nazionale quasi non avessi ancora il debito riguardo alle tradizioni del Palio. L'ironia della sorte ha voluto ora che con il Drappellone «interreligioso» di Alì Hassoun da più parti sia capitato quasi il contrario.

Per spiegare la reale situazione a qualche senese e anzitutto ai non senesi che mi hanno «inondato» di lettere rivolte a chiedermi una «guerra santa» come «uomo virile e non timoroso» (S. Caterina al Papa), è necessario precisare una volta per tutte:

Il Drappellone è un dipinto su seta offerto dal Comune di Siena come ambito premio alla Contrada che vince la corsa. A norma del Regolamento è commissionato dall'Amministrazione Comunale che liberamente si serve di una Commissione giudicatrice che dovrebbe fare riferimento ai destinatari che è il Popolo delle Contrade, l'unico a poter aver voce a proposito.

Dunque si tratta di un oggetto profano che viene trasportato nelle rispettive chiese dove viene esposto assieme a tutte le bandiere delle Contrade, come segno di una festa che ha ancora profonde radici religiose. Non trattandosi di un'Immagine sacra esposta alla venerazione dei fedeli, la più recente (almeno credo) tradizione di «benedirlo» è da intendersi piuttosto come invocazione della Benedizione di Dio, per intercessione della Vergine Maria, sull'intero Popolo delle Contrade che celebrano le loro festività mariane, confermando di considerarsi ancora come «Sena vetus, Civitas Virginis», città della Vergine.

Venendo all'oggetto della recente disputa, preciso subito che il mio personale giudizio, anche se non è stato entusiasta come aveva riportato subito la stampa locale, ne ha riconosciuto immediatamente la gradevolezza del colore e della composizione, apprezzando in particolare il volto della Vergine Maria, «compassionevole» come si deve all'interpretazione della Madonna di Provenzano che è il venerato residuo di una Pietà semidistrutta. Non ero stato in grado di vedere i simboli delle tre Religioni monoteiste sulla corona, e non avevo dato peso alla scritta in arabo avendo letto in precedenza una lunga intervista (credo non casuale) dell'autorevole «Osservatore Romano» in cui Hassoun precisava come l'arte «possa diventare strumento privilegiato per far convivere nel medesimo spazio culture ed espressioni diverse», dunque «un palio di dialogo, di pace, un atto d'amore per la festa e verso la città di Siena».

Solo successivamente ho potuto riflettere sull'equivocità del messaggio religioso che, pur al di là della buona intenzione dell'artista, ne poteva derivare per una comprensione relativista della fede. La Vergine Maria era ebrea ed è oggetto di venerazione anche per l'Islam, ma solo per noi Cristiani è Madre di Dio, avendo dato alla luce, per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo, il Figlio di Dio che con la sua morte e risurrezione ci ha salvato e redento, rivelandoci il volto del Padre, innalzandoci alla natura divina, facendoci suo Corpo vivente nella storia, in attesa dell'eternità che ci riempie di speranza.

Questa è una verità di fede che, pur restando un mistero, non può essere oggetto di dialogo interreligioso, dato che per i Cristiani è fondamento di significato della stessa vita umana. «Il fatto che il relativismo si presenti, all'insegna dell'incontro con le culture, come la vera filosofia dell'umanità, in grado di garantire la tolleranza e la democrazia, conduce a marginalizzare ulteriormente chi si ostina nella difesa dell'identità cristiana e nella sua pretesa di diffondere la verità universale e salvifica di Gesù Cristo» (card. Ratzinger).

Dopo queste considerazioni, mi dispiace concludere che l'effigie posta sul Drappellone di Hassoun, per i simboli aggiunti che la qualificano altrimenti, non rappresenta realmente la Madonna di Provenzano oggetto della devozione secolare senese, anche se è una significativa testimonianza di riverenza alla Vergine Maria, madre del Profeta Gesù, come citata nella sura 19 del Corano.

