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Dal n. 7 del 15 febbraio 2004

Adolescenza, l'età difficile

Ci sono i romantici (o meglio le romantiche, visto che le ragazze in questo segmento prevalgono) e i positivi, gli amiconi, i disinteressati e gli impegnati. Sono i giovani tra i 14 e i 18 anni secondo una ricerca condotta dall'Università di Siena e dall'Istituto degli Innocenti, in collaborazione con la Regione Toscana, su un campione di mille ragazzi di 52 Comuni toscani. Al difficile rapporto tra genitori e adolescenti è dedicato l'ultimo libro di Vittorino Andreoli, mentre su questi temi interviene anche il card. Ennio Antonelli nella sua «Lettera alle famiglie» che i sacerdoti stanno distribuendo in diocesi di Firenze durante la benedizione pasquale.

Michele, segni particolari... bravissimo

Diventare grandi tra autonomia e dipendenza

Sintesi della Ricerca «Giovani in Toscana»

Adolescenza, l'età difficile

«Non è possibile che una madre di quarant'anni la pensi esattamente come una figlia di diciassette e se davvero, prendendosi per mano e magari abbigliandosi allo stesso modo, affermassero che il loro è un caso felice perché la pensano nell'identica maniera, si può essere certi che una delle due sarebbe da curare. I mondi generazionali hanno a dividerli scarti abissali e sono patetici sia il giovanilismo dei padri che affermano di essere degli amici per i figli, sia la maturazione precoce di quei figli che ammirano i propri padri e ne scimmiottano le affermazioni». Sono alcune delle sagge considerazioni di Vittorino Andreoli in apertura del suo ultimo volume, Lettera a un adolescente (Rizzoli, pp. 144, euro 9,50).

Andreoli, da un po' di tempo prestigioso collaboratore di «Avvenire», vive e lavora tra gli adolescenti. Del loro comportamente è osservatore attento e studioso appassionato. Con la saggezza e l'entusiasmo dei suoi anni si rivolge in questo libro agli adolescenti nella forma più immediata, quella della lettera: «Carissimo, è bene ti dica subito che sono vecchio, faccio parte non solo della categoria dei padri ma anche di quella dei nonni». Un vecchio, dunque, ma «convinto che non sia accettabile il mutismo tra generazioni». Da qui l'autentica ricetta per un corretto rapporto genitori-figli e viceversa: «I sentimenti devono persistere intatti persino nella contrapposizione “violenta” delle idee. E ciò dovrebbe valere sempre, in ogni relazione umana e particolarmente in quella genitori e figli. Se un padre si trova di fronte a un comportamento del figlio adolescente che non approva, anzi che ritiene contrario ai principi che hanno informato la sua vita (e speriamo che sia stato coerente), deve mostrare il suo disappunto, il suo dissenso, ma deve anche aggiungere: “Ricordati tuttavia che qualsiasi cosa tu faccia, qui ci sono sempre tuo padre e tua madre che ti vogliono bene”. Due generazioni non possono condividere gli identici schemi esistenziali o i gusti imposti dalle mode dei tempi, ma il dissenso non può in alcun modo alterare il legame d'amore, che tra un padre e un figlio non può venire meno».

L'adolescenza, spiega Andreoli, è un qualcosa di unico, eppure non è difficile farsi prendere dal panico della metamorfosi. «Non credere tuttavia che la necessità del cambiamento sia esclusiva della tua età – dice lo psicologo al suo ipotetico giovane lettore –: ti posso garantire che persino la mia, l'età della vecchiaia, è un divenire continuo. Altrettanto difficile».

