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Confetture sciroppate, olio e vino, aceto balsamico, rubinetti e ricambi per auto, arredamenti e tendaggi, servizi telematici e impianti di riscaldamento: c'era un po' di tutto a rappresentare le aziende che a Loppiano hanno dato vita alla «Prima expo delle aziende italiane di economia di comunione». Si sono ritrovate in 58, nel fine settimana scorso al Terraio del Gen Rosso, ma il numero complessivo delle realtà imprenditoriali che in Italia aderiscono al progetto di Chiara Lubich supera le 250 unità.
Accanto all'esposizione, due giorni di convegno per approfondire e rilanciare l'iniziativa che intende abbinare lo sviluppo dell'impresa con l'attenzione alle persone in difficoltà (a partire dai poveri e dai disoccupati) e alla «cultura del dare».
DI ANDREA FAGIOLI

Leggere del Vaticano II e riscoprire tante vicende successive e tutte toscane. È quello che succede con il Diario del Concilio (Edizioni Dehoniane, pp. 288, euro 25,00) del francescano padre Umberto Betti, che contiene anche il carteggio tra l'autore e il cardinale Ermenegildo Florit. Padre Betti partecipò all'elaborazione di due testi fondamentali del Vaticano II (Dei verbum e Lumen gentium) in qualità di teologo personale dell'arcivescovo di Firenze.
DI ANDREA FAGIOLI

Cacciari: troppe cose del Vaticano II sono rimaste lettera morta

La Regione Toscana, per delineare il sistema toscano di welfare society, ha come obiettivo principale quello di capire le esigenze della popolazione locale e conoscerne le capacità per soddisfarle. Per questo ha promosso, attraverso l'Istituto di ricerche economico-sociali (Irpet) della Regione stessa, un'analisi del concetto di benessere sociale e dei processi che hanno condotto alla formazione dell'attuale livello di sviluppo. L'Irpet ha così pubblicato un Rapporto dal titolo “Benessere e condizioni di vita in Toscana”, fornendo non solo un contributo alla conoscenza delle condizioni di vita in Toscana, ma anche uno strumento operativo capace di evidenziare limiti e potenzialità del modello toscano, in funzione dell'esigenza di migliorare il livello di benessere raggiunto.

Il popolo armeno spetta il triste primato del primo genocidio del XX secolo. La sua pianificazione avviene tra il dicembre del 1914 e il febbraio del 1915 con l'aiuto di consiglieri tedeschi, alleati della Turchia durante la prima guerra. L'obiettivo era quello di risolvere alla radice la questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava all'occidente assorbendo ideali di Stato contrari a quelli nazionalisti, basati sulla omogeneità etnica e religiosa, che ispiravano l'azione di governo dei Giovani Turchi. Il tema è di attualità anche per l'uscita del film «Ararat» e per alcune iniziative della regione Toscana.
DI ANDREA FAGIOLI