In tal senso mi permetto di suggerire rispettosamente alla Committenza di servirsi per il futuro di una consulenza adeguata ad evitare spiacevoli equivoci e polemiche dannose all'immagine di Siena e del Palio, nel rispetto dei contenuti della fede cristiana e della religiosità popolare che è la componente che ha permesso alla nostra festa di mantenersi sempre giovane evitando di ridursi ad un fatto folcloristico o ad un mero evento agonistico tra Contrade.

Antonio Buoncristiani
 Arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino

Palio, l'arcivescovo di Siena a proposito della «cristianità» del Drappellone
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Ennio Borghini 10/07/2010 00:00
Qualche secolo fa fu barattato per trenta denari l'Unto del Signore e pensare che l'umanità di oggi sia migliorata è pura follia.Gli antichi romani crearono un impero usando il concetto " Dividi e Impera " e, oggi, c'è chi ha già messo in atto quella realtà. Ennio Borghini
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Carlo G.Rogani 09/07/2010 00:00
Cominciò la polemica “La Padania “ paventando che il drappellone dipinto da Alì Hassoun fosse un tentativo musulmano di “mettere le mani sul Palio” ( La Nazione del 10.06.2010) . Ma si sa ,quelli della Lega Nord hanno l’anti islamismo nel DNA . Poi il 29 giugno ,a festa iniziata ecco la lettera aperta di due senesi , immagino cattolici tradizionalisti , al Vescovo Mons.Buoncristiani con la supplica a non benedire “una immagine che non è cristiana” ,” una Madonna solo madre di un profeta” , “un Palio che ci offende e che pare una vera bestemmia “ . Senza voler giudicare le convinzioni religiose di questi concittadini , mi sembra che si sia perso il senso della misura . Credo sia la prima volta che viene portata una critica teologica sul significato del dipinto sul drappellone . Non va giù a questi signori ,che il pittore sia musulmano e che abbia raffigurato Maria come madre di un profeta insieme ad un guerriero saraceno con tanto di Kefiha che ha ucciso un drago – infedele . Si domandano inoltre se crediamo o meno al fatto che la Madonna sia veramente la madre di Dio o se sia diventato un modo di dire . Domanda retorica , sanno benissimo che la nostra società secolarizzata ha messo in crisi gran parte delle convinzioni e dei dogmi cattolici ; ma allora che facciamo sospendiamo il Palio fino a quando la fede non riavrà il predominio nella coscienza dei contradaioli ? Non credo che il popolo della Selva si sentirà sminuito nel proprio trionfo da una Sura del Corano e da una kefiha dipinti sul Cencio. Naturalmente la risposta della Curia è stata misurata e direi di buon senso . Il Comune nella persona del Sindaco Maurizio Cenni ha precisato giustamente che , nel rispetto dell’iconografia tradizionale , libera è l’interpretazione dell’artista . A questo punto le polemiche dovrebbero essere finite , invece leggo nella cronaca di oggi 8.07.10 che il nostro Arcivescovo è per certi aspetti tornato sulle sue precedenti dichiarazioni ed ha criticato questo drappellone , invitando il Comune a servirsi per il futuro di consulenze più fedeli alla tradizione . Spero che nel rispetto delle reciproche autonomie il Comune ed il magistrato delle Contrade decidano secondo criteri di sana laicità . Per quanto riguarda poi l’estemporaneo intervento del Vescovo di San Marino – Montefeltro Mons. Negri che riferendosi a questo Palio , ha parlato di “triste vicenda “ e della necessità di una “ celebrazione liturgica riparatrice” ; pur nel rispetto dovuto al Monsignore per il suo ministero , vorrei ricordargli due cose : la prima come senese che quando si parla dal di fuori di avvenimenti della portata del Palio di Siena bisognerebbe avere più prudenza e in ogni caso più rispetto . La seconda , nella mia libertà di cristiano , che le crociate sono finite da diversi secoli e che 45 anni fa si è concluso il Concilio Vaticano II° che ha portato una grande ventata di aria fresca nella Chiesa , purtroppo non tutti se ne sono accorti e talvolta remano contro .

Carlo Giuseppe Rogani
Siena

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