Gli ultimi suggerimenti partono da quello più alto: il «sacro che porta a Dio». «Io non ce l'ho, un dio o Dio, ma lo cerco – scrive Andreoli – e, credimi, è bellissimo anche soltanto cercare... È straordinario avere qualcosa a che fare con questo Dio, noto oppure ignoto. È un mistero, qualcosa che non conosci ma che senti. C'è e non sai perché e come. E allora cercalo, dappertutto, non importa se lo troverai, essenziale per vivere è seguire il sacro e cercare una risposta. Allora il mondo non avrà confini di tempo e di spazio». E ancora: «Ricordati di criticare tuo padre e tua madre, di difendere i tuoi diritti, compreso quello del rischio e dell'errore. Ma amali sempre». Infine: «Non buttarti via, non farti del male perché, così facendo, colpisci il mondo intero. Non ti appartieni, sei. Sei come è il mondo attorno a te. Sei mistero, e nel mistero del tuo esserci forse vali più di quanto tu immagini».
A.F.

Antonelli: offriamo alternative al computer e al cellulare
Una lettera per invitare i genitori a riscoprire «l'arte di educare»: è il messaggio alle famiglie del cardinale Ennio Antonelli che, in questi giorni, i parroci della diocesi di Firenze distribuiscono durante la benedizione delle case. «Fate sentire ai vostri figli – suggerisce Antonelli – che sono amati e apprezzati». «Sappiate dire sì o no – prosegue l'Arcivescovo – al momento giusto e di comune accordo tra voi. Motivate i divieti; correggete cercando di persuadere. Evitate l'autoritarismo, che crea i ribelli e i pusillanimi, e il permissivismo, che crea i deboli e gli egoisti».

Eminenza, nella sua lettera si sofferma, in particolare, su quella «età di passaggio» che è l'adolescenza: quale atteggiamento devono tenere le famiglie con i figli adolescenti?

«Mi soffermo sull'adolescenza, ma prima ancora sull'infanzia, età importantissima in cui si plasma il primo abbozzo della personalità con le sue inclinazioni e i suoi atteggiamenti fondamentali. Quanto all'adolescenza, età della ricerca di autonomia e di una più vasta esperienza, i genitori devono continuare ad essere vicini ai figli, ma in modo diverso. Devono dare loro fiducia, ma anche sapersi opporre alle loro idee e scelte sbagliate e soprattutto cercare di capire le motivazioni profonde dei loro comportamenti. È necessario che ciò avvenga in un dialogo quotidiano basato sull'affetto e sulla ragionevolezza».

Nel suo messaggio cita il motorino o il cellulare, che per il ragazzo sono simboli di scoperta di un mondo più ampio ma che a volte diventano nelle famiglie anche oggetto di litigi. Quanto e come è giusto concedere ai figli?

«Non è possibile indicare regole valide per tutti; bisogna valutare ogni situazione con intelligenza in vista del vero bene dei ragazzi. In generale direi che occorre educarli a servirsi del motorino, del cellulare e del computer senza diventarne schiavi e perciò con sobrietà. Il ricorso esagerato a questi strumenti potrebbe indicare il bisogno di uscire da una certa solitudine affettiva ed esistenziale. Bisogna perciò offrire ai figli la possibilità di relazioni umane significative dentro e fuori la famiglia».
R.B.

Così gli adolescenti in Toscana
Ci sono i romantici (o meglio le romantiche, visto che le ragazze in questo segmento prevalgono) e i positivi, gli amiconi, i disinteressati e gli impegnati. Sono i giovani tra i 14 e i 18 anni secondo una ricerca condotta dall'Università di Siena e dall'Istituto degli Innocenti, in collaborazione con la Regione Toscana, su un campione di mille ragazzi di 52 Comuni toscani.

• Le romantiche
Non hanno il computer, non utilizzano internet. Non leggono i quotidiani, non vanno a teatro, non vanno allo stadio, non escono neppure con gruppi di amici ma preferiscono trascorrere il loro tempo libero con il fidanzato o la fidanzata, l'amico o l'amica del cuore. Sono il 15%.

