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Dal mercoledì santo è nella sale italiane l'atteso film di Mel Gibson sulla Passione di Gesù, campione d'incassi e al centro di polemiche, scatenate soprattutto da alcuni ambienti ebraici per il suo presunto antisemitismo. "Il cinema - spiega in questa intervista don Dario Viganò, presidente della Commissione nazionale valutazione film della Conferenza episcopale italiana - non ha primariamente il compito di restituire o illustrare la storia. Ma a partire da essa, la reinventa, la reinterpreta… a volte la tradisce. Quando si ispira a una vicenda storica, il cinema, con il suo gioco di sguardi e finzione, attua una forza trasfiguratrice di quella vicenda, a partire dall'immaginazione e dal contesto culturale in cui il regista vive». Toscanaoggi lo ha fatto vedere in anteprima ad un noto biblista, don Carlo Bazzi, e al nostro critico cinematografico Francesco Mininni. Ecco il loro giudizio...

The Passion, un atto di intensa devozione

La recensione di Francesco Mininni

Un soldato romano apre il costato di Gesù morto e un'onda di spruzzi luminosi e soavi lo investe. Egli depone la lancia e cade in ginocchio beneficato da una grazia inattesa: dalla morte scaturisce la pienezza della vita. È il tornante del film di Mel Gibson, così necessario e distensivo dopo due ore di violenza ritratta senza veli ed esaltata da un'insistenza senza fine. Il film disperde finalmente nel vento dello Spirito e nella luce del Risorto una tensione ai limiti della sopportazione.
DI CARLO BAZZI

Quella voglia di fuggire dal dolore (di Alberto Migone)

A Mariele Ventre, maestra dell'Antoniano e a Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, sarà intitolata la nuova scuola materna di Betlemme. Costruita sul costone nord della collina dove sorge la Basilica della Natività, si sviluppa su cinque piani. Avrà dieci aule e due spazi giardino. Nei giorni scorsi una delegazione toscana, guidata dal vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza è stata a Betlemme per fare il punto sui lavori...

Dei tre pellegrinaggi più antichi della cristianità, il «Camino» verso Santiago di Compostela, dove è conservato il corpo dell'apostolo Giacomo, è l'unico ancora effettuato prevalentemente a piedi. E' un'esperienza unica come ci confermano queste due testimonianze, una di un sacerdote fiorentino che ha scoperto il «Camino» a 59 anni, ma che l'ha già percorso tre volte, e quella di un «laico» che «ama andare a piedi, non per sport, ma come bisogno esistenziale, spirituale», pur definendosi un non credente. Ecco tutto quello che c'è da sapere sul «Camino».

Sono molte le categorie dei tipi femminili. Considerando il numero consistente di proverbi che il patrimonio sapienziale popolare riserva alla donna e confrontandolo con quello relativamente esiguo che è dedicato agli uomini, si vede che l'attenzione verso i due aspetti dell'umano è sproporzionata. Lasciando a sociologi e moralisti la valutazione del fenomeno, vediamo un altro aspetto di questa minuziosa indagine portata avanti per secoli da un'intelligenza collettiva. Accanto alle regole proverbiali, la lingua mette a disposizione aggettivi o espressioni volti a creare tipologie umane nelle quali è possibile far rientrare i vari modi di essere dell'uomo e della donna, al fine di regolarsi sbrigativamente nei rapporti e nelle varie situazioni della vita: è una brava persona, è uno scavezzacollo, è un povero diavolo, è un velleitario, un buono a nulla. Sono espressioni generiche, di scarso valore scientifico: indicazioni pratiche, utili per regolarsi al momento giusto e poi dimenticarsene.
DI CARLO LAPUCCI

8 marzo, Lettera alla mimosa

In base alla nuova legislazione in materia di assistenza sociale (lg. 328/2000 e successive modificazioni avvenute in seguito alla legge costituzionale 3/2002), ogni regione italiana si deve dotare di un piano sociale regionale, nel quale prevedere gli obiettivi di politica sociale, l'assetto dei servizi e quantificare gli investimenti economici destinati a finanziare l'intero sistema dei servizi. L'Osservatorio regionale delle povertà Caritas, oltre a raccogliere i dati relativi all'attività dei Centri d'Ascolto attivi sul territorio toscano, si impegna ad approfondire il contenuto del piano sociale per dar voce ai poveri e agli ultimi, verificando quindi se la fruibilità dei diritti e dei servizi è garantita a tutte le persone in difficoltà o se sono posti limiti o vincoli che ne impediscono in qualche modo l'accesso.

Sabato 21 febbraio, ore 11. Un anonimo capannone industriale, uno dei tanti nella piana tra Firenze e Prato. Di fronte, il casello autostradale di Calenzano e il nuovo centro commerciale Carrefour. Non lontani altri due «templi» della grande distribuzione, il centro commerciale I Gigli con l'ipermercato Panorama a ovest e l'Ipercoop di Sesto Fiorentino a est. Davanti al capannone, sotto un cielo livido e freddo, una folla compatta di fronte a un nastro tricolore che sbarra l'ingresso. Dentro, l'anonimo capannone rivela la sua anima: è il nuovo magazzino del Banco Alimentare della Toscana.
DI MARCO LAPI

Ci sono i romantici (o meglio le romantiche, visto che le ragazze in questo segmento prevalgono) e i positivi, gli amiconi, i disinteressati e gli impegnati. Sono i giovani tra i 14 e i 18 anni secondo una ricerca condotta dall'Università di Siena e dall'Istituto degli Innocenti, in collaborazione con la Regione Toscana, su un campione di mille ragazzi di 52 Comuni toscani. Al difficile rapporto tra genitori e adolescenti è dedicato l'ultimo libro di Vittorino Andreoli, mentre su questi temi interviene anche il card. Ennio Antonelli nella sua «Lettera alle famiglie» che i sacerdoti stanno distribuendo in diocesi di Firenze durante la benedizione pasquale.

Michele, segni particolari... bravissimo

Diventare grandi tra autonomia e dipendenza

Sintesi della Ricerca «Giovani in Toscana»

Tra gli appuntamenti della Conferenza regionale sull'esclusione sociale c'è la presentazione del Dossier sulle povertà «In ascolto dei bisogni del territorio». Si tratta di una ricerca sociologica curata dall'Osservatorio regionale Caritas, che ha seguito la raccolta e la lettura della grande quantità di dati sui bisogni e sullo stato di povertà delle persone che si rivolgono ai Centri d'ascolto diocesani Caritas della Toscana. Ecco una lettera dei dati.
DI CRISTIANA CIONI