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Dal n. 30 del 3 settembre 2006

La giornata per la salvaguardia del creato

Primo settembre. Finite le ferie pesa, prima ancora che la ripresa del lavoro, il ritorno in città caotiche e inquinate. Almeno i più, la natura, l'aria e gli spazi aperti delle vacanze restano solo il ricordo di una parentesi, rigeneratrice quanto si vuole, ma pur sempre parentesi. Quest'anno, però, il primo settembre propone qualcosa di nuovo: la Chiesa italiana celebra la sua prima «Giornata per la salvaguardia del creato».

La giornata per la salvaguardia del creato

di Marco Lapi
Primo settembre. Finite le ferie pesa, prima ancora che la ripresa del lavoro, il ritorno in città caotiche e inquinate. Almeno i più, la natura, l'aria e gli spazi aperti delle vacanze restano solo il ricordo di una parentesi, rigeneratrice quanto si vuole, ma pur sempre parentesi. Quest'anno, però, il primo settembre propone qualcosa di nuovo: la Chiesa italiana celebra la sua prima «Giornata per la salvaguardia del creato». Che vuol essere invito, anzi richiamo forte a porre attenzione a una questione tanto condivisa a parole quanto disattesa nei fatti. Perché la salvaguardia dell'ambiente non è qualcosa che riguarda solo le grandi industrie produttrici di inquinamento, ma ciascuno di noi, responsabili dell'adozione di «stili di vita» tutt'altro che compatibili con gli equilibri ecologici del pianeta.

Per la verità, nella scelta della data da parte del Consiglio permanente della Cei (che ha istituito l'iniziativa nella sessione del gennaio scorso) il ritorno dalle ferie non c'entra, anche se la coincidenza è quantomeno significativa. Il 1° settembre, infatti, altro non è che la data di inizio dell'anno liturgico ortodosso, e fu proprio il patriarca di Costantinopoli Demetrio, predecessore di Bartolomeo, a costituirla ufficialmente come «giornata di preghiera per la salvaguardia dell'ambiente» fin dal 1989 tramite un'enciclica dedicata a questo tema.

L'idea fu poi ripresa nelle assemblee ecumeniche europee di Basilea e soprattutto di Graz, per trovare infine spazio nella «Cartha Oecumenica» firmata nel 2001 dalle Chiese cristiane, a partire dalla loro «comune preoccupazione» per uno sfruttamento dei beni della terra «senza tener conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro limitatezza e senza riguardo per il bene delle generazioni future». Questioni destinate ad avere un'importanza determinante nella prossima assemblea ecumenica europea, in programma a Sibiu (Romania) nel 2007.

Alla prima «Giornata per la salvaguardia del creato» è stato dedicato un sussidio messo a punto dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e dalla commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo. Il documento – reperibile, assieme ad altri testi in materia, nel sito www.chiesacattolica.it – fornisce spunti per l'animazione nonché indicazioni bibliografiche per l'approfondimento. Viene tra l'altro suggerita la possibilità di «dilatare» incontri e iniziative nel corso dell'intero mese di settembre, data anche l'evidente difficoltà di mettere in piedi qualcosa di significativo nei primissimo giorni di ripresa delle attività pastorali dopo la pausa estiva. Ma, riprendendo quanto detto all'inizio, come è altamente significativo che gli ortodossi abbiano voluto dedicare al creato l'inizio del loro anno liturgico, non lo è da meno il fatto che anche altrove si sia voluto in qualche modo «consacrare» ai problemi dell'ambiente il mese che segna l'inizio del nuovo anno sociale.

Per mons. Paolo Tarchi, direttore dell'ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, non c'è niente di «nuovo» nell'attenzione dei cristiani per l'ambiente: «È un tema – sottolinea – che accompagna tutta la storia della Chiesa, perché non si può parlare di redenzione senza mettere a tema la creazione» E poi, aggiunge, non si possono dimenticare esperienze storiche come il monachesimo o il francescanesimo, modello anche per le nostre generazioni. Una sensibilità, quindi, che «certamente abbiamo dentro ma che esigeva di essere messa maggiormente a tema».

La preoccupazione è essenzialmente educativa: «Il titolo stesso del messaggio per questa prima giornata (“Dio pose l'uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”, tratto dalla Genesi), ci riporta alle origini e vuol richiamare questa consapevolezza e l'attenzione delle comunità cristiane alla vita nella sua globalità. Perché c'è indubbiamente una forte attenzione alla vita nelle nostre comunità, ma questa giornata vuole che la si allarghi a tutto il tema della vita, alla vita che ci circonda. Ovviamente nella sua gradualità d'importanza, senza cadere in un biocentrismo che non è nostro, però rimettendo al centro la vita in quanto tale. Inoltre, il fatto che si parli di temi ambientali rimette in moto anche valori come la solidarietà che a volte fanno fatica nel nostro tempo a riemergere: solidarietà riguardo alla vita presente ma soprattutto riguardo alla vita futura, alle nuove generazioni. Uno stile di vita che sia sostenibile nel presente vuol dire solidarietà sopratto per le generazioni future».

Qualcosa, in Italia, si è già mosso. A cominciare dalla diocesi di Bolzano-Bressanone, «appendice» meridionale di quel mondo cristiano e cattolico tedesco che già si è dismostrato sensibile e propositivo su questi problemi. Qualche iniziativa è già stata intrapresa anche a Milano, mentre dal Patriarcato di Venezia viene il lavoro su «stili di vita» e «bilanci di giustizia» guidato da don Gianni Fazzini.