• Le positive
Pongono lo studio al primo posto, il divertimento al secondo, la vita confortevole al terzo e la politica al quarto. Sono di nuovo più le ragazze che i ragazzi. Considerano importanti valori come la solidarietà, l'uguaglianza sociale e l'amicizia. Non badano molto al vestire. Raramente leggono i giornali. Sono il 27%.

• Gli amiconi
Loro un modem ed un pc in genere lo hanno: utilizzano internet per navigare e chattare. Pongono il divertimento al primo posto, i soldi al secondo, lo studio al terzo. Vanno allo stadio (con frequenze diverse), guardano la tv e frequentano gli amici, che vengono prima anche della ragazzo o del ragazzo. Vestono con abiti di marca. Sono il 26%.

• I disinteressati
Anche loro vestono con abiti di marca. Non frequentano mai i musei, non vanno mai a teatro, non leggono mai i quotidiani, non leggono mai i libri. Mettono soldi, successo personale e divertimento al primo posto,uguaglianza sociale e solidarietà al quarto. Ritengono la Chiesa poco affidabile. Sono il 12%.

• Gli impegnati
Per questi adolescenti uguaglianza sociale e solidarietà sono più importanti del successo personale, che pongono nella scala di valori al terzo posto (al primo la politica). Hanno un modem ed un pc. Vanno ai concerti una o due volte al mese, leggono libri tutti i giorni, frequentano i musei, leggono i quotidiani, vanno a teatro. Sono il 20%.

Uno studente su quattro non arriva al diploma
Uno studente su quattro in Italia non arriva al diploma di scuola media superiore. Stando ai dati forniti dal Ministero sulla dispersione scolastica, conquista infatti il «pezzo di carta» il 72-73% dei ragazzi 18-19enni. Nel quinquennio delle scuole superiori i ragazzi che hanno abbandonato gli studi strada facendo sono 240 mila, una cifra che in percentuale ci penalizza nei confronti degli altri Paesi europei. Per il resto, per tutta la durata della scuola dell'obbligo i tassi di dispersione scolastica sono in Italia quasi irrilevanti: nelle scuole elementari il tasso di scolarizzazione sfiora il 100% con una dispersione dello 0,08%. Alle medie la scolarizzazione si attesta al 99,23% con un coefficiente di dispersione dello 0,37%.

I ventenni di oggi: troppo ancorati al presente
Vivono il presente con ottimismo e fanno pochi progetti per il futuro: è una delle caratteristiche dei giovani maschi ventenni di cui si è occupata «Famiglia Oggi» (mensile delle Paoline) nel numero di questo mese. Multiformi i contributi, a cominciare dal quadro generale del sociologo Vittorio Filippi. Sono ragazzi solidamente ancorati al presente, dicono i ricercatori Iard Romano e Dipace, e vedono il futuro incerto ma non per forza negativo. Il loro «presentismo» lo si evince pure dal buon uso che fanno del tempo. Il rapporto con i genitori viene trattato dalla coppia di psicopedagogisti Gillini - Zattoni: troppo spesso le relazioni tra le due generazioni in famiglia vengono offuscate dalla visione dei genitori quali persecutori. E' giusto, quindi, trovare la via perché da entrambe le parti vi sia la capacità di comprendere il ruolo di ciascuno. L'età dei ventenni è quella dove si vivono più intensamente amicizia e amore. Della prima ne parla la «gruppoanalista» Cristina Saottini che sottolinea il valore del gruppo di amici in quanto portatore di autostima al singolo individuo. Del secondo argomento se ne occupa Maria Assunta Vicini, psicologa, nell'ampio dossier che mostra una generazione di maschi, iperprotetti dalle madri, tendenti al consumismo anche nelle relazioni amorose e vittime, in questo campo, di insoddisfazione cronica.

Diventare grandi tra autonomia e dipendenza

Card. Antonelli: lettera alle famiglie

Michele, segni particolari... bravissimo

Sintesi della Ricerca «Giovani in Toscana»

Adolescenza, l'età difficile
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