Benedetto XVI

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Il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Brasile, dal 9 al 14 maggio, in occasione della V Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano e dei Caraibi, ha permesso alla Chiesa latinoamericana di vivere giorni di grazia e di giubilo. La presenza del Papa, quale successore di Pietro, ha fatto gustare l'immensa gioia di appartenere alla Chiesa cattolica. La sua parola di padre e maestro è stata come un balsamo che irrobustisce e consola in questo momento “in cui attorno alla nostra fede cattolica sale la nebbia del dubbio, della stanchezza e della difficoltà”.

"Il fossato tra il Nord ed il Sud del mondo è sempre più ampio" e "vaste aree del pianeta vengono ancora depredate da Paesi già ricchi". Lo ha detto il Papa l'8 gennaio parlando agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. L'appuntamento rituale ogni anno assume un particolare rilievo per lo “sguardo” sulla situazione sociale e politica del mondo da parte di un “osservatore” particolare quale è il Pontefice.

"La divina Provvidenza mi ha concesso di compiere, quasi alla fine del mio viaggio, un gesto inizialmente non previsto". Benedetto XVI ha raccontato così, all'udienza del mercoledì nell'Aula Paolo VI, a Roma, quella preghiera silenziosa all'interno della Moschea blu di Istanbul che rimane come un'icona del pellegrinaggio in Turchia, assieme al saluto a mani congiunte con il patriarca Bartolomeo I.

Libertà religiosa e rispetto delle minoranze, dei diritti dell'uomo, dell'ambiente, preservazione dei valori cristiani dell'Europa contro secolarizzazione e nichilismo, pace in Medio Oriente e dialogo interreligioso "autentico e leale" contro "violenza e discriminazione", ulteriore slancio al dialogo ecumenico: sono alcuni degli impegni e dei propositi comuni che devono essere fatti propri da ortodossi e cattolici, su invito di Benedetto XVI e del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, nella loro dichiarazione congiunta a conclusione dell'incontro di oggi, 30 novembre, al Patriarcato di Istanbul. Ecco la nostra diretta sul viaggio del Papa.

Un ponte tra Occidente e Oriente

Benedetto XVI e Bartolomeo I: come Pietro e Andrea

Dichiarazione comune di Benedetto XVI e Bartolomeo I

«Il Papa ha bisogno di essere sostenuto non solo dall'affetto e dalla solidarietà di tutti i cristiani, ma dalla loro preghiera. Dobbiamo credere che è la preghiera che sostiene il mondo, perché solo alla preghiera Gesù ha promesso efficacia. E la nostra preghiera deve ottenere da Dio non tanto che il Papa salvi la propria vita, ma che porti a compimento la propria missione, ossia che si realizzi la motivazione che lo ha spinto ad andare in Turchia». Così padre Serafino Tognetti, successore di don Divo Barsotti, risponde alla domanda se sia giusto pregare per questo viaggio del Papa.
DI ANDREA FAGIOLI

Una visita ricca di gesti simbolici. Pellegrino in Polonia, sulle orme di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI si è fermato a ricordare gli eroi dell'insurrezione del Ghetto e dell'insurrezione di Varsavia del 1944, monumenti della dura storia della capitale polacca. Poi le messe nella piazza Pilsudski e nel parco di Blonie a Cracovia, le visite ai santuari di Jasna Góra a Czestochowa e della Divina Misericordia a Cracovia, l'omaggio alla città natale del suo predecessore, Wadowice, l'ingresso a piedi nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

«Dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore». Con queste parole, un anno fa, il 19 aprile 2005, il neoeletto Benedetto XVI si rivolgeva ai fedeli dalla loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro. Il giorno dopo, 20 aprile, nel primo messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i cardinali elettori, il Papa ha assunto «come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo». Ecco un bilancio di questo suo primo anno di pontificato.