E in Toscana? Qua e là, la proposta della giornata è già stata raccolta. La Comunità di San Leolino, ad esempio, ha promosso per sabato 2 settembre alle ore 17, presso l'oratorio di Sant'Eufrosino a Panzano, un incontro su «Coltivare e custodire il creato: il contributo del turismo», rivolto in particolare «a tutti gli operatori turistici e quanti sono interessati allo sviluppo della vocazione turistica del Chianti», mentre a Vallombrosa il Corpo Forestale dello Stato e la locale Congregazione Monastica Benedettina celebrano assieme la Giornata domenica 3 con inizio alle 15.

Sulla scia dei Forum per l'informazione cattolica promossi a Firenze da Greenaccord sta inoltre nascendo un «Cenacolo ecologico toscano» (nome provvisorio) che vivrà la sua giornata costitutiva domenica 24 settembre a Camaldoli.

L'iniziativa
Camaldoli, sintesi tra ecologia e persona
Esistono luoghi particolari, privilegiati, in cui gli avvenimenti degli uomini, le loro decisioni importanti o semplicemente il loro incontrarsi, hanno propriamente «luogo»: il Monastero di Camaldoli è uno di questi siti eletti, dove si svolgerà, domenica 24 settembre, il primo incontro pubblico del «Cenacolo Ecologico Toscano». Di questa elezione dei luoghi è testimone la storia recente di Camaldoli, quella, in particolare, nella quale prese avvio, nel primissimo dopoguerra, l'eleborazione della Costituzione della Repubblica Italiana, a partire dal contributo che ad essa dette il cosidetto Codice di Camaldoli, frutto del lavoro intellettuale del cattolicesimo impegnato dell'epoca, ed i cui contenuti si ritrovarono anche in quelli della XIX Settimana Sociale dei Cattolici, nell'ottobre 1945, svoltasi tra l'altro in Firenze. È tra le mura di Camaldoli che fu promosso ed instillato il concetto di persona, il cosidetto principio personalistico, all'interno di quella sintesi ideologico-politica (marxista, liberale e cattolica) che i primi articoli della Costituzione Italiana mettono così bene in risalto.

A sessant'anni circa di distanza dalla promulgazione della Costituzione ed a ridosso del recentissimo referendum di riforma costituzionale, che tra l'altro ha riacceso a riguardo interesse e curiosità in parte della popolazione italiana, vogliamo tentare un'analogia, un parallelismo forse un po' forzato ma veritiero nelle sue intenzioni di fondo. Eccolo: come l'elaborazione del pensiero del cattolicesimo militante del primissimo dopoguerra introdusse il personalismo a fondamento dell'architettura ideologico-politica della nascente Repubblica Italiana, nei sui principi fondamentali, così oggi, in un nuovo contesto culturale, completamente mutato, possiamo promuovere la stessa filosofia personalista quale contributo alla struttura ideologica dell'ambientalismo, che noi individuamo come futuro fronte di cogente dibattito politico e di accentuato interesse sociale. Dove prima emergeva la questione sociale, in un'Italia disunita dalla guerra, oggi sembra prevalere una questione ambientale: entrambe possono trovare un punto sintesi ed un punto di partenza nel concetto di persona, così tanto banalizzato, scontato e sottoposto a forme di riduttivismo scientista e di aggressione ideologica pregiudiziale. In questo senso, uno stesso luogo crea una continuità spaziale che si dilata nel tempo; uno spazio che unifica pensiero e storia di questo pensiero, e le persone che prima di noi lo hanno elaborato.

Questa nostra analogia parrà probabilmente troppo azzardata, soprattutto a giuristi o a cultori della storia del diritto, ma ci piace qui allacciare più che altro un legame ideale tra una stessa ispirazione di pensiero, il personalismo appunto, ed il luogo in cui esso fu rielaborato, Camaldoli. Ciò, poi, non toglie un ulteriore possibile interesse che potrà avere, specificatamente, la tematica «ambiente» in ambito costituzionale, ma questo aprirebbe una lunga digressione in merito che qui possiamo solo accennare.

Il nostro è dunque un riferimento lontano nel tempo che non vuole sminuire le innumerevoli altre iniziative camaldolesi che negli anni sono state realizzate: dalle «Settimane Teologiche» alle conferenze su «Ambiente e religione», non prive, evidentemente, di addentellati alla materia «ecologia».

Quello che qui ci preme ribadire è, invece, l'importante spostamento di visione nell'approcciare il rapporto Uomo/Ambiente, che deve divenire o ridivenire, secondo noi, quello della relazione Persona-Ambiente o meglio, in un crescendo di significato, quello di Persona-Terra o di Persona-Creato. La cosidetta eco-filosofia è troppo stretta tra i limiti dell'ecocentrismo, da una parte, e dell'antropocentrismo, dall'altra, nelle versioni debole e forte, ovvero nel suo ecologismo (Deep Ecology) o nel suo ambientalismo (Shallow Ecology).

Recuperare il valore della persona vuol dire dunque recuperare il ruolo ed il posto dell'Uomo nella Natura, innanzitutto nell'unità del suo Io, senza incorrere a derive di tutela antropomorfica degli enti naturali non umani od a ecosofie, che non possono prescindere, inevitabilmente, da un punto di vista che non sia antropocentrico, né tantomeno ricadere in quell'utilitarismo edonistico di radice settecentesca che alcune teorie eco-filosofiche hanno recentemente recuperato.
Lorenzo Orioli

BENEDETTO XVI, APPELLO PER L'AMBIENTE

Charta Oecumenica (22-04-2001)

Energia rinnovabile come scelta etica

L'undicesimo comandamento: «Non avvelenerai né i cieli, né le acque, né la terra» (di FRANCO CARDINI)

La giornata per la salvaguardia del creato
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