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Dalla liberazione di Pisa a quella di Carrara

Parole chiave: stragi naziste (47), resistenza (30), liberazione (36)

di Ennio Cicali

Nell'agosto 1944 il fronte ristagna lungo le rive dell'Arno, Pisa è spaccata letteralmente in due. Dal 17 luglio sono cominciati i duelli di artiglieria tra alleati e tedeschi che, pochi giorni dopo, fanno saltare tutti i ponti e una parte degli argini dell'Arno, ridotto a una trincea. Chi ancora si trova tra le rovine della zona nord, tormentate da continui scontri, è ai limiti della sopravvivenza. Un residuo di speranza è rappresentato dal complesso ospedaliero di S. Chiara di cui è stato ideatore e guida mons. Gabriele Vettori che ha rifiutato di abbandonare i suoi fedeli, nonostante i ripetuti solleciti. Il problema più grosso è quello dell'approvvigionamento alimentare: il comando tedesco ha ordinato il coprifuoco di 22 ore su 24, praticamente si può uscire dall'ospedale solo dalle 10 alle 12. In due ore è pressoché impossibile raggiungere le vicine campagne per avere un po' di cibo, spesso sequestrato dai tedeschi.

La mattina del 2 settembre i primi soldati alleati entrano in Pisa, contemporaneamente ai partigiani della 23ª brigata Garibaldi. Il quadro che si presenta è desolante: la città ha subìto 54 attacchi aerei alleati e quasi la metà delle abitazioni è distrutta; enormi danni hanno riportato gli impianti industriali, l'acquedotto, le condutture del gas a causa delle razzie naziste. La provincia di Pisa è tra le più colpite dalle rappresaglie nazifasciste che si sono abbattute sulla popolazione civile.

Il fronte alleato è in movimento e incalza i tedeschi ormai a ridosso della linea Gotica. Lucca è liberata tra il 4 e il 5 settembre. Nella notte il comitato di liberazione ha ordinato la mobilitazione generale delle forze patriottiche per aggirare la linea di resistenza tedesca e attaccare alle spalle i nazisti. Il 5 settembre, verso mezzogiorno, un reparto della quinta armata americana entra in città. Gli alleati arrivano in una città che, grazie alle imprese delle formazioni partigiane, già si è quasi del tutto liberata dai nazifascisti. Lucca è liberata, ma per altri sette mesi vivrà nel terribile clima della guerra, con il fronte che si è attestato in Garfagnana e in Versilia, a circa 30 chilometri dalla città.

Il 6 settembre entrano in Prato partigiani della brigata «Bogardo Buricchi». Nei giorni precedenti hanno attaccato i tedeschi in ritirata e questi hanno sfogato la loro rabbia sulla città, distruggendo impianti industriali e strutture civili, mostrando fino all'ultimo la loro ferocia. Il giorno della liberazione di Prato, 30 partigiani sono bloccati dai tedeschi, rimasti a Figline di Prato a coprire la ritirata. Ventinove partigiani saranno impiccati.

Pistoia è ridotta a una città fantasma. I terribili bombardamenti alleati, le rappresaglie nazifasciste, la smobilitazione della San Giorgio hanno reso impossibile ogni forma di vita organizzata, la popolazione ha abbandonato quasi del tutto la città. Ponti, strade, installazioni industriali, mulini e altre strutture civili sono distrutte dai tedeschi in ritirata. L'8 settembre formazioni partigiane convergono su Pistoia, scontrandosi con le retroguardie tedesche. Nella tarda mattinata giungono i primi soldati alleati, un reparto di sudafricani. Occorreranno diversi mesi per liberare le zone montane, a ridosso della linea Gotica. Il 1° ottobre '44 i primi reparti alleati arrivano a Cutigliano, si pensa che il peggio sia passato, invece l'avanzata degli angloamericani si arresta. Cutigliano è diviso a metà, da una parte gli alleati, dall'altra i tedeschi. Solo il l5 aprile '45 sarà liberato completamente. Dieci giorni dopo è liberato anche l'Abetone, dove sono rimaste solo due persone, Pietro Petrucci e sua moglie.

Con il territorio diviso dalla Linea Gotica, la provincia di Massa e Carrara rimane per oltre nove mesi un campo di battaglia. I tedeschi ordinano lo sgombero di Massa, sebbene non totalmente, mentre non riescono a evacuare Carrara per la resistenza opposta dalla popolazione.

Tra l'8 e il 9 novembre '44, Carrara è temporaneamente liberata dai partigiani. Dopo avere inutilmente invitato gli alleati (che sostano inattivi sulla Gotica) a occupare Carrara e proseguire oltre, i partigiani devono ritornare sulle posizioni di montagna. Il ripiegamento avviene dopo la conclusione di un accordo che permette la liberazione di 18 ostaggi e impegna i tedeschi a rispettare come zona franca la città che conta in quei giorni oltre 100 mila abitanti a causa della massiccia presenza degli sfollati. Un episodio quasi unico nella storia della guerra in Italia e scarsamente noto.

La città di Massa è praticamente rasa al suolo. L'intera popolazione è provata dalla fame, dall'asprezza degli scontri, dai molti eccidi spaventosi compiuti dai nazifascisti.

Le donne coraggiose della provincia non solo impediscono, con la loro sollevazione a Carrara, la deportazione dell'intera città, ma salvano la popolazione dalla fame. È solo grazie alla loro abnegazione se la parte più povera della provincia riesce a sopravvivere. Migliaia di donne si recano a piedi, portando sacchi o trascinando carretti, attraverso le erte montagne, fino all'Emilia per scambiarvi con farina, legumi e carni secche il sale ricavato dall'acqua marina. Al loro ritorno, esse devono poi superare gli sbarramenti nazifascisti che spesso le depredano di quanto esse sono riuscite a procurarsi. Piero Calamandrei chiamerà queste donne apuane «formiche umane».
Massa è liberata il 10 aprile '45, ma rimarrà sotto il fuoco delle artiglierie tedesche per altri cinque giorni. Il giorno dopo gli alleati entrano in Carrara, nei fatti già occupata dalle formazioni partigiane.

La Toscana è finalmente e completamente libera.

Dalla liberazione di Pisa a quella di Carrara
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