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Dal n. 29 del 28 luglio 2002

Arezzo e i «meloni» in quel di Cortona

L'area in cui sorgeva l'Anfiteatro romano fu a lungo usata nel medioevo come luogo di incontro. Nel 1333 fu venduta al beato Bernardo di Mino Tolomei, fondatore dei Benedettini olivetani, che sulla parte meridionale del manufatto antico fece impostare il monastero oggi sede del Museo archeologico nazionale intitolato a Gaio Cilnio Mecenate. Ed è proprio da qui che può prendere le mosse il nostro itinerario archeologico alla scoperta di Arezzo e dintorni.

Il Museo (tel. 0575-20882), aperto nel 1823 come raccolta di «Storia naturale e Antichità», si è accresciuto nel tempo, sia con l'acquisizione di varie raccolte, poi confluite in quelle della Fraternità dei Laici, che con gli apporti degli scavi ottocenteschi e recenti. Statale dal 1973, è articolato in ventisei sale ed è stato di recente completamente rinnovato. Il piano terreno è ordinato topograficamente mentre in quello superiore si trovano le sezioni speciali (paleontologia, preistoria, numismatica) e le singole collezioni appartenute a cittadini aretini.

A circa due chilometri da Arezzo in direzione della Valtiberina una visita merita il santuario di Castelsecco. Ricoperto dopo gli scavi, ne è visibile solo il poderoso muraglione di sostegno che cinge la collina.

Tra le due «poleis» di Arezzo e Cortona si trova il borgo medievale di Castiglion Fiorentino, di cui sono elequente testimonianza la poderosa cinta muraria e l'imponente impianto fortificato del Cassero. D'obbligo una visita alla Esposizione archeologica in Palazzo Pretorio (tel.—0575-659457) che presenta l'indagine archeologica della cittadella etrusca e illustra la storia del territorio.
Cortona, tra i centri più ricchi di arte e di storia della Toscana, si erge in Valdichiana su una collina isolata a metà strada fra Arezzo e il Lago Trasimeno. Rimangono molti tratti della grande cinta muraria che doveva avere un perimetro di circa due chilometri, risalente forse al V secolo. Rimangono gli avanzi anche di una porta a doppio fornice denominata «Ghibellina», più recente rispetto al circuito delle mura. All'interno della cinta muraria è inglobata la fortezza medicea del Girifalco. Ai piedi della collina su cui sorge la città si trovano cinque tombe di estremo interesse per l'architettura funeraria etrusca. Tre di esse, battezzate «meloni» nel vernacolo locale appartengono all'età arcaica: quella della «Camucia» è la più estesa. Altri due «meloni» arcaici di struttura simile sono visibili in località «Il Sodo».

Riferibili all'età tardo etrusca o ellenistica due costruzioni sepolcrali dette «Tanelle»: la «tanella di Pitagora» e la «tanella Angori».

Tipica di Cortona è la produzione di bronzi figurati tra cui, insieme ai bronzetti di divinità, offerenti e animali, spicca il celebre «lampadario», forse il pezzo più prestigioso conservato nel Museo dell'Accademia etrusca nel Palazzo Casali in piazza Signorelli a Cortona (0575-630415/604744).

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Arezzo e i «meloni» in quel di Cortona
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