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Dal n. 28 del 18 luglio 2004

Quell'estate che spazzò via le «SS»

Liberata Roma, il 4 giugno 1944, gli alleati riprendono l'avanzata verso il nord Italia. Le formazioni partigiane intensificano le azioni contro le truppe tedesche: il 12 giugno Manciano è liberata dagli americani della V armata, affiancati dai partigiani della zona: la guerra è arrivata in Toscana, se ne andrà solo nell'aprile del '45.
Grosseto è il primo capoluogo di provincia liberato, le formazioni partigiane sono impegnate in difesa dell'acquedotto e del centro assediato dai tedeschi.
DI ENNIO CICALI

Quell'estate che spazzò via le «SS»

di Ennio Cicali
Liberata Roma, il 4 giugno 1944, gli alleati riprendono l'avanzata verso il nord Italia. Le formazioni partigiane intensificano le azioni contro le truppe tedesche: il 12 giugno Manciano è liberata dagli americani della V armata, affiancati dai partigiani della zona: la guerra è arrivata in Toscana, se ne andrà solo nell'aprile del '45.

Grosseto è il primo capoluogo di provincia liberato, le formazioni partigiane sono impegnate in difesa dell'acquedotto e del centro assediato dai tedeschi. Nella mattina del 15 giugno i tedeschi, presi alla sprovvista dal fuoco dei partigiani, oppongono resistenza per più di mezza giornata, poi cominciano ad arrendersi alla spicciolata non ricevendo più rinforzi perché le strade che portano alla città sono bloccate da gruppi armati o battute da armi automatiche. Nel pomeriggio i primi americani entrano a Grosseto, già liberata dai partigiani, una costante destinata a ripetersi spesso in Toscana. Nei vari centri della provincia si continua a combattere. La lotta è particolarmente dura a Monterotondo Marittimo: solo il 28 giugno arrivano gli alleati.

Siena è la prossima tappa degli alleati. La zona della Val d'Orcia è teatro di forti scontri fra i paracadutisti tedeschi e il corpo di spedizione francese. Sostenuti dall'intensa attività dei partigiani i francesi arrivano a Siena all'alba del 3 luglio. Particolari circostanze impediscono ai partigiani di precederli nella liberazione della città e una proposta di insurrezione proposta dall'interno non ha seguito. Il fronte stabilizzatosi a sud della città impedisce l'avvicinamento delle formazioni partigiane a Siena. In queste condizioni l'attacco delle squadre cittadine avrebbe procurato gravi danni alla città.

«Arezzo è stata liberata dai partigiani della XXIII brigata Pio Borri», l'annuncio è dato il 16 luglio da Radio Londra. Quando i primi reparti alleati arrivano in città trovano i posti di blocco partigiani, una linea difensiva a nord dell'abitato, le vie del centro e gli edifici pubblici presidiati, autorità amministrative e di polizia già riattivate dal Cln.

Il 19 luglio, reparti della V armata americana, preceduti dai garibaldini della 3ª brigata «Val di Cecina» entrano in Livorno. Lo spettacolo della città è di estrema desolazione: il porto è completamente bloccato dai rottami e da navi affondate, le banchine non esistono più, gran parte della città è ridotta a un cumulo di macerie, pieno di insidie diaboliche. La «città più minata d'Italia» la definisce il generale Mark Clark. «Livorno era piena di tranelli nuovi – scrive – tutti congegnati con astuzia infernale. Trovammo più di 25 mila di questi odiosi congegni e molti dei nostri ragazzi rimasero uccisi o feriti».
Superata Livorno gli alleati si trovano di fronte alla linea dell'Arno, apprestata dai tedeschi per ritardare l'arrivo alla Linea Gotica che sbarra l'accesso alla valle del Po.

Il mese di luglio a Firenze è stato denso di avvenimenti; l'avvicinarsi delle truppe alleate ha intensificato l'attività dei partigiani, le squadre cittadine disarmano molti fascisti e tedeschi. Sono episodi che suscitano la reazione nazifascista: alle Cascine sono fucilati 17 ostaggi, saranno trovati dopo una decina di anni. Sono uccisi due gappisti, Elio Chianesi e Bruno Fanciullacci, quattro persone sono uccise in piazza Tasso.
Nella notte del 3 agosto '44 i genieri tedeschi fanno brillare le mine, distruggendo tutti i ponti di Firenze. Resta solo il Ponte Vecchio, il ponte favorito del Führer; il prezzo è altissimo: sono distrutti alcuni dei più bei quartieri medioevali, nel vano tentativo di bloccare l'accesso al ponte. Scompaiono via de' Bardi, via Guicciardini, borgo San Jacopo, Por Santa Maria, lungarno Acciaioli, torri e palazzi nelle strade adiacenti sono ridotti a un tragico cumulo di macerie, poi cosparse di mine, alcuni fiorentini ci lasceranno la vita. All'alba del 4 le prime avanguardie sudafricane dell'VIII armata britannica arrivano a Porta Romana. Ad accoglierli, insieme alla popolazione festante, trovano i partigiani delle formazioni scese dai monti e quelli delle squadre di città. Fino al 10 agosto, partigiani e alleati combattono su due fronti: contro i tedeschi appostati sulla riva dell'Arno e i franchi tiratori che dai tetti sparano su tutti, combattenti ma anche civili inermi.

Nelle prime ore dell'11 agosto gli squilli della Martinella, la campana di Palazzo Vecchio, seguiti poco dopo da quella del Bargello, chiamano i fiorentini all'insurrezione. Il centro è occupato dai partigiani, seguiti poco dopo dagli alleati, mentre i tedeschi si attestano sulla linea dei viali. La «battaglia di Firenze» si protrae fino al 20 agosto: da una parte alleati e partigiani, dall'altra le truppe tedeschi e l'insidia dei franchi tiratori.

Il 1° settembre anche Fiesole è liberata dai partigiani; nella notte i tedeschi in ritirata hanno incendiato una notevole quantità di tritolo depositato nelle cantine del seminario, provocandone l'esplosione. È solo grazie alla solidità dell'edificio che circa 300 rifugiati civili si salvano.

Firenzuola, Palazzuolo e Marradi sono gli ultimi centri della provincia fiorentina a essere liberati alla fine di settembre. Fino all'aprile '45 costituiranno l'immediata retrovia della Linea Gotica, che alterna valide ed efficaci difese naturali a fortificazioni, casematte, valli anticarro e zone minate, quelle che per molti anni ancora dopo la fine della guerra faranno ancora molte vittime tra i civili.

Il fronte intanto ristagna lungo le rive dell'Arno e quindi nel cuore di Pisa, spaccata letteralmente in due. Solo nei primi giorni di settembre sarà liberata. Come accadrà per Lucca, Pistoia e Prato